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domenica 25 febbraio 2024

SAG Awards 2024 - qualche sorpresa e l'ennesimo trionfo di 'Oppenheimer'

Dopo un periodo piuttosto complicato per il SAG-AFTRA, con i mesi di sciopero che hanno segnato il 2023, si sono svolti questa notte i SAG Awards 2024, i premi del sindacato degli attori. Per la prima volta la cerimonia è andata in onda in streaming su Netflix, dove sarà disponibile per 28 giorni prima di essere rimossa dal catalogo.

I SAG sono premi molto indicativi in ottica Oscar, chi vince il SAG (quasi) sempre vince anche l'Academy Awards. E la serata di ieri ha riservato alcune sorprese interessanti.

A trionfare è, ancora una volta, Oppenheimer, che si è portato a casa il premio per il miglior cast, attore protagonista a Cillian Murphy e attore non protagonista a Robert Downey Jr.. Se per la migliore attrice non protagonista la conferma è Da'Vine Joy Randolph (The Holdovers), ma è nella categoria migliore attrice protagonista la corsa all'Oscar si riapre. Dopo settimane di dominio di Emma Stone, a trionfare ieri è stata Lily Gladstone per Killers of the Flower Moon, che ora diventa la favorita per l'Oscar come migliore attrice. La reazione dell'attrice è stata di genuina sorpresa. La prima nativa americana a vincere questo premio.

Qualche vincitore inatteso anche per le Serie TV, continua il dominio di The Bear e Beef, premiato come cast e nei singoli, mentre Succession si è dovuto "accontentare" solo del premio al miglior cast, mentre migliore attrice in una serie drama è andato alla brava Elizabeth Debicki di The Crown e migliore attore a Pedro Pascal per The Last of Us.

Premio alla carriera per Barbra Streisand.

Qui tutti i vincitori.

Miglior cast d’insieme in un film
Oppenheimer

Migliore attrice in un film
Lily Gladstone, “Killers of the Flower Moon”

Miglior attore in un film
Cillian Murphy, “Oppenheimer”

Migliore attrice non protagonista in un film
Da’vine Joy Randolph, “The Holdovers”

Miglior attore non protagonista in un film
Robert Downey Jr., “Oppenheimer”
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Miglior cast d’insieme in una serie drammatica
Succession

Migliore attrice in una serie drammatica
Elizabeth Debicki, “The Crown”

Miglior attore in una serie drammatica
Pedro Pascal, “The Last of Us”

Miglior cast d’insieme in una serie comica
The Bear

Migliore attrice in una serie comica
Ayo Edebiri, “The Bear”

Miglior attore in una serie comica
Jeremy Allen White, “The Bear”

Miglior attore in una miniserie o film tv
Steven Yeun, “Beef”

Migliore attrice in una miniserie o film tv
Ali Wong, “Beef”

Miglior cast di stunt in un film
Mission: Impossible – Dead Reckoning - Part 1

Miglior cast di stunt in una serie
The Last of Us

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sabato 12 settembre 2020

Tenet - La Recensione

Dopo essere stato rimandato più volte, alla fine arriva a fare da apripista per il rientro in sala post pandemia.
Sembra un po’ il destino, quello che vuole che sia proprio l’ultimo attesissimo film del regista Christopher Nolan a segnare il ritorno del cinema, anche se non proprio ovunque. Un film non solo tanto atteso, ma di cui si è sentito parlare come di una specie di concentrato all’ennesima potenza di tutti i pregi e i difetti di un autore che, nel bene o nel male, ha un’impronta fortissima e che è diventato di culto.
Ma quindi, questo Tenet, è davvero così incomprensibile? E’ il capolavoro di cui tutti parlano? E’ una schifezza?



Non è facile rispondere a nessuna di queste domande.
Siamo sicuramente di fronte a un film molto complesso, prima di tutto a livello di trama: un uomo, probabilmente un agente della CIA, viene contattato da una non ben specificata organizzazione per combattere all’interno di una guerra di cui il mondo non è a conoscenza, ma una guerra talmente letale e distruttiva che l’esistenza stessa e il tempo sono messi a repentaglio. 
E l’unico indizio è una sola parola: Tenet.

Alla fine, se si va alla radice delle cose, il film non è altro che uno spy movie vecchio stampo, di quelli in cui un gruppo di buoni deve salvare il mondo da un gruppo di cattivi della fazione opposta.
Ma è Christopher Nolan e quindi non si può prescindere dall’aspetto più interessante, geniale, mindblowing di tutta la faccenda: il tempo non è lineare, forse è circolare, forse è addirittura palindromo, non può essere cambiato ma in realtà solo cambiandolo si può salvare il mondo. 
La parte migliore del film è sicuramente questa immersione incredibile e a volte confusa in una sceneggiatura dalla struttura insolita, che potrebbe risultare forse familiare ai fan della serie inglese Doctor Who ma che mette a dura prova tutti gli altri. Ci si può discutere per giorni, addirittura per mesi, servono sicuramente più visioni per comprendere tutto pienamente, ma è innegabile che l’intera operazione abbia in sé un magnetismo quasi magico da cui è difficile staccarsi. 
In questo è il film più nolaniano della filmografia di Nolan.
Eppure siamo molto lontani dalla perfezione e non si può certo definire Tenet il miglior film del regista. Da un punto di vista puramente tecnico siamo di fronte all’apoteosi del mezzo cinematografico e la storia è una droga che ci spinge a volerne sempre di più: se da un lato si sfidano le leggi della Fisica, dall'altro lo spettatore ignaro attende, in punta di poltroncina, e si fa travolgere da una colonna sonora (stavolta non affidata allo storico collaboratore Hans Zimmer, impegnato nella composizione del Dune di Villeneuve, ma bensì Ludwig Göransson, che ne segue magnificamente le orme, ma non stupisce, perché a tratti ne ricalca totalmente lo stile) incalzante e ben studiata e a delle sequenze al cardiopalma. Dispiace che al centro di questo meccanismo ben oleato, non venga conservato un pochino di spazio per una tridimensionalità dei personaggi "alla Inception", con un cuore, un vissuto ed un'umanità che il Protagonista ( John David Washington, figlio di Denzel) ed i suoi collaboratori non svelano. Questo è un peccato, perché ad esempio il personaggio interpretato dal sempre ottimo Robert Pattinson lascia intuire un potenziale enorme; il risultato è un coinvolgimento sempre e solo cerebrale dello spettatore.
In questo film mancano il cuore, l'anima.

Probabilmente non era nelle intenzioni di Nolan, perciò forse va anche bene così, tutto dipende da cosa si cerca dall’esperienza cinematografica.



Chiara&Francesca