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sabato 7 settembre 2013

Festival di Venezia - Tutti i vincitori!

Si è appena conclusa la cerimonia di premiazione della 70a edizione del Festival di Venezia. La giuria, composta da Bernardo Bertolucci (presidente), Andrea Arnold, Renato Berta, Carrie Fisher, Martina Gedeck, Jiang Wen, Pablo Larraín, Virginie Ledoyen, Ryuichi Sakamoto, dopo aver visionato tutti i 20 film in concorso ha deciso di assegnare i seguenti premi:

LEONE D'ORO per il miglior film a:
SACRO GRA di Gianfrancesco Rosi (Italia, Francia)

LEONE D'ARGENTO per la migliore regia a:
Alexandros Avranas per il film MISS VIOLENCE (Grecia)

GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:
JIAOYOU di Tsai Ming-liang (Taipei cinese, Francia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:
Themis Panou nel film MISS VIOLENCE di Alexandros Avranas (Grecia)

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:
Elena Cotta nel film VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante (Italia, Svizzera, Francia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore o attrice emergente a:
Tye Sheridan nel film JOE di David Gordon Green (Usa)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:
Steve Coogan e Jeff Pope per il film PHILOMENA di Stephen Frears (Regno Unito)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
DIE FRAU DES POLIZISTEN di Philip Gröning (Germania)


LEONE DEL FUTURO - PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA (LUIGI DE LAURENTIIS) a:
WHITE SHADOW di Noaz Deshe (Italia, Germania, Tanzania)
nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro di Aurelio e Luigi De Laurentiis, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.


Per i Premi Orizzonti, la giuria composta da Paul Schrader (presidente), Catherine Corsini, Leonardo Di Costanzo, Golshifteh Farahani, Frédéric Fonteyne, Kseniya Rappoport, Amr Waked, dopo aver visionato i 31 film in concorso, assegna:

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a:
EASTERN BOYS di Robin Campillo (Francia)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a:
Uberto Pasolini per STILL LIFE (Regno Unito, Italia)

il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a:
RUIN di Michael Cody e Amiel Courtin-Wilson (Australia)

il PREMIO SPECIALE ORIZZONTI PER IL CONTENUTO INNOVATIVO a:
MAHI VA GORBEH di Shahram Mokri (Iran)

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a:
KUSH di Subhashish Bhutiani (India)


PREMI VENEZIA CLASSICI
la Giuria composta da studenti di cinema provenienti da diverse Università italiane: 28 laureandi in Storia del Cinema, indicati dai docenti di 13 DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA a:
DOUBLE PLAY: JAMES BENNING AND RICHARD LINKLATER di Gabe Klinger (Usa, Portogallo, Francia)

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR FILM RESTAURATO a:
LA PROPRIETÁ NON È PIÙ UN FURTO di Elio Petri (Italia, Francia)


EUROPEAN SHORT FILM AWARD 2013 - EFA a:
HOUSES WITH SMALL WINDOWS di Bülent Öztürk (Belgio)


LEONE D’ORO ALLA CARRIERA 2013
William Friedkin

JAEGER-LECOULTRE GLORY TO THE FILMMAKER
Ettore Scola

PREMIO PERSOL
Andrzej Wajda

PREMIO L’ORÉAL PARIS PER IL CINEMA
Eugenia Costantini

giovedì 5 settembre 2013

Festival di Venezia - giorno 9

Ultimo film italiano in Concorso e, novità di quest'anno, è un documentario.

'Sacro GRA' di Gianfranco Rosi è stato accolto da convinti applausi (è stato il film italiano più applaudito) e da qualche fischio da parte della stampa italiana (sempre loro).

Il film è un documentario su personaggi invisibili che abitano nei dintorni del GRA, il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma, cioè la più estesa autostrada urbana d'Italia. Chi sono questi personaggi? ci sono Paolo, nobile piemontese, e sua figlia Amelia, Roberto il barrelliere, Francesco il palmologo che prova a sconfiggere il famigerato punteruolo rosso, Filippo detto "Il Bob De Niro di Nocera", Xsenia il principe, Gaetano attore di fotoromanzi e Cesare l'anguillaro (pesca anguille nel Tevere).

Un film che ha richiesto molto tempo, quasi tre anni di lavorazione e riprese. "Sì, con budget contenuto e con grande paura da parte del produttore che all'inizio talvolta mi chiedeva "Stai girando?" e io rispondevo di sì", ha raccontato il regista Gianfranco Rosi, "In realtà stavo girando intorno al raccordo perché nei primi sei mesi ho preso confidenza con i luoghi e le persone, il tempo necessario per avvicinarsi. Il raccordo è un pretesto narrativo, un luogo privo di identità dove ho trovato tessuti di umanità". 'Sacro GRA' è il primo documentario a partecipare al Concorso del Festival di Venezia. "Ringrazio il direttore Barbera per l’attenzione e il coraggio mostrati avendo messo in Concorso il mio film", ha detto il regista, "Non c’è nessuna differenza tra finzione e documentario, si tratta sempre di drammaturgia e dunque ogni storia ha un suo modo di essere narrata".

Sempre in Concorso, presentato il francese 'La Jalousie', di Philippe Garrel. Con Luis Garrel e Anna Mouglalis.

Storia molto classica, il trentenne Louis (Garrel), attore teatrale, che lascia la moglie per Claudia (Mouglalis), una ex attrice. Innamorati l'uno dell'altra vanno a vivere in una mansarda, in povertà, ma il carattere di Claudia e le continue tentazioni metteranno a dura prova la loro relazione.

La storia di un uomo e una donna insomma. "Comunicare tra uomo e donna è una cosa difficile, e insieme una delle più interessanti di oggi", commenta il regista Philippe Garrel, "L'arte è potersi liberare e darsi allo studio della comunicazione fra uomini e donne, anche se forse sarebbe meglio separare: donne con donne, uomini con uomini. Quando si vive una situazione amorosa non c'è obiettività, ma l'impronta dell'emozione. Forse qui sono un po' cattivo nei confronti delle donne, forse lotto contro la mia misoginia, come tutti gli uomini, e forse qui non sono stato un campione". L'attrice Anna Mouglalis invece parla dell'abbandono, uno dei temi del film: "Nessuno è colpevole, tutti si feriscono reciprocamente in una storia d'amore ma senza farlo apposta". Mentre Luis Garrel ci scherza: "Chi è che non trova colpa nella donna che ti lascia?".
Il film è stato girato in bianco e nero e c'è stato molto spazio per l'improvvisazione. "L'ho fatto in velocità, captando e mettendo insieme tante cose", ha detto il regista.

Ancora Concorso con 'Jiaoyou' ('Stray Dogs'), del regista malese Tsai Ming-liang, già vincitore del Leone d'Oro nel 1994.

La storia di un uomo che con i suoi figli vaga nelle periferie della moderna Taipei, cercando di mantenere insieme la propria famiglia.

"Racconto la storia di un buono a nulla, le uniche presenze nella sua vita sono i suoi due bambini e sullo sfondo c'è una città che è diventata una discarica per cani randagi", ha dichiarato il regista che con la sua telecamera segue il protagonista per 138 minuti con scene piuttosto statiche. "Il mio cinema è così", dice Tsai Ming-liang in conferenza stampa, "vede la macchina da presa seguire un personaggio che poi si trasforma, fa un percorso. E noi riusciamo a vedere questo percorso proprio perché è lento. A volte vorrei essere ancora più lento, per me la lentezza è una cosa molto bella". Questo, come annuncia il regista, potrebbe essere il suo ultimo film: "Non so se questo sarà davvero il mio ultimo film ma un po' ci spero e se dovesse essere così sarei soddisfatto. Però credo nel destino e dunque vedremo".

Fuori Concorso invece è stato presentato 'Wałęsa – Man of Hope', di Andrzej Wajda.

La storia dell'incontro fra Lech Wałęsa, ex presidente polacco e premio Nobel nell'83, con la giornalista Oriana Fallaci, incontro avvenuto nel 1981.
Protagonisti Robert Wieckiewicz nei panni di Wałęsa, e una convincente Maria Rosaria Omaggio in quelli della Fallaci.

"Questo film ha il soggetto più difficile che abbia mai affrontato in 55 anni della mia carriera", ha dichiarato il maestro Andrzej Wajda, "Ho ammirato Wałęsa dal primo momento e questo film si rivolge a tutti, ma soprattutto ai giovani, sperando che possano sentire di nuovoil desiderio di partecipare alla vita politica". E Maria Rosaria Omaggio confessa: "Fin dal mio debutto a 16 anni, quando mi chiedevano chi volessi interpretare rispondevo sempre Oriana Fallaci, perché mi piaceva l’immagine conflittuale e contrastante di questa regina degli opposti: una donna fragile che faceva domande da uomo. E tutte le domande riprese nel film sono esattamente quelle dell’intervista originale con Wałęsa". "L’occasione dell’incontro con la Fallaci fu fondamentale perché venne dato a questo personaggio un punto di vista europeo", conclude il regista, "Ma oggi non serve un altro Walesa: è stato un eroe dei suoi tempi, nessun altro poteva fare quello che fece lui".