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sabato 31 ottobre 2020

Addio al grande Sean Connery. Aveva 90 anni.

Triste giorno per il Cinema, all'età di 90 anni è morto il leggendario Sean Connery.

A dare la notizia è stata la BBC, che non ha riportato le cause del decesso. L'attore scozzese è morto alle Bahamas, circondato dai suoi familiari.

Sir Thomas Sean Connery non è stato solo un grandissimo attore, era un icona, un uomo che ha affascinato generazioni grazie alla sua eleganza, alla straordinaria presenza scenica e allo straripante carisma. Fiero scozzese, tanto da aver più volte appoggiato l'indipendenza del paese, spesso l'attore partecipava a grandi eventi indossando il kilt, e sul braccio aveva tatuata la scritta "Scotland Forever".

Prima di diventare attore, Sean Connery fece molti mestieri diversi, tra cui il muratore, il bagnino, e il verniciatore di bare. Iniziò a fare teatro negli anni '50, poi piccole parti in alcune serie televisive e in film, ma la grande svolta arrivò nel 1962, quando venne scelto per interpretare il ruolo di James Bond.
Ancora oggi, per molti Sean Connery rimare l'unico, vero 007, sicuramente nell'immaginario comune resta il volto più rappresentativo del personaggio. L'attore ha interpretato il ruolo in sette film, di cui uno fuori serie, e sono tra i titoli più famosi e apprezzati della serie: Agente 007 - Licenza di uccidere (1962), A 007, dalla Russia con amore (1963), Agente 007 - Missione Goldfinger (1964), Agente 007 - Thunderball (Operazione tuono) (1965), Agente 007 - Si vive solo due volte (1967), Agente 007 - Una cascata di diamanti (1971).

Molto attento a non rimanere "intrappolato" nel personaggio, negli anni '60 Connery lavorò con molti registi importanti e in ruoli molto diversi da quello di 007. Il primo ruolo di un certo livello fu in Marnie (1964) di Alfred Hitchcock, film dalla produzione complessa. Poi l'attore ha avuto una proficua collaborazione con il regista Sidney Lumet, che lo diresse in La collina del disonore (1965), Rapina record a New York (1971), Riflessi di uno Specchio Oscuro (1972), e Assassinio sull'Orient-Express (1974). Nel 1975 è stato protagonista, insieme a Michael Caine, del bellissimo L'Uomo che Volle Farsi Re di John Houston. Nel 1976, Robin e Marian, al fianco di Audrey Hepburn, poi Quell'ultimo ponte (1977) di Richard Attenborough e 1855 - La prima grande rapina al treno (1979) di Michael Crichton.
Negli anni '80 partecipò al film Highlander - L'Ultimo Immortale (1986), un piccolo ruolo che ha fatto storia, stesso anno de Il Nome della Rosa. Nel 1987 il grandissimo successo de Gli Intoccabili, diretto da Brian De Palma, con cui Sean Connery vinse il premio Oscar e il Golden Globe come migliore attore non protagonista. Nel 1989, un altro ruolo che ha fatto storia, quello del padre di Indiana Jones in Indiana Jones e l'Ultima Crociata, di Steven Spielberg.
Gli anni '90 di Sean Connery si sono aperti con il ruolo del comandante di un sottomarino sovietico nel bel thriller Caccia a Ottobre Rosso (1990), un anno dopo il cammeo in Robin Hood - Principe dei Ladri, ruolo per cui l'attore percepì un cachet di 250 mila dollari per due giorni di lavoro e pochi minuti nel film, soldi finiti poi in beneficenza. Nel 1996, uno dei film d'azione più rappresentativi degli anni '90, The Rock, al fianco di Nicolas Cage.
Negli anni 2000, da ricordare l'interpretazione nel film Scoprendo Forrester di Gus Van Sant, co-prodotto dallo stesso Connery.

Dopo aver rifiutato due ruoli molto importanti, quello di Gandalf ne Il Signore degli Anelli e Silente in Harry Potter, nel 2005 Sean Connery decise di ritirarsi dalle scene. Da sempre molto riservato, l'attore si è fatto vedere molto poco in giro, unica eccezione per le partite di tennis del torneo di Wimbledon.

Probabilmente Sean Connery rimarrà nella memoria dei più soprattutto per il ruolo di James Bond, ma è sbagliato racchiuderlo in un solo personaggio, nella sua carriera l'attore ha dimostrato più volte il suo grande talento, interpretando personaggi molto diversi tra loro, offrendo interpretazioni indimenticabili e lasciando un'impronta indelebile in ogni decennio attraversato.

venerdì 2 marzo 2018

Frame Awards 2018 - Blade Runner 2049 è il miglior film. Ecco tutti i vincitori.

Si sono chiuse le votazioni dei Frame Awards 2018, votati dal pubblico e che prendevano i considerazione i film usciti in Italia dal 1 gennaio 2017 al 31 gennaio 2017.

In totale controtendenza rispetto a parte della critica, agli incassi, e alla stagione dei premi ancora in corso (che si chiuderò domenica 4 con gli Oscar), il film più votato è stato Blade Runner 2049, che ha trionfato in tre categorie.
Il film di Denis Villeneuve è stato eletto miglior film dell'anno, ha vinto anche nella categoria migliore sceneggiatura originale, mentre Ryan Gosling è stato votato come migliore attore protagonista.

Miglior regista Christopher Nolan per Dunkirk, per lo stesso film è stato votato anche Tom Hardy come migliore attore non protagonista.
Come agli Oscar 2017, Emma Stone (La La Land) e Viola Davis (Fences - Barrere) sono state scelete come migliore attrice protagonista e migliore attrice non protagonista.

Molto apprezzato anche Assassinio sull'Orient Express, che ha trionfato in due categorie, tra cui miglior cast. Miglior film d'animazione Coco della Disney/Pixar.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film - Blade Runner 2049

Migliore regia - Christopher Nolan, 'Dunkirk'

Migliore attrice protagonista - Emma Stone, 'La La Land'

Migliore attore protagonista - Ryan Gosling, 'Blade Runner 2049'

Migliore attrice non protagonista - Viola Davis, 'Fences - Barriere'

Migliore attore non protagonista - Tom Hardy, 'Dunkirk'

Miglior cast - Assassinio sull'Orient Express

Migliore sceneggiatura originale - Blade Runner 2049

Migliore sceneggiatura non originale - Assassinio sull'Orient Express

Migliori effetti speciali - War for the Planet of the Apes

Migliore colonna sonora - La La Land

Migliore film d'animazione - Coco

Migliore serie tv - Peaky Blinders (4a stagione)

Migliore locandina - It

Miglior trailer - Star Wars: Gli Ultimi Jedi

lunedì 4 dicembre 2017

Assassinio sull'Orient Express - la recensione

Se c'è qualcuno che è a proprio agio nella trasposizione cinematografica di grandi classici letterari, quel qualcuno è sicuramente Kenneth Branagh. Basti pensare alla sua lunga esperienza shakesperiana, ma anche al recente Cenerentola che aveva visto una personalizzazione netta da parte del regista inglese della favola classica.
In questo caso Branagh si approccia a quello che è il padre di tutti i gialli, quel Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie che è diventato il simbolo di ogni whodunit e la più famosa fra tutte le avventure del detective belga Hercule Poirot. Il confronto con il testo letterario era quindi imponente, e a complicare le cose si inseriva anche un confronto cinematografico, perché Assassinio sull'Orient Express di Sydney Lumet, con un grandissimo Albert Finney nel ruolo di Poirot, è un classico del cinema, inoltre la più iconica delle rappresentazioni del detective, quella di David Suchet per la ITV, conta più di settanta episodi.
Una lunghissima premessa per poi arrivare quindi alla fatidica domanda: Branagh ha avuto successo?

La risposta è assolutamente sì, senza remore e senza dubbi questo è un film riuscito sotto molteplici aspetti.
Kenneth Branagh sa perfettamente che la materia di cui sta trattando è conosciuta a chiunque, che persino chi non ha mai visto un film o letto un libro su Poirot si ritroverà probabilmente davanti a una storia e a delle dinamiche che sapranno di già visto, è inevitabile perché da questo specifico delitto a porte chiuse sono derivati tutti gli altri delitti a porte chiuse della letteratura e del cinema. Branagh mantiene una grandissima aderenza al testo, pur con qualche cambiamento che dona attualità e freschezza al tutto, e gioca soprattutto sul suo protagonista, Poirot, a cui dà egli stesso volto e anima. Dove nel romanzo della Christie e nei precedenti film il detective era sempre impeccabile, affabile ma sostanzialmente privo di un vero approfondimento psicologico, qui Branagh propone un Poirot maggiormente segnato dal suo lavoro, dalla ricerca costante di un equilibrio in tutte le cose e, infine, segnato da quanto accaduto sul treno, talmente profondamente da incidere poi sul finale, sprigionando una potenza emotiva straordinaria che era sempre stata assente nelle altre trasposizioni.

Branagh decide poi di portare il suo tocco autoriale nella parte più tecnica del film, con una fotografia calda e impeccabile nel rendere vivide e reali le atmosfere d'epoca, una musica avvolgente e coinvolgente, e soprattutto una regia che regala grandissimi tocchi da maestro, un impianto fondamentalmente teatrale in cui lo spettatore è posto al di fuori di ciò che accade sullo schermo, osserva i personaggi attraverso i finestrini del treno, e la scena del crimine con una ripresa meravigliosa dall'alto in cui ciò che si aspettava di vedere è tenuto nascosto e il momento è vissuto unicamente dalle parole di Poirot e degli altri personaggi. 

In ultimo, dove il film vince ancora è nell'ampio cast in cui nessuno è fuori posto e tutti danno un'interpretazione perfetta, con Branagh cuore indiscusso del film con il suo Poirot dagli occhi lucidi e la voce stanca, e una meravigliosa Michelle Pfeiffer che dà il meglio di sé nella scena più bella e intensa del film.

Chi cerca un film d'azione, cyberpunk, fracassone, rimarrà deluso e si annoierà parecchio, perché il ritmo è lento e compassato, ma non si poteva davvero chiedere di meglio nella riproposizione di un classico. Kenneth Branagh ribadisce che in questo non sbaglia mai.

lunedì 25 giugno 2012

Assassinio sull'Orient Express - Club del Film

Da questa settimana comincia la rassegna su alcuni film gialli basati sui romanzi di Agatha Christie.
Il primo è Assassinio sull'Orient Express, film del 1974 diretto da Sidney Lumet, e con un grandissimo cast: Albert Finney, Ingrid Bergman, Sean Connery, Jean-Pierre Cassel, Anthony Perkins...

Immagine tratta da una scena di Assassino sull'Orient Express (1974)
Trama:

1935. Il detective Hercule Poirot deve rientrare a Londra da Istanbul, dove si trova. Qui incontra il suo vecchio amico Bianchi, che lavora come dirigente della Compagnie Internationale des Wagons-Lits e gli trova un posto sul vagone-letto di prima classe dell'Orient Express. Durante la seconda notte del viaggio il treno attraversa una regione dei Balcani sotto un'abbondante nevicata e la mattina seguente uno dei viaggiatori, il ricco uomo d'affari americano Samuel Edward Ratchett, viene trovato morto nel suo scompartimento, ancora chiuso dall'interno, ucciso da dodici colpi di pugnale. Il treno è bloccato dalla neve e Poirot, su richiesta di Bianchi, assume le indagini del caso, con la collaborazione del dott. Constantine, un medico che si trovava a bordo di un'altra carrozza del treno.

Potete commentare il film con noi quì, o direttamente con gli altri utenti sul Forum.

Lòisa