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venerdì 25 marzo 2022

Licorice Pizza - la recensione

Torna Paul Thomas Anderson e ritorna in grande stile, portandoci nella scintillante San Ferdinando Valley degli anni 70.
Gary (Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour Hoffman) conosce Alana (Alana Haim) al liceo, mentre lei è insieme a suo padre per scattare delle foto. Gary si innamora immediatamente e la invita ad uscire, ma Alana, pur accettando, non sembra intenzionata a portare la relazione oltre l'amicizia, anche a causa della differenza di età che li separa (lei ha 25 anni, mentre lui 15).


A livello visivo è tutto meraviglioso, Anderson conosce bene la zona e dirige con un'amore e una passione papabili, con colori e grana della pellicola che richiamano anche ai film di quel periodo e che prendono lo spettatore e letteralmente lo gettano dentro quegli anni. Gli scenari suburbani, un po' underground, la fanno da padrone e i costumi sono perfetti nel restituire quello spirito.

I due protagonisti hanno una chimica che si percepisce fin da subito e sono loro a tirare avanti il film, nonostante ci siano un gran numero di personaggi bizzarri che gli ruotano intorno, interpretati anche da grandi attori come Sean Penn e Bradley Cooper, ma alla fine sono sempre i due ragazzi a rubare la scena con la loro ironia e la loro spensieratezza giovanile.
Non c'è una vera e propria trama e questo potrebbe essere un difetto, infatti a seconda del momento il film varia di ritmo e per molti potrebbe risultare anche molto noioso e privo di un vero e proprio punto.

Sicuramente non si può annoverare Licorice Pizza fra i migliori lavori di Paul Thomas Anderson, ma alla fine a questo film si arriva a voler bene comunque.


venerdì 28 gennaio 2022

DGA Award 2022 - le nomination. È record per Spielberg.

Annunciate le nomination dei DGA Award 2022, il premio del sindacato dei registi, molto indicativo in ottica Oscar.

Nella cinquina dei candidati c'è Steven Spielberg, con il suo West Side Story, che grazie a questa nomination segna un record personale, è il regista più nominato nella storia dei DGA, ben 12 volte. Seconda nomination in carriera invece per Jane Campion per il suo Il Potere del Cane.

Numerosa la presenza di registe nella categorie registi esordienti, due di queste sono le attrici Maggie Gyllenhaal, con The Lost Daughter, e Rebecca Hall, con Passing.

Ecco le nomination.

OUTSTANDING DIRECTORIAL ACHIEVEMENT IN THEATRICAL FEATURE FILM

Paul Thomas Anderson - Licorice Pizza
(Metro Goldwyn Mayer Pictures/United Artists Releasing)
Mr. Anderson’s Directorial Team:

Unit Production Manager: Sue McNamara
First Assistant Director: Adam Somner
Second Assistant Director: Trevor Tavares
Second Second Assistant Directors: Kasia Trojak, Bob Riley, David Marnell

Kenneth Branagh - Belfast
(Focus Features)

Jane Campion - The Power of the Dog
(Netflix)

Steven Spielberg - West Side Story
(20th Century Studios)

Mr. Spielberg’s Directorial Team:

Unit Production Managers: Carla Raij, Daniel Lupi
First Assistant Director: Adam Somner
Second Assistant Director: Jeremy Marks
Assistant Unit Production Manager: Robert T. Striem
Second Second Assistant Director: Josh Muzaffer
Additional Second Assistant Director: Billy Brennan
Location Managers: Robert T. Striem, Katherine Delaney

Denis Villeneuve - Dune
(Warner Bros. Pictures)

Mr. Villeneuve’s Directorial Team:

Unit Production Managers: Joe Caracciolo, Jr., James Grant
First Assistant Director: Chris Carreras
Second Assistant Director: Tom Rye

OUTSTANDING DIRECTORIAL ACHIEVEMENT OF A FIRST-TIME FEATURE FILM DIRECTOR

Maggie Gyllenhaal - The Lost Daughter
(Netflix)

Rebecca Hall - Passing
(Netflix)

Tatiana Huezo  - Prayers for the Stolen
(Netflix)

Lin-Manuel Miranda - Tick, Tick… Boom!
(Netflix)

Mr. Miranda’s Directorial Team: 

Unit Production Manager: Deb Dyer
First Assistant Director: Mariela Comitini
Second Assistant Directors: Josh A. Muzaffer, Luca Waldman
Second Second Assistant Directors: Melissa Morphet, Lincoln Major
Additional Second Assistant Director: Zach Citarella
Location Manager: Ryan Smith

Michael Sarnoski - Pig
(NEON)

Emma Seligman - Shiva Baby
(Utopia)

venerdì 3 dicembre 2021

National Board of Review - Licorice Pizza è il miglior film

Nuovo appuntamento per la stagione dei premi , oggi è il turno dei National Board of Review, organizzazione no profit newyorkese che vede tra i suoi membri dei "cinefili", inteso in modo molto ampio, dai professionisti del settore e critici, a insegnanti e studenti di Cinema. Moderatamente indicativo per gli Oscar, negli ultimi dieci anni, solo due volte il vincitore del National Board of Review ha poi vinto agli Academy Awards.

Ad aggiudicarsi il premio come miglior film è stato Licorice Pizza, nuovo film di Paul Thomas Anderson, che ha vinto anche come migliore regista e per le migliori performance esordienti, Alana Haim e Cooper Hoffman (figlio del compianto Philip Seymour Hoffman).

Nella categoria degli attori protagonisti, Will Smith ha vinto il premio migliore attore per King Richard, e per lui si parla sempre più insistentemente di una nomination agli Oscar. Come migliore attrice invece è stata premiata Rachel Zegler per West Side Story, l'attrice potrebbe ritagliarsi il suo spazio nella stagione dei premi in una categoria, quella per la migliore attrice, che quest'anno è particolarmente affollata.

Ecco tutti i premi e la lista dei migliori film.

Best Film: LICORICE PIZZA
Best Director: Paul Thomas Anderson, LICORICE PIZZA
Best Actress: Rachel Zegler, WEST SIDE STORY
Best Actor: Will Smith, KING RICHARD
Best Supporting Actress: Aunjanue Ellis, KING RICHARD
Best Supporting Actor: Ciarán Hinds, BELFAST
Best Original Screenplay: Asghar Farhadi, A HERO
Best Adapted Screenplay: Joel Coen, THE TRAGEDY OF MACBETH
Breakthrough Performance: Alana Haim & Cooper Hoffman, LICORICE PIZZA
Best Directorial Debut: Michael Sarnoski, PIG
Best Animated Feature: ENCANTO
Best Foreign Language Film: A HERO
Best Documentary: SUMMER OF SOUL (…OR, WHEN THE REVOLUTION COULD NOT BE TELEVISED)
Best Ensemble: THE HARDER THEY FALL
Outstanding Achievement in Cinematography: Bruno Delbonnel, THE TRAGEDY OF MACBETH
NBR Freedom of Expression Award: FLEE

MIGLIORI FILM (ordine alfabetico)
Belfast
Don’t Look Up
Dune
King Richard
The Last Duel
Nightmare Alley
Red Rocket
The Tragedy of Macbeth
West Side Story

MIGLIORI 5 FILM STRANIERI (ordine alfabetico)
Benedetta
Lamb
Lingui, The Sacred Bonds
Titane
The Worst Person in the World

MIGLIORI 10 FILM INDIPENDENTI (ordine alfabetico)
The Card Counter
C’mon C’mon
CODA
The Green Knight
Holler
Jockey
Old Henry
Pig
Shiva Baby
The Souvenir Part II

MIGLIORI 5 DOCUMENTARI (ordine alfabetico)
Ascension
Attica
Flee
The Rescue
Roadrunner: A Film About Anthony Bourdain


venerdì 2 marzo 2018

Il Filo Nascosto - la recensione

Dopo le atmosfere al neon di Vizio di Forma, Paul Thomas Anderson ritorna a un tipo di cinema più compassato e raffinato, e soprattutto ritorna a lavorare con Daniel Day Lewis, dopo i fasti de Il Petroliere, per quella che sembrerebbe essere la performance finale del grande attore inglese.

All'interno di una casa in stile georgiano (protagonista del film quanto e forse più dei personaggi) lo stilista Reynolds Woodcock vive come intrappolato all'interno delle sue manie, della sua ricerca della perfezione a tutti i costi e di un rapporto ambiguo con sua sorella. La conoscenza di Alma (Vicky Krieps), cameriera che ben presto diventa la sua musa, sembra scuoterlo, apparentemente o forse nel profondo, e i due instaurano una relazione morbosa e malsana.


Con una regia simmetrica e raffinata, molto Kubrickiana, Anderson costruisce il ritratto di due personalità, Reynolds e Alma, in un certo senso complementari ma ugualmente disturbate, una storia d'amore che si muove sul filo sottile del ricatto psicologico da entrambe le parti.
Daniel Day Lewis è straordinario, si perde completamente in questo personaggio sgradevole, perfezionista, ma che racchiude una serie di traumi e debolezze infantili che emergono prepotentemente in alcuni momenti del film. E' innegabile che gran parte del fascino de Il Filo Nascosto è racchiuso nel personaggio di Reynolds, proprio grazie all'interpretazione magistrale di un attore che può essere definito senza timore il miglior attore vivente e uno dei più grandi di sempre. Sperare che ci ripensi a proposito del suo ritiro dalle scene dopo averlo visto in questa splendida forma viene naturale.

Sicuramente Il Filo Nascosto non è un film facile, il ritmo è compassato, lento, per alcuni potrebbe risultare noioso e forse solo uno sfoggio di splendidi abiti (i costumi meravigliosi di Mark Bridges), ma in realtà tutto è al servizio dell'introspezione psicologica dei personaggi, soprattutto in vista del finale che è la summa di quanto detto nelle due ore precedenti, e una visione delle figure femminili e dei rapporti che può avere più interpretazioni ma che innegabilmente lascia il segno, tanto che è impossibile non ritornare sul film e in particolare sul finale anche dopo molti giorni.


Con un'eleganza e una raffinatezza fuori dal comune, Paul Thomas Anderson racconta una storia che è allo stesso tempo una storia d'amore e un duello di ossessioni fra due personalità morbose, una storia di rivalsa e affermazione, ma anche una storia di come la ricerca costante di perfezione artistica possa portare a sprofondare sempre di più in se stessi. 
Con un Daniel Day Lewis che, se mai ce ne fosse bisogno, dimostra la sua incontrovertibile grandezza interpretativa.

domenica 9 settembre 2012

Festival di Venezia - Vincitori e vinti

Si è conclusa ieri la 69a Mostra del Cinema di Venezia. Decretati i vincitori, oggi i giornali italiani riflettono su tutta la manifestazione e sui premi assegnati.

Il Festival non ha avuto le star della gestione Muller, quello della prima gestione Barbera è stato un festival sobrio e misurato, senza particolari picchi.

Il Leone d'Oro è andato a Kim Ki-duk con il suo 'Pietà', film che ha convinto tutti fin dalla prima proiezione. Il regista coreano ha ringraziato la giuria e il pubblico in modo particolare, accennando brevemente una canzone popolare coreana. Mattatore della serata il film di Paul Thomas Anderson, 'The Master'. Philip Seymour Hoffman, arrivato all'ultimo momento tant'è che, come ha detto lui stesso sul palco, si è vestito in bagno, ha ritirato ben due premi: la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, vinta ex-equo con il suo compagno di set Joaquin Phoenix, e il Leone d'Argento per la regia di Anderson.
Piccolo momento di imbarazzo sul palco a causa di una incomprensione fra Kasia Smutniak e Michael Mann, due premi, il Leone d'Argento e il Gran Premio della Giuria, sono stati scambiati e consegnati nelle mani sbagliate. A mettere ordine ci ha pensato Letitia Casta che, preso il microfono, e ha informato tutti dell'errore, così Hoffman è tornato sul palco per scambiarsi il premio con Ulrich Seidl. Momento di imbarazzo che è stato anche il momento più vivo della lenta e moscia cerimonia di premiazione.
L'Italia si consola con due premi "minori": Daniele Ciprì per il miglior contributo tecnico per 'E' Stato il Figlio'; al giovane Fabrizio Falco è andato il premio Mastroianni per l'attore emergente, per i film 'Bella Addormentata' e 'E' Stato il Figlio'.

Qualche polemica e un po' di malumore per un mancato premio a Marco Bellocchio, il film che, a detta dei giornalisti/critici muniti di cronometro, ha ricevuto più applausi, ben 16 minuti. Un po' di tensione durante la conferenza stampa della giuria con i giornalisti italiani che incalzavano il giurato italiano Matteo Garrone chiedendo perché non si è premiato un film italiano. Garrone non ha risposto anche perché stoppato prima dal presidente di giuria Michael Mann, "non parleremo dei criteri delle scelte, ma solo dei risultati di queste", e poi da Samantha Morton, "non può chiedere all'unico giurato italiano cosa è accaduto per i film del suo Paese. Questo è un modo di fare scorretto". Mann ha poi specificato i criteri di giudizio, "sono stati quelli del merito, dell'eccellenza e di quanto siamo stati emozionati dai film. Ha contato pure il livello d'ambizione dell'autore e, ovviamente le considerazioni estetiche. Non abbiamo tenuto in alcuna considerazione il fatto di premiare un Paese per dargli minore o maggiore visibilità. Il processo di scelta è riservato. Non voglio discutere come ci si è arrivati, ma solo dire che abbiamo discusso per ore e ore prima di una decisione. I film erano tutti diversi e ognuno con il suo particolare modo di raccontare". Insomma, quello che succede in giuria, rimane nella giuria. A riportare pace poi Marina Abramovic che ha concluso dicendo "é stato eccitante far parte di questa giuria. Abbiamo lavorato duramente e, quando abbiamo visto il film Pietà, erano tutti commossi. Un film prima violento e poi che subisce una profonda trasformazione spirituale".

Che l'Italia non abbia vinto premi pesanti è un peccato, sicuramente, ma siamo sicuri che i film italiani fossero migliori di quelli che hanno vinto?

Ecco l'elenco di tutti i vincitori:

Leone d'Oro
Pietà di Kim Ki-duk

Leone d'Argento per la migliore regia
The Master di Paul Thomas Anderson

Premio speciale della Giuria
Paradise: Faith di Ulrich Seidl

Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile
Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman per The Master di Paul Thomas Anderson

Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile
Hadas Yaron per Fill the Void di Rama Bursthein

Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
Fabrizio Falco per E' stato il figlio di Daniele Ciprì e Bella addormentata di Marco Bellocchio

Premio per la miglior sceneggiatura
Olivier Assayas per Après mai

Premio per il migliore contributo tecnico
Daniele Ciprì per E' stato il figlio

Leone del futuro-Premio Venezia Opera Prima 'Luigi De Laurentiis'
Küf (Mold) di Ali Aydin - Settimana della Critica

Premio Orizzonti per il migliore film
Three Sisters-San Zi Mei di Wang Bing

Premio speciale della Giuria Orizzonti
Tango libre di Frédéric Fonteyne

Premio Orizzonti Youtube per il miglior cortometraggio
Cho-de di Yoo Min-young

Leone d'oro alla carriera
Francesco Rosi


Frra

sabato 1 settembre 2012

Festival di Venezia - Giorno 4

Il quarto giorno a Venezia è segnato da due eventi: il primo film italiano in concorso e il nuovo film di Paul Thomas Anderson.

'E' Stato il Figlio' di Daniele Ciprì è il primo film italiano in concorso che viene presentato alla Mostra. Accolto da discreti applausi dopo la proiezione stampa, il film di Ciprì ha convinto, grazie anche ad un'ottima interpretazione di Toni Servillo, protagonista della pellicola.
La storia parte da un evento drammatico, una bambina viene uccisa per sbaglio durante un agguato di 'Ndrangheta. Il lutto per la perdita passa in fretta alla famiglia, grazie al rimborso che lo Stato offre ai parenti delle vittime: 220 milioni. I soldi però non portano necessariamente la felicità, e fra debiti, strozzini e altre sventure porteranno invece molti problemi.

Il film è stato definito buffo, paradossale, cinico, tragico ma ironico graffiante, proprio come vuole la tradizione della commedia all'italiana, in cui i personaggi sono maschere grottesche. "Non voglio fare morali, ma quando c'è di mezzo il denaro si spaccano pure le famiglie", ha detto il regista, "Nel caso dei Ciraulo il bene diventa male. Come oggi che c'è gente che si massacrerebbe per premi ricchissimi". Ciprì ha anche ammesso che per costruire la famiglia Ciraulo si è ispirato alla famiglia più famosa della tv, I Simpson. Gli fa eco Servillo: "Il film rispecchia le leggi arcaiche della Sicilia, e non solo, e gli stessi smarrimenti di una societa' dove antico e moderno convivono. E racconta come il sangue chiami il denaro e questo, a sua volta, chiami il sangue".
Il film sarà nelle sale il 14 settembre.

Altro film della giornata, l'attesissimo 'The Master' di Paul Thomas Anderson, con Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix e Amy Adams (assente a Venezia) nel cast. Arrivato al Lido come il favorito per la vittoria, il film ha diviso la critica.
La storia è quella di un rapporto, del legame forte che si crea tra il carismatico capo spirituale di una setta (Hoffman) e un violento e sbandato ex marinaio (Phoenix) reduce dalla seconda guerra mondiale.
Il film ha avuto una produzione problematica a causa della sua ispirazione. Non dichiarata apertamente ma evidente, la storia prende spunto da Scientology, la setta tanto celebre fra alcune star di Hollywood, una in particolare. A tal proposito il regista ha detto: "Ho mostrato il film a Tom Cruise e siamo ancora amici. Il resto rimane fra noi. [...] Conosco molto bene la storia di Ron Hubbard, il metodo di auto-aiuto di Dianetics, l'inizio insomma della setta di Scientology e non dico non mi abbia influenzato per questo film, ma non più di questo".
Il film si gioca tutto sui due protagonisti e le interpretazioni di Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix sono eccellenti, una vera e propria gara di bravura. "Il film è una storia d’amore, segue due personaggi legati l’uno dall’amore per l’altro" ha aggiunto Anderson. E Hoffman aggiunge "Si identificano l’uno nell’altro, sono bestie selvagge che nascono dalla stessa materia e vogliono addomesticarsi a vicenda".
Mentre Anderson e Hoffman hanno dialogato tranquillamente con i giornalisti (accorsi in massa, c'era gente seduta a terra), Joaquin Phoenix durante la conferenza stampa si è rifiutato di rispondere alle domande, limitandosi ad annuire distrattamente, sorridere e scuotere la testa. Non aveva voglia di stare lì, ad un certo punto si è alzato e ha abbandonato la conferenza per andare a fumare una sigaretta ma probabilmente era solo un modo per uscire dalla sala visto che aveva fumato anche dentro. Da annotare una sola risposta ad una domanda: "Non so da dove è arrivata l’ispirazione per il mio personaggio e neppure mi interessa". E poi il silenzio. Phoenix non è nuovo a certi comportamenti che per alcuni sono forzati e studiati e che i giornalisti hanno preso come una mancanza di rispetto. Forse non è ancora uscito dal personaggio di 'I'm Still Here'.
Il film uscirà in Italia a gennaio 2013.



Frra