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martedì 11 febbraio 2020

The French Dispatch: nuove immagini del film di Wes Anderson

Oggi è stato pubblicato il primo poster di The French Dispatch, nuovo attesissimo film diretto da Wes Anderson. Domani arriverà il primo trailer, intanto possiamo gustarci alcune immagini tratte dal film che ci trasportano immediatamente nell'atmosfera "alla Wes Anderson".

Un film ancora avvolto nel mistero, descritto come un "atto d'amore nei confronti del giornalismo". Della storia sappiamo solo che seguirà le vicende di alcuni corrispondenti in Francia di un giornale americano, e sarà un racconto che attraverserà numerosi decenni e avrà parti alcune parti girate in bianco e nero, e altre addirittura in animazione (probabile in stop motion).
Negli USA sarà vietato ai minori di 17 anni, per la presenza di "nudi espliciti e alcuni riferimenti sessuali".

Molto numeroso il cast, con molti attori che hanno già lavorato con il regista in passato: Bill Murray, Benicio Del Toro, Frances McDormand, Jeffrey Wright, Adrien Brody, Timothée Chalamet, Léa Seydoux, Tilda Swinton, Mathieu Amalric, Lyna Khoudri, Stephen Park, Owen Wilson, Elisabeth Moss, Lois Smith, Willem Dafoe, Bob Balaban, Henry Winkler, Kate Winslet, Jason Schwartzman, Christoph Waltz, Griffin Dunne, Denis Ménochet, Vincent Macaigne, Cécile de France, e Rupert Friend.

La pellicola potrebbe essere presentato al prossimo Festival di Cannes, rumor ipotizzano come film d'apertura. Intanto ecco le immagini dal film.










giovedì 18 ottobre 2018

Soldado - la recensione


Nel 2015, con Sicario, il regista canadese Denise Villeneuve aveva portato la lotta al narcotraffico e ai cartelli su un livello nuovo, film che univa magnificamente azione, morale e introspezione grazie anche dei personaggi sfaccettati e profondi.
Non si sentiva la necessità di un seguito a quello che era un film perfettamente compiuto in sé stesso, ma sicuramente la notizia che a dirigerlo sarebbe stato Stefano Sollima prometteva bene, dato che il regista italiano ha dato prova di saperci fare con il noir, sia in tv che al cinema, con le serie Romanzo Criminale e Gomorra e i film A.C.A.B. e Suburra.



E infatti Sollima mantiene le aspettative, regalando grandissima azione, con un paio di sequenze non solo girate molto bene ma anche di grande tensione, con la camera che stacca alternativamente su più fronti così da farci entrare nella scena e partecipare anche emotivamente.
La componente d'azione è sicuramente la parte più riuscita, la ruvidezza dell'ambiente e dei personaggi è percepibile, quello che però manca è la potenza drammatica e narrativa del suo predecessore.
La mancanza del personaggio di Emily Blunt, vero contraltare morale della vicenda in Sicario, si fa sentire, tutto risulta meno compatto e più sfilacciato, anche i personaggi di Alejandro e Matt, interpretati da Benicio Del Toro e Josh Brolin, ne risentono, soprattutto il secondo che viene messo in ombra diventando quasi di contorno.

Sicuramente il film è un thriller d'azione di altissimo livello e non c'è dubbio che da qui Stefano Sollima potrebbe lanciarsi nella produzione hollywoodiana, ma ci saremmo aspettati un po' di più sul piano narrativo, alla luce di quanto fatto da Villeneuve, e considerando che tutto sembra far presagire a un terzo capitolo.

martedì 19 maggio 2015

Festival di Cannes 2015 - giorno 7

Il festival arriva a metà e in Concorso presenta il nuovo thriller di Denis Villeneuve, Sicario, mentre fuori dal festival scoppia la polemica dei "tacchi alti"!

Protagonista del film una convincente Emily Blunt, accanto a lei Benicio Del Toro e Josh Brolin.

Ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico, la storia vede al centro Kate (Blunt), agente dell'FBI idealista arruolata in una task force d'elite per combattere il traffico della droga. Guidati da un consulente con un passato oscuro e discutibile, la task force parte per una missione segreta che metterà Kate nella condizione estrema di dover abbandonare i suoi ideali per poter sopravvivere.

Una storia che racconta il difficile e controverso tema del traffico di droga, già affrontato in tantissimi film, ma con la particolarità di avere una donna come protagonista. "L’idea del film è nata dopo Prisoners", ha dichiarato il regista canadese Denis Villeneuve, "Mi sono subito innamorato della sceneggiatura di Taylor Sheridan quando l’ho letta, perché è anomala per questo genere di film, per il fatto che la protagonista è una donna. [...] Il film cerca domande più che risposte viviamo in un’epoca dove le ‘zone grigie’ la fanno da padrone. Proprio questo mi ha affascinato dello script. Quando il mio agente me lo ha proposto ho capito che era esattamente quello che stavo cercando. Desideravo proprio concentrarmi sulla zona tra USA e Messico". Sicario è un film a cui il regista tiene moltissimo, come ha specificato il regista durante la conferenza stampa: "Lo sento come il mio film migliore, non tanto per la qualità della pellicola in sé, ma è quello più vicino a me, perché fatto senza compromessi, coinvolgendo chi lavorava con me. È difficile dirlo per il mio ego, ma sono qui a Cannes per merito loro. La sceneggiatura è diventata poi qualcosa di diverso, migliore, grazie alle discussioni avute con Emily e Benicio".

"Penso che ci siano molte donne forti lì fuori", ha dichiarato la protagonista Emily Blunt parlando del suo personaggio, "Non è solo una questione di tirar fuori la pistola. Il mio personaggio in realtà è vulnerabile, si trova con gente sconosciuta in un ruolo sconosciuto, e non penso di averla resa come un personaggio mascolino. Cerca di sopravvivere. Ho parlato con diverse agenti dell’FBI e sono donne normalissime. Tornano a casa e guardano Gosford Park e Downton Abbey come tutte. Mi ha interessato entrare in parte e capire come essere una donna poliziotto possa influenzare la tua vita". Un ruolo per cui l'attrice ha dovuto fare un po' di addestramento. "Ho avuto molti uomini intorno, ma ci sono abituata"; ha detto la Blunt, "Per l’uso delle armi ero già allenata per altri film. Quello che mi ha stupito è stata la preparazione minuziosa, le coreografie quasi da danza, degli agenti incaricati di fare irruzione nei casi di rapimento con assedio".
Josh Brolin invece aveva inizialmente rifiutato il ruolo, per fortuna poi ci ha ripensato. "Mi sento fortunato per aver lavorato con Denis, inizialmente avevo rifiutato perché ero carico di lavoro, stupidamente!", ha raccontato l'attore, "Ma poi sono tornato sui miei passi e ne sono contento. Denis era sempre umile, dicendo che non era certo su come rispondere alle nostre domande. Vedendo il film poi mi sono reso conto che sapeva benissimo dove andare. Ho capito che voleva darci la sensazione di essere indispensabili al film, di aver avuto noi delle grandi idee, mentre invece ci ha manipolati". "Denis è stato principalmente un grande motivatore, Sul set trasmetteva entusiasmo, motivato dalla sua ricerca di autenticità", ha continuato Benicio Del Toro, "Sa ascoltare le ragioni degli attori e metterle tutte insieme. Personalmente ho girato molti film in quell'area e penso che quello che accade da quelle parti sia un problema di difficile soluzione. Per tornare alla domanda iniziale non penso che il film dica che il fine giustifica i mezzi. Forse lo fanno alcuni dei personaggi, tra cui il mio, ma non il film".

Alla fine il cast, in particolare Emily Blunt, è stato interrogato sulla polemica che si è scatenata sulla decisione della direzione del festival dell'"obbligo di tacchi alti" per le donne. Tutto è nato dalla premiere di Carol, dove ad alcune donne è stato negato l'accesso al red carpet perché non indossavano i tacchi alti ma delle semplici "ballerine". La notizia ha fatto velocemente il giro del web, tante donne, giornalisti ma anche attrici, sono rimaste deluse dal comportamento del festival. E la polemica è arrivata alla conferenza stampa del film Sicario, e anche Emily Blunt si è detta molto delusa da questa imposizione. "Il mio punto di vista è che nessuno dovrebbe indossare i tacchi alti, ma solo scarpe basse!", ha scherzato l'attrice per poi farsi più seria, "Sinceramente penso che ognuno dovrebbe indossare quello che vuole. Io preferisco indossare le Converse, o le scarpe da ginnastica, è il mio punto di vista. Ma questo è davvero deludente". Per solidarietà il regista ha dichiarato che lui, Benicio Del Toro e Josh Brolin avrebbero indossato i tacchi durante il red carpet. Sarebbe bello ma difficile da realizzare.

Dopo il divieto di selfie in passerella - sfidato da molti attori che se li sono fatti ugualmente - la scelta del festival di imporre i tacchi alti alle donne è sembrata una inutile forzatura.

sabato 25 ottobre 2014

Festival di Roma 2014 - Escobar: Paradise Lost - la recensione

Nick (Josh Hutcherson) è un giovane canadese che insieme a suo fratello si trasferisce in Colombia. Sulla spiaggia incontaminata credono di aver trovato il paradiso, ma ben presto dovranno venire a patti con il lato oscuro del paese dei sogni, fatto di violenza e narcotraffico. Nick lo scoprirà sulla propria pelle quando si innamora di Maria, giovane e bella, ma anche nipote preferita di Pablo Escobar (Benicio Del Toro), re della cocaina e spietato assassino.



C'era molta curiosità su questo film, che vede alla regia e alla sceneggiatura l'attore italiano Andrea Di Stefano, costato ben 25 milioni di dollari, oltretutto può vantare un cast stellare tra Hucherson, idolo delle ragazzine grazie al ruolo in The Hunger Games, e Benicio Del Toro, della cui carriera cinematografica è persino superfluo parlare.
Di Stefano colleziona di fatto un film multigenere, che vira dal melodramma all'action puro, con tinte da thriller nero, strappando persino qualche risata. Il regista italiano dimostra una sorprendente capacità tecnica, destreggiandosi in questo mix di generi e atmosfere con eleganza, incollando lo spettatore alla sedia, primi piani che si alternano a tagli di campo più obliqui, messe a fuoco su particolari specifici di grande impatto visivo, il tutto in una fotografia che passa dai toni caldi e solari della spiaggia a quelli freddi e cupi delle scene in cui la componente thriller diventa preponderante.
Ma a portare sulle spalle quasi l'intero film è  Benicio Del Toro. Il suo Escobar è magnetico, imponente, una presenza costante anche quando non è in scena. Del Toro riesce a esprimere tutto con un solo sguardo, incutendo terrore anche dietro a un sorriso, una performance glaciale e intensa, ma allo stesso tempo si riesce a percepire l'amore per la moglie e la fedeltà di Escobar alla propria famiglia, si è portati quasi a empatizzare con lui, rendendo la sua ferocia ancora più sconvolgente e terribile quando pienamente espressa.
A farne le spese è purtroppo Josh Hutcherson, un po' rigido e poco naturale nella prima parte della pellicola, forse schiacciato dalla straordinaria presenza scenica di un attore come Del Toro, infatti dal momento in cui i due non condividono più la scena si riesce ad apprezzarlo meglio e anche lui appare più rilassato, riuscendo a reggere dignitosamente più di un primo piano. C'è da dire che comunque il ragazzo è giovane, ha ampi margini di miglioramento e non era affatto facile dividere la scena con un attore di quel calibro e in quello stato di grazia, per cui non si può che apprezzare anche la performance di Hutcherson.

In definitiva Escobar: Paradise Lost è un film crudo, duro, un film che attanaglia le viscere con la sua violenza e la sua crudeltà e che mozza il fiato per tutta la sua durata, da cui è difficile non rimanere toccati.
Con un Benicio Del Toro da oscar.

sabato 18 maggio 2013

Festival di Cannes 2013 - giorno 3 e 4

Festival col brivido ieri a Cannes. Nella notte rapina alla gioielleria Chopard con la cassaforte strappata dal muro e portata via intero con tutti i gioielli dentro, e durante la giornata un folle ha sparato in aria, per fortuna a salve, momenti vissuti in diretta durante una trasmissione di Canal+ in cui erano ospiti anche i giurati Daniel Auteil e Christoph Walz.

Ma ieri è stato soprattutto, ed è un piacere dirlo, il giorno di Valeria Golino nella sezione Un Certain Regard con il suo film 'Miele', debutto alla regia per l'attrice. Film con un tema molto delicato come il suicidio assistito che ha convinto la critica, soprattutto quella estera, e ha  poi raccolto grandi applausi la sera alla proiezione per il pubblico. 

"Voglio bene a questo piccolo film che mi ha portato fin qui. Sono felice, ma non riesco a godere di questo momento", ha detto Valeria Golino in conferenza, "Provo tensione, qualcosa a cui non riesco a dare un nome, vorrei essere più contenta e serena, forse fra un mese lo sarò". Un film per cui la Golino ha lottato e non nasconde che i no sono stati tanti: "A dirmi di no sono stati anche molti amici. E devo ammettere di esserci rimasta molto male. La soddisfazione più grande è stato vederli ricredersi e venirmi a chiedere scusa". Alla domanda su quali fossero state le scene più difficili da girare, la Golino non ha dubbi, le scene dei suicidi assistiti. "Avevo molta apprensione, perché non volevo spettacolarizzare il dolore e neppure nasconderlo", ha detto la regista/attrice, "Tutta la troupe mi è stata vicina perché quelle scene non diventassero sentimentali e avessero una certa sacralità".
Ad accompagnarla il cast compresa la protagonista Jasmine Trica, quasi una veterana del festival visto che in passato ha partecipato con 4 film ed è stata anche giurata in Un Certain Regard nel 2007. Molto apprezzata la sua prova, in conferenza la Trinca ha detto che nonostante il grande stress emotivo si sentita molto a suo agio durante le riprese e il merito è stato soprattutto dell'alchimia con Valeria Golino. E sul film "'Miele' è un film non solo italiano perché entra in empatia con altre storie del mondo". La Golino ha spiegato la scelta di Jasmine Trinca come protagonista, ammettendo che comunque se avesse potuto lo avrebbe fatto lei: "Era un ruolo disegnato su una donna giovane e io trovo che Jasmine sia perfetta per incarnare un tipo di donna come questa. Ma se fossi stata più giovane non avrei esitato a litigarmi con lei il ruolo della protagonista. E poi devo ammettere che mi basta fare un lavoro alla volta: dirigere un film per la prima volta è stato già abbastanza faticoso".

Il film è già in sala in Italia. Va sottolineato come il film abbia convinto soprattutto la critica e il pubblico estero, a dimostrazione di come il cinema italiano venga spesso apprezzato più fuori dall'Italia che a casa nostra.

Film interessanti anche dal Concorso, con 'The Past' del regista iraniano Asghar Farhadi, con un ottimo cast, nel quale troviamo anche Bénérice Bejo che, a quanto pare, offre una bella prova. Un dramma familiare che ha strappato applausi da pubblico e critica e che si candida seriamente per un premio nella serata finale.

Altro film ad aver ricevuto ottime critiche e applausi è stato 'Like Father, Like Son' del regista Hirokazu Kore-eda. Anche questa pellicola potrebbe dire la sua alla fine del Festival.

Entrambi i film erano fra quelli favoriti o comunque fra i più attesi dalla critica, insomma le reazioni positive non sono poi una sorpresa.

Destinato a fare scandalo invece il film 'L'inconnu du Lac' di Alain Guiraudie. Un film a tematica omosessuale con scene di sesso esplicite mostrare in primo piano o messe ben in evidenza e per i protagonisti che passano gran parte del film (quasi tutto praticamente) nudi. 
Il film racconta di "cruising" e di Franck, Michel e Henri, tre uomini che si incontrano e si conoscono in riva ad un lago. Al di là degli scandali e delle chiacchiere, il film ha detta di molti è ben girato, molto ironico ma con un peso specifico importante. 
Un film che potrebbe rivelarsi un outsider nella sezione Un Certain Regard e che potrebbe dire la sua per la Queer Palm.


Oggi invece è arrivato a Cannes Benicio Del Toro per presentare il film 'Jimmy P.' di Arnaud Desplechin, nel cast anche Mathieu Amalric. Del Toro interpreta un nativo americano reduce dalla Seconda Guerra Mondiale che viene ricoverato in una clinica psichiatrica a causa di alcuni problemi riconosciuti come mentali e non fisici. In ospedale subentra la diffidenza verso il suo essere nativo americano, così viene chiamato un antropologo europeo specializzato in certi casi. Il film è stato presentato in Concorso.


Frra


sabato 19 gennaio 2013

'Silence' sarà il prossimo film di Scorsese?

Immerso nella post produzione di 'The Wolf of Wall Street', con Leonardo Di Caprio protagonista, Martin Scorsese è impegnatissimo fra i suoi (tanti) progetti futuri.

Sono 15 anni che Scorsese ha nel cassetto l'adattamento del libro di Shusaku Endo, 'Silence', molte volte ha annunciato che sarebbe stato il suo prossimo film, in passato si era anche parlato di Daniel Day Lewis, Di Caprio e Benicio Del Toro come protagonisti, dopo 'Hugo' sembrava fosse la volta buona ma così non è stato, cosa che ha fatto arrabbiare i finanziatori (Cecchi Gori compreso). Ora ci risiamo, di nuovo è stato annunciato che 'Silence' sarà il prossimo film di Martin Scorsese ma non è l'unico progetto su cui il regista sta lavorando.

Oltre al film sul Frank Sinatra, e altri progetti abbozzati, c'è anche 'The Irishman', tratto dal libro di Charles Brandt 'I Heard You Case'. Il libro racconta la vita del killer Frank "The Irishman" Sheeran, l'uomo che si presume abbia ucciso Jimmy Hoffa. Robert De Niro è stato a lungo legato a questo film che vedeva coinvolti anche Joe Pesci e Al Pacino. Nessuno è confermato ma sembra che nella prima bozza di Scorsese e Steve Zaillian siano presenti tutti e tre gli attori.

'Silence' o 'The Irishman'? Quale sarà il prossimo film dell'inesauribile e impegnatissimo Martin Scorsese?



Frra

martedì 6 novembre 2012

'Le Belve' - commento a caldo

Il violento mondo della droga al confine fra Messico e Stati Uniti visto da Oliver Stone.

Ben (Aaron Johnson) e Chon (Taylor Kitsch) sono amici fraterni, condividono la stessa attività, coltivare e spacciare la migliore erba della California, e condividono anche una donna, Ophelia detta semplicemente O (Blake Lively). Chon è un ex militare che ha combattuto in guerra, rabbioso e violento, è quello che ha portato i migliori semi dall'Afghanistan. Ben, laureato in botanica, è buddista e molto spirituale, si occupa della qualità dell'erba e fa volontariato in Africa. Sono entrambi convinti a lasciare tutto e trasferirsi in Thailandia con O ma la loro piccola impresa fa concorrenza ai cartelli della droga messicana, in particolare a Elena (Salma Hayek), capo del cartello, che vuole fare affari con loro a tutti i costi. Ben e Chon rifiutano scatenando una guerra.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Don Wislow, qui anche sceneggiatore, e l'argomento è senz'altro affine ad un regista come Oliver Stone, violenza (tanta), droga, intrighi, tanti personaggi, il piccolo contro il più grande. Un tema visto e rivisto nel cinema americano che qui viene affrontato in tinte più forti rispetto, ad esempio, al (migliore) 'Traffic' di Steven Soderbergh. La regia di Oliver Stone comunque è viva, ottima scelta dei colori accesi e un po' acidi. Si vede spesso la mano sapiente di un regista esperto.

Il film non funziona tutto al 100%, alcune scelte del regista non funzionano come avrebbero dovuto, la voce fuori campo di O che accompagna tutto il film invece di collegare i vari momenti spezzetta la storia. L'inizio, cioè la presentazione del terzetto protagonista, Ben, Chon e O, è un susseguirsi di ovvietà. I due ragazzi protagonisti dovrebbero essere una specie di ying e yang che insieme funzionano alla perfezione ma le loro figure sono stereotipate e a volte la sceneggiatura gli fa dire delle frasi che quasi fanno sorridere per l'assurdità, ("Se gli fai vedere che sei debole dovrai ucciderli prima o poi - Buddha non sarebbe d'accordo") e se l'intenzione era quella di fargli dire delle battute allora ci riescono proprio male. La parte centrale invece funziona molto meglio, grazie all'ingresso in scena di attori di grande spessore e alla storia che prende una piega più d'azione e meno "intellettuale/hippie". Quello che di buono si costruisce al centro però si perde di nuovo alla fine, con un doppio finale che lascia la sensazione che Stone e gli sceneggiatori non sapessero come far finire la storia e, indecisi fra i due modi, abbiano optato per metterli entrambi. Risultato? nessuno dei due convince.

Il cast è notevole, tanti nomi: Taylor Kitsch, Aaron Johnson, Blake Lively, Benicio Del Toro, Salma Hayek, John Travolta e Emile Hirsch in un piccolo ruolo.
Su tutti spiccano le prove di Benicio Del Toro, spietato, cattivo e animalesco, e Salma Hayek, materna tanto quanto pronta a tagliare teste. Bene anche John Travolta, nel poco spazio che ha fa molto. Un po' meno bene Aaron Johnson e Taylor Kitsch, ma la colpa è soprattutto dei personaggi. Infine Blake Lively su cui si sospende il giudizio, è molto bella ma è chiaro che è stata presa solo per fare la bella dato che il suo personaggio non permette di esprimere granché.

Stone, dopo qualche colpo a vuoto, si risolleva un po' con questo film ma non è ancora lo Stone di una volta. Il film lascia una sensazione di confusione alla fine, non c'è un messaggio, non prende una posizione, o meglio ne prende mille senza decidersi, e il doppio finale è la dimostrazione di questa indecisione.


Frra