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sabato 24 ottobre 2020

Netflix e Apple premono per avere 'No Time to Die' in streaming. La MGM dice no.

Ormai lo sappiamo, la pandemia ha stravolto i piani del settore cinematografico e i cinema sono sempre più a rischio chiusura. In questo scenario che rischia di trasformare le sale cinematografiche in tristi spazi vuoti e abbandonati, a guadagnarci sono le piattaforme streaming.

Tanti film sono stati rinviati al prossimo anno, e probabilmente tanti ancora verranno rinviati, altri sono stati dirottati online, l'ultimo caso a fare scalpore è Soul della Pixar che uscirà solo su Disney+, ma c'è anche chi prova a resistere, come la MGM, che sta cercando di fare muro contro le offerte dei colossi streaming.

Nei giorni scorsi il reporter Drew McWeeny ha scritto un articolo in cui ha riportato voci, ma sembrano qualcosa di molto più concreto, secondo le quali Netflix e Apple avrebbero fatto delle offerte molto alte alla MGM per convincerli a cedere i diritti del prossimo 007, No Time to Die, per farlo uscire online invece che al cinema il prossimo anno.

"Mi fa sempre più strano vivere in un mondo dove è assai probabile che vedremo il nuovo film di James Bond su Netflix o Apple TV+. Negli ultimi dieci giorni almeno sei persone mi hanno contattato per dirmi che hanno sentito dire che queste due piattaforme stanno discutendo con MGM, EON e suppongo anche Universal per ottenere i diritti del film. Non so se ci sono state altre trattative, ma dubito siano le uniche due realtà interessate.
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La produttrice Barbara Broccoli sostiene che non c’è una cifra abbastanza alta per farle prendere il considerazione la vendita a una piattaforma. Ma penso che il punto non sia la EON Productions, ma il distributore MGM, che sente sempre più pressioni giorno dopo giorno visto che il suo cash flow dipende da ciò che succede con Bond. Se Apple arriva e propone 600 milioni di dollari (una delle cifre che ho sentito, in realtà, è più alta) per una finestra esclusiva di un anno su un film… non puoi non prestare attenzione a quella cifra, non importa quale sia la tua storia e quanto tu tenga all’esperienza cinematografica.
[...]
Quando fai un film di Bond, firmi anche una tonnellata di contratti promozionali: orologi, automobili, superalcolici. Il problema è che quella spinta promozionale era per la primavera del 2020. Non si può cambiare un piano promozionale come quello, perché i soldi della pubblicità sono andati. Hanno già perso tutta la spinta promozionale che avrebbero avuto in primavera, e Bond dipende disperatamente da queste cose. È il colpo più grosso per la MGM. Sono anni che lo studio sta cercando di rimanere a galla. Questo franchise è una delle poche cose che permette loro di sopravvivere, una delle poche cose da incasso sicuro, e alla base di tutto ci sono le partnership pubblicitarie, che questa volta sono saltate.
Non ho idea se l’accordo preveda anche tutta la library di Bond (avrebbe molto senso) durante l’anno oppure solo un film, ma penso che ne stiano discutendo".

Un'immagine davvero triste di quello che potrebbe essere il futuro del Cinema, e cioè la morte delle sale cinematografiche.
Netflix, Apple non hanno voluto commentare la notizia, mentre Amazon ha fatto sapere di non aver avanzato offerte. Come riportato da Bloomberg, al momento la MGM resta ferma sulla sua posizione, cioè di non voler rinunciare alla sala cinematografica.

"L’uscita del film è stata rinviata ad aprile 2021 proprio per preservare l’esperienza cinematografica per gli spettatori".

Vedremo cosa succederà e speriamo che la MGM riesca a resistere alle tentazioni. L'uscita del film in sala è fissata per il 2 aprile 2021.

giovedì 21 gennaio 2016

Steve Jobs - la recensione

Dopo il disastroso Jobs del 2013, Danny Boyle e Aaron Sorkin riportano al cinema lo straordinario personaggio di Steve Jobs, e stavolta fanno le cose per bene.

Chi si aspetta il classico film biografico rischia di rimanere spiazzato o deluso. Steve Jobs non è un biopic, non racconta la storia del fondatore della Apple, non racconta delle invenzioni nel garage, del periodo hippie, non mostra l'ascesa di Jobs né i momenti più mediaticamente famosi, come il celebre discorso agli studenti.

Il film di Boyle è diviso in tre atti: 1984, Jobs sta per presentare al mondo il primo Macintosh; 1988, licenziato dalla Apple, Jobs si prepara a lanciare il NeXT; 1998, Jobs è pronto a mostrare il primo iMac. Ambientato sempre nel backstage prima delle presentazioni, Jobs (Fassbender), affiancato dalla fidata collaboratrice Joanna Hoffman (Winslet), si trova ad affrontare e confrontarsi sempre con le stesse persone, la figlia e sua madre, l'amico e co-fondatore della Apple Steve Wozniak, il CEO della Apple John Sculley, l'ingenere informatico Andy Hertzfeld. Attraverso il confronto con questi personaggi si definisce la figura di Steve Jobs, una figura che cambia nel corso del tempo e ogni volta scopriamo dei lati della sua personalità, non sempre positivi, anzi, i primi a venir fuori sono i lati negativi, le ossessioni, la durezza, il cinismo, poi, col passare del tempo il personaggio evolve e vengono fuori le fragilità, i traumi mai superati.
Se da un lato il confronto con la figlia smuove e cerca di scoprire la parte più emotiva e sentimentale del personaggio, a colpire e a raccontare di più sono i confronti con l'amico Woz, durante i quali viene fuori la parte più fredda e imperfetta di Jobs.

Il film si poggia su una struttura geniale e dei dialoghi coinvolgenti e mai banali scritti (non a caso) dal premio Oscar Aaron Sorkin, che con questo film si è portato a casa un meritato Golden Globe ma che inspiegabilmente è stato escluso dalle nomination all'Oscar, quando molto probabilmente avrebbe meritato di vincerlo. A convincere meno è la regia di Danny Boyle. Il regista avrebbe potuto limitarsi a seguire la sceneggiatura e sottolinearla nel migliore dei modi e invece, forse preso da una leggera mania di protagonismo, spesso si mette alla ricerca di inquadrature particolari o ad effetto di cui onestamente non si sentiva il bisogno. Il film però ha un ottimo ritmo, essenziale vista la divisione in tre atti e l'ambientazione limitata nei dietro le quinte.

Oltre alla sceneggiatura di ferro, il film può vantare anche un cast di altissimo livello che offre un'interpretazione corale davvero eccezionale. Molto bravo Michael Fassbender, senza mai eccedere e senza mai cadere nell'imitazione riesce ad essere un ottimo Steve Jobs, anche se forse ha la pecca di non riuscire a spiccare e lasciare il segno come avrebbe dovuto. Chi invece spicca, e anche tanto, è Kate Winslet, assolutamente fantastica nei panni del braccio destro/amica/complice/assistente di Jobs, con uno sguardo o un sospiro riesce ad esprimere più di mille parole. Grazie a questo film ha conquistato il Golden Globe come migliore attrice non protagonista e ha buone probabilità di ripetersi ai prossimi Oscar. Ottimo anche il resto del cast, Jeff DanielsMichael Stuhlbarg, e un sorprendente e bravissimo Seth Rogen.

Ringraziamo Aaron Sorkin e Danny Boyle per aver raccontato nel migliore dei modi (e reso giustizia a) un personaggio affascinante e sfaccettato come Steve Jobs, un uomo consapevole della sua imperfezione che ha cercato con tutte le forze la perfezione nelle sue idee e invenzioni.

lunedì 18 novembre 2013

jOBS - La Recensione

Descrivere la vita, la nascita, le difficoltà, i fallimenti e le vittorie di un uomo come Steve Jobs sicuramente non è un'impresa facile per nessuno (oppure solo per pochi), Joshua Michael Stern ci è riuscito? Non credo.
Stern, con il suo jOBS, ci offre fin dai primi minuti una visione didascalica e al limite del caricaturale di un uomo che di limitato ha ben poco, costruendo un mero biopic studiato a tavolino con tutti i cliché che questo genere di cinema porta con sé, e se il protagonista originario presenta anche una minima vena di "follia", il lavoro risulta anche più semplice del previsto.

Nella pellicola ovviamente aleggia un'aria incoerente e a tratti dannatamente noiosa che non aiuta in alcun modo l'interpretazione dell'inadatto Ashton Kutcher. Ogni movimento che compie, ogni smorfia che fa denotano un irreale spontaneità che anche la sua incredibile somiglianza con il reale Jobs non riesce a rendere credibile la visione d'insieme, anche se il problema più grande è probabilmente l'inutilità del tutto. Il film inizia e finisce senza dare nulla, non lascia nemmeno l'amarezza di un brutto lungometraggio ma solo la sensazione di aver visto qualcosa di inutile. Non è quasi mai appropriato confrontare prodotti simili per demolirne uno ma il paragone con I Pirati di Sillicon Valley e con il più recente The Social Network è inevitabile, due prodotti che inevitabilmente demoliscono su ogni fronte questo banale biopic su Steve Jobs.