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mercoledì 26 giugno 2024

Here: prime immagini di Tom Hanks e Robin Wright nel nuovo film di Robert Zemeckis... a inquadratura fissa!

Vanity Fair ha pubblicato in esclusiva le prime immagini del film Here, diretto da Robert Zemeckis che vedrà Tom Hanks e Robin Wright protagonisti. Un trio che si riunisce a 30 anni da Forrest Gump.

Ovviamente, essendo un film di Zemeckis, c'è una grande particolarità, il film sarà a inquadratura fissa, un unico punto di vista davanti il quale si muoveranno gli attori e si racconterà la storia di una famiglia nell'arco di 100 anni, tutto racchiuso in circa 104 minuti di film.
Una bella sfida registica, recitativa, e per l'uso degli effetti visivi. Tom Hanks e Robin Wright saranno infatti ringiovaniti digitalmente (ma invecchiati con il trucco) grazie alla collaborazione tra l’azienda di tecnologia AI Metaphysic e l’agenzia hollywoodiana CAA.

Robert Zemeckis ha commentato questa ennesima sfida con gli effetti visivi.

"Per qualche emotivo sono sempre stato etichettato come appassionato di effetti visivi, ma la verità è che li ho sempre usati per sorreggere la storia di un personaggio. Ho sempre fatto numerosissimi tentativi perché credo che il nostro lavoro in quanto registi sia di mostrare agli spettatori cose che non vedono nella vita reale. Il risultato funziona solo perché le interpretazioni sono ottime. Sia Tom che Robin hanno capito subito il compito: “Ok, dobbiamo tornare al passato e mostrare com’eravamo 40-50 anni fa, dobbiamo mostrare l’energia, la postura e alleggerire le nostre voci“."

Here è basato sulla graphic novel di Richard McGuire.

Ecco le immagini.







domenica 4 giugno 2017

Wonder Woman - La Recensione






Il Dc Cinematic Universe sta muovendo i suoi primi passi vero una sua omogeneità, e questo va riconosciuto, con il primo film non incentrato sui due eroi più iconici ed importanti della casa editoriale, Wonder Woman si configura anche come un esperimento, visto che il futuro passa anche per Flash, Cyborg e Aquaman. L'esperimento è riuscito? Parzialmente.

Nata su un'isola di sole donne nascosta al genere umano, cresciuta come una guerriera sotto gli insegnamenti ed i colpi della zia, giunta alla maturità ed ancora in fase di scoperta del suo vero potenziale, Diana, un'amazzone da sempre ribelle, decide di abbandonare casa quando se ne presenta l'occasione, spinta da un senso del dovere, dalla grande curiosità e dal destino. Qui viene il bello, catapultata nella Grande Guerra, sarà una risorsa importantissima per cercare di porre fine al conflitto.

Dopo questa breve pausa per contestualizzare il film, è il momento di arrivare "al succo".
Sono giorni che si rincorrono pareri discordanti, che oscillano tra "boiata" e "miglior film DC", fino al capolavoro, probabilmente la verità come sempre, sta nel mezzo.

Per il ruolo di Diana è stata scelta la bellissima Gal Gadot che ha il pregio di riuscire a guidarci, per tutto il film senza picchi, aiutata anche da Patty Jenkins che si limita al compitino.
La parte tecnica arriva alla sufficienza senza difficoltà e, probabilmente, la cosa più "interessante" è la schitarrata come tema musicale, che svetta sul piattume generale.

E' un film che per tutta la sua durata sa un po' di occasione sprecata, commettendo gli stessi errori di un suo "predecessore", Captain America: Il Primo Vendicatore, cioè un altro origin movie war-based, finendo inevitabilmente per essere giudicato anche per la sua coerenza nell'essere un film di guerra. Nello specifico Wonder Woman non riesce a trovare una sua identità, risultando "pupazzosa" nelle scene di guerra, con brutti fondali, visibilmente artificiali e scene non propriamente credibili, anche al netto della sospensione dell'incredulità che viene posta in azione dallo spettatore.

Gli errori sono più che altro degli scivoloni, come il fronte inespugnabile per un anno intero, composto da una manciata di soldati ed una mitragliatrice, oppure i ruoli assegnati ai personaggi secondari, per comporre quello che nelle intenzioni è un bel team poliedrico e multifunzionale, con un cecchino britannico, un truffatore nordafricano ed un contrabbandiere nativo americano. Il primo non spara, il secondo non truffa ed il terzo non contrabbanda.
Nota positiva è il capitano Steve Trevor, interpretato da Chris Pine, che ha una sua coerenza per tutta a durata del film

Per quanto il film non sia sgradevole, lo si vive sempre con la consapevolezza che, con qualche sforzo in più, il risultato poteva essere indubbiamente migliore. Il cammino del DC Universe, per adesso, continua a riscontrare grandi problemi di identità, con l'ombra ingombrante del Marvel Cinematica Universe, che crea problemi non indifferenti nelle tempistiche. Questa fretta di voler raggiungere i rivali, con l'arrivo della Justice League dopo aver realmente introdotto appena tre degli eroi che la compongono, si sta traducendo in risultati quasi sciatti, visto l'alto potenziale del materiale a disposizione.

Tutto sommato Wonder Woman non è un brutto film, è il migliore tra quelli finora proposti dalla DC, ma la strada verso il successo è ancora lunga.

venerdì 14 novembre 2014

La Spia - A Most Wanted Man - la recensione

Günther Bachmann (Hoffman) è un agente segreto della sezione anti-terrorismo e indaga sulle cellule legate ad Al Qaeda di base ad Amburgo, luogo in cui, ci viene ricordato dalle didascalie a inizio film, Mohamed Atta preparò gli attentati dell'11 settembre.
Aiutato da una giovane avvocato e un banchiere, Günther elabora un intricato piano per avvicinarsi sempre di più a Yssa, apparentemente uno studente di medicina, in realtà un terrorista ricercato e il figlio di un colonnello dell'Armata Rossa.

Adattamento del romanzo Yssa il buono di John Le Carré, La Spia - A Most Wanted Man è uno spy-movie atipico ed estremamente affascinante. Esattamente come accadeva nello splendido La Talpa, il mondo dello spionaggio è rappresentato con un realismo che va a contrapporsi a quella spettacolarità figlia di James Bond e di tutti i suoi eredi più o meno riusciti, nessun  inseguimento sul tetto di un treno, nessuna sparatoria, nessun Martini shakerato, ma tanta burocrazia, interminabili intercettazioni telefoniche, fascicoli da leggere, politici stranieri e non da convincere, in un serratissimo gioco di scacchi che fa della tensione il suo punto forte pur nella sua apparente staticità.
Anton Corbijn ritrae una Amburgo grigia, pessimista, quasi opprimente, ma riesce a conferirle un fascino molto particolare e corrotto, una sorta di Sin City in cui niente è quello che sembra e spie e complotti si annidano ovunque.

In questo scenario la figura pallida e semi-albina di Philip Seymour Hoffman sembra confondersi con il paesaggio e, paradossalmente, spicca su tutto, grazie soprattutto al carisma di questo straordinario attore, qui in una delle sue ultime performance prima della prematura scomparsa, una performance tra le più misurate e intense della sua carriera.
Il resto del cast brilla quasi di luce riflessa: Willem Dafoe è sempre grande, anche in una parte secondaria, Robin Wright e Daniel Brühl che fanno il loro egregiamente. Rachel McAdams invece non è apparsa particolarmente calata nel ruolo, né troppo credibile, mentre la vera sorpresa è stato Grigoriy Dobrygin, bravissimo nei panni non facili di Yssa.

Lontano dai canoni classici dello spy-movie, A Most Wanted Man segue le orme de La Talpa e si dimostra un altro ottimo film, dove la tensione è serrata dall'inizio alla fine e si rimane con il fiato sospeso pur senza vedere mai un filo d'azione.

giovedì 16 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 2

Passato il ciclone Gatsby, oggi è il giorno dei primi film in Concorso e nella sezione Un Certain Regard.

E' proprio dalla sezione parallela che arriva il titolo più atteso della giornata, cioè 'The Bling Ring' di Sofia Coppola, che vede fra i giovani protagonisti anche Emma Watson.

Per questo film la regista ha preso spunto da un articolo apparso su Vanity Fair in cui si raccontava di questo gruppetto di adolescenti di Hollywood talmente affascinati dalle star che sono finiti a entrare e poi svaligiare le ville dei loro idoli, tra le vittime Orlando Bloom, Lindsay Lohan e Paris Hilton, che ha anche prestato la sua casa per le riprese.

La Coppola torna così ad indagare il vuoto degli adolescenti e il vuoto di Hollywood. "Appena ho letto l'articolo ho capito subito che c'era materiale per farne un film, e che qualcuno l'avrebbe fatto, se non mi fossi sbrigata", ha detto la regista in conferenza, "E' una storia estremamente contemporanea, che subisce l'influenza delle moderne tecnologie, dell'arrivo dei social network. Le cose sono molto cambiate da quando ero ragazza io, non c'è più una dimensione privata. I giovani oggi possono sapere anche cosa le star mangiano a colazione, grazie ai moderni strumenti di comunicazione hanno quasi l'impressione di poterle toccare. Questi ragazzi non avevano assolutamente idea di star facendo qualcosa di sbagliato. Non hanno mai pensato a quello che poteva succedere. Hanno perfino pubblicato delle foto su Facebook che provavano la loro colpevolezza. Alcune loro ingenuità abbiamo dovuto toglierle da film perché, paradossalmente, erano troppo assurde per poter risultare credibili". Ma la Coppola precisa che con questo film non vuole farli diventare delle star, "Questo è il motivo per cui ho cambiato i loro nomi, era un modo per evitare che diventassero ancora più celebri, ma anche per proteggerli".
E Emma Watson di questa nuova dimensione ne sa qualcosa. "Tutto evolve così velocemente, subiamo l'impatto delle immagini in maniera molto forte, i giovani si identificano con le star, nella loro testa si costruiscono un'immagine che spesso ha anche poco a che fare con la realtà", ha detto l'attrice, "E' un peccato, tutto ciò ci fa perdere un po' l'innocenza. Spesso le riviste propongono una visione che è molto simile a una caricatura da fumetto. Per il mio personaggio ho lavorato moltissimo. Volevo che fosse credibile. Ho immaginato come poteva essere cresciuta, ho lavorato sull'accento, basandomi sui video di sorveglianza e il materiale che avevo a disposizione".
Il film ha ricevuto applausi alla fine della proiezione e ha divertito, anche se sembra non abbia convinto a pieno lo zoccolo duro della critica.

Presentato, sempre in Un Certain Regard, anche il film 'Fruitvale Station' di Ryan Coogler, con il premio Oscar Octavia Spencer.

Presentato in Concorso invece il nuovo film di François Ozon, 'Jeune & Jolie'. Protagonista la modella francese Marine Vacht (che ha smosso gli ormoni del pubblico maschile).

Il film è suddiviso in quattro stagioni, partendo dall'estate, e ogni stagione è scandita da una canzone in particolare. In queste quattro parti si racconta di una 17enne, una ragazza distaccata e indifferente, si prostituisce per pure scelta. Il film si basa molto sulla sua protagonista, che resta sempre misteriosa ed enigmatica.

François Ozon parla dell'adolescenza e delle ricerche fatte per scrivere questo personaggio. "E' un'età che nei film francesi e non solo in questi, è quasi sempre idealizzata, stilizzata, mentre io ne ho un ricordo doloroso e difficile. La malinconia fa parte dell'adolescenza perché accompagna la perdita delle illusioni dell'infanzia", ha spiegato il regista in conferenza, "Ho parlato con la polizia che si occupa di minori e con uno psicoanalista, più che altro per capire come è cambiato, rispetto ai miei tempi, il rapporto tra sessualità e mezzi di comunicazione". La protagonista, Marine Vacht invece racconta il suo personaggio in modo molto semplice: "Isabelle non si spiega e non si scusa. Semplicemente vive". "Isabelle non è per nulla innocente, è destabilizzante per tutti, come un angelo sterminatore", dice Ozon sul suo personaggio, "Rimanda a ciascuno la sua ipocrisia. L'importante è che resti il mistero. Perché Isabelle si prostituisce? Non lo sapremo mai. Il denaro, che di solito è la molla fondamentale, per lei non è decisivo, in famiglia non le manca nulla. Avrebbe potuto diventare anoressica o drogarsi, perché in realtà sta solo sperimentando, è aperta al mondo, è senza morale. Su di lei non avevo un'idea precostituita e spero che per chi vede il film sia lo stesso, che a nessuno venga voglia di giudicarla".
Il film ha convinto abbastanza.

Aperta oggi anche la Quinzaine des Rèalisateurs con l'atteso film di Ari Folman ('Valzer con Bashir') 'The Congress'. Protagonista Robin Wright nei panni di se stessa. Nel cast anche Harvey Keitel e Paul Giamatti. Il film, liberamente tratto dal romanzo The Futurological Congress di Stanislaw Lem, mescola live action e animazione.

La storia di un'attrice, Robin Wright, non più giovanissima e senza offerte di lavoro che accetta di farsi scannerizzare così che si possa usare la sua immagine all'infinito. Questo rende la vera attrice praticamente inutile e impotente davanti allo sfruttamento della sua immagine.

Il regista ha raccontato come la scelta sia caduta proprio su Robin Wright, quasi un colpo di fulmine. "Ho incontrato Robin a Los Angeles in occasione di una cerimonia. Ricordo di aver passato l'intera serata ad osservarla con attenzione", ha detto Folman, "Era seduta ad un tavolo di fronte al mio ed incarnava perfettamente tutta la bellezza e la fragilità che volevo avesse il mio personaggio. Così, il giorno dopo le ho presentato il progetto, mostrandole anche alcune illustrazioni che erano state realizzate da David Polonsky durante la notte. Robin è rimasta immediatamente conquistata e abbiamo iniziato insieme un lungo viaggio durato ben quattro anni". In generale il film ha convinto a metà ma è un vero e proprio viaggio visivo, passa dall'animazione anni '30 ad una più futuristica, con in mezzo anche scene in live action, e la sequenza di scannerizzazione ha lasciato molti a bocca aperta.



Frra

domenica 8 luglio 2012

'Moneyball - L'Arte di Vincere' - la recensione

Candidato a sei premi Oscar tra cui miglior film e migliore attore protagonista, 'Moneyball - L'Arte di Vincere', uscito in Italia a fine gennaio, è stato uno dei titoli più importanti della passata stagione cinematografica.

Gli Oakland Athletics sono una squadra di baseball che dopo aver perso il post-season l'anno precedente si trova ad affrontare la nuova stagione con un budget molto ridotto e le tre stelle della squadra in partenza verso altri team più prestigiosi. Il general menager, ex giocatore mai esploso, Billy Beane e il suo stretto collaboratore Peter Brand decidono di ricostruire la squadra adottando una nuova linea sul mercato affidandosi cioè alle statistiche e non ai nomi dei giocatori. All'inizio l'esperimento non funziona affatto ma nella seconda parte della stagione porterà la squadra a battere il record di vittorie consecutive nella storia del campionato americano di baseball.

Si parla di sport ma come sempre dietro si nasconde altro perché niente come lo sport è metafora di vita, e soprattutto niente riesce a riscattarti come una vittoria sul campo. Il messaggio del film ci viene trasmesso dalla scommessa che il GM Billy Beane e il suo secondo fanno: puntare sul gruppo può portare più risultati rispetto al puntare sui singoli.

La sceneggiatura è stata scritta e riscritta e alla fine porta la firma di Alan Sorkin e Steve Zaillian - due nomi mica da niente -, scorre alla perfezione, liscia, pulita e senza intoppi, è calibrata e non enfatizza mai, e con lo sport era facile cadere in trucchetti da occhietto lucido. La regia è più che buona, classica, non ha bisogno di salti mortali per rendere la messa in scena. Tutto ruota attorno all'umanissimo personaggio di Billy Beane, magnificamente interpretato da un sempre più convincente Brad Pitt che impressiona per la sua presenza scenica e regala al personaggio una grande profondità, la sua storia passata è appena accennata nel film ma quello che si porta dentro il suo personaggio glilo si legge addosso. Pitt acquista sempre più esperienza grazie anche a delle scelte azzeccate, e nel modo di recitare comincia a ricordare Robert Redford, soprattutto in questo film. Fosse stato per me gli avrei dato l'Oscar senza pensarci. Accanto a Pitt un ottimo Jonah Hill in un ruolo decisamente più maturo delle commedie adolescenziali che ce l'hanno fatto conoscere. Un po' risicato il ruolo di P.Seymour Hoffman che comunque da sicurezza qualsiasi cosa faccia; solo una partecipazione per Robin Wright. Molto bella la colonna sonora.
E' un film sullo sport perciò chi non segue lo sport forse farà un po' di fatica ad avvicinarsi, a capire cosa c'è in ballo e a sentirsi partecipe. Si parla di baseball ma potrebbe essere qualsiasi sport, chi è tifoso vero, chi è solito vivere lo sport sulla pelle verrà trasportato al fianco di Billy Beane, sentirà il suo peso, la sua pressione, capirà il perché dei suoi comportamenti, perchè nello sport, in tutti gli sport, a volte succedono delle cose veramente straordinarie.

Un gran film, uno dei migliori del 2012. Personalmente mi è piaciuto moltissimo, capisco il successo e i riconoscimenti che ha avuto, se li merita tutti.
Per chi se l'è perso al cinema è recentemente uscito in dvd. Da non perdere.



Frra