Visualizzazione post con etichetta Glenn Close. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Glenn Close. Mostra tutti i post

domenica 14 dicembre 2025

Wake Up Dead Man – Knives Out - la recensione

Dopo un (troppo) breve passaggio nei cinema, è approdato su Netflix il terzo capitolo della saga mistery Knives Out, Wake Up Dead Man.

Padre Jud (O'Connor) è un giovane prete che predica e aspira al cristianesimo dell'accoglienza e del perdono, ma ha un carattere incline alla reazione, anche fisica, ricordi di un passato da pugile e di una esperienza dolorosa per cui sta ancora cercando di fare ammenda. Per calmare il suo temperamento, viene spedito nella piccola comunità di Nostra Signora della Fortezza Perpetua, a Chimney Rock, provincia rurale di New York, nella chiesa di Monsignor Wicks (Brolin), un uomo completamente diverso da padre Jud. Wicks è un prete ultraconservatore misogino, ipocrita, manipolatore aggressivo e carismatico che ha radicalizzato i suoi pochi fedelissimi, un gruppo di persone deboli e insoddisfatte, i quali lo considerano quasi un messia. Padre Jud non lo sopporta e quando, durante la messa del Venerdì Santo, Wicks viene ucciso misteriosamente, in una piccola stanza senza uscite, diventa subito il principale sospettato. Ma in suo soccorso arriva Benoit Blanc (Craig), che ha un pessimo rapporto con la Fede ma smania per risolvere un omicidio apparentemente impossibile.

Rian Johnson, autore di una splendida regia, confezione un altro giallo che gira come un orologio, stavolta aggiungendo elementi nuovi rispetto ai precedenti. Se il primo film prendeva di mira l'avidità di una famiglia ricca, il secondo prendeva in giro la personalità vuota di un miliardario dell'high-tec, questa volta il regista diventa più "politico" e decisamente attuale, puntando il dito contro il fanatismo ideologico, contro quei leader spregiudicati che, con invettive aggressive, distorcendo anche la religione, spargono odio e paura per ottenere il controllo ed essere adorati dalle masse. Il riferimento alla attuale situazione politica americana (e non solo...) è più che evidente.

Ma il regista non dimentica il genere, il messaggio politico è perfettamente inserito nella storia, non prende mai il sopravvento su quello che è il centro del film: un omicidio da risolvere. Ancora una volta, Johnson affonda le mani nei classici del giallo, citando esplicitamente una delle sue fonti d'ispirazione per la storia, "Le tre bare" di John Dickson Carr. Il meccanismo funziona, magari stavolta ci vuole un pochino di più per entrare nella storia, ma tutto poi fila liscio, ogni pezzo va al suo posto nel modo e nel momento giusto. Il regista cambia il tono rispetto ai due precedenti, si fa più oscuro, puntando sul giallo gotico, con alcuni momenti che strizzano l'occhio anche al thriller, ma senza dimenticare deliziosi momenti da commedia.
Se c'è un punto dove il film pecca un po', è nei personaggi secondari. Nei precedenti, in particolare in Cena con Delitto, ogni personaggio aveva il suo spazio, una caratterizzazione ben delineata, e soprattutto un movente, stavolta invece Johnson ne lascia molti sullo sfondo, concentrandosi solo su alcuni, in particolare su Padre Jud, tanto da togliere spazio addirittura al protagonista Benoit Blanc, e questo è un vero peccato.

Daniel Craig è semplicemente meraviglioso nel ruolo di Benoit Blanc, è un personaggio che indossa perfettamente e di cui non abbiamo mai abbastanza, e che qui svela qualcosa di più di sé e della sua storia. Molto bravo Josh O'Connor, un'ottima spalla per Craig, dimostra di essere a suo agio anche con toni da commedia. Bene anche Josh Brolin, assolutamente odioso e sgradevole. Se il resto del cast, come detto, viene lasciato un po' troppo sullo sfondo, a spiccare su tutti è senza dubbio Glenn Close. Attrice fenomenale, e non lo scopriamo oggi, ma lei ce lo ricorda con una performance dalle mille sfaccettature, comica già dall'entrata in scena, capace di microespressioni letali, e alla fine protagonista con una scena di grande intensità.

Wake Up Dead Man è un bel film, un ottimo terzo capitolo di una saga che speriamo continui ancora a questo livello. Peccato che sia uscito in sala solo per pochi giorni, un film così avrebbe meritato il grande schermo e le sale piene.

-

lunedì 30 novembre 2020

Elegia Americana - la recensione

Ha debuttato su Netflix lo scorso 24 novembre l’ultima fatica cinematografica di Ron Howard, Hillbilly Elegy, impropriamente tradotto con il titolo Elegia Americana, "Hillbilly" infatti è un termine dispregiativo utilizzato da persone che vivono in città e metropoli per definire un individuo che viene dalle zone rurali e che è, di conseguenza, piuttosto "rozzo" perché lontano dagli agi della "civiltà".

Il film racconta le vicende di tre generazioni solo apparentemente differenti tra loro: J.D. Vance (Gabriel Basso), al quale si deve peraltro questa trasposizione cinematografica grazie alla sua riuscita autobiografia, si lascia alle spalle la vita da marine e studia legge a Yale. In lizza per ottenere il lavoro che ha sempre desiderato, che gli consentirebbe di cambiare finalmente la sua vita, riceve una telefonata urgente dalla sorella (Haley Bennett). Colto, come un fulmine a ciel sereno, dalla notizia del ricovero della madre Bev (Amy Adams), infermiera tossicodipendente che raramente si è presa cura del figlio, J.D. si trova costretto a fare ritorno in Ohio, nel suo paese di origine ai piedi degli Appalachi.

Il film ha una struttura piuttosto convenzionale: si alternano flashback e flashforward che rendono pesante la visione e il tutto ha un sapore antico, come l’eco di un qualcosa di già vissuto e sentito. Nonostante il montaggio dispersivo e ridondante, si riesce comunque a cogliere l’amaro che Ron Howard intendeva trasmettere e con la sua regia tagliente porta alla luce lo spaccato sociale di un paese ben distante da quello del Sogno Americano al quale siamo abituati: ci racconta un paese spezzato, sanguinante nel quale violenza, disuguaglianze, povertà e rabbia la fanno da padrone. Ci si ritrova in un guado nel quale è sempre più difficile incedere; la melma impasta le gambe, ci inzuppa sempre di più in questo vortice di sofferenza.

Uno dei punti di forza assoluti di questa pellicola è la colonna sonora di Hans Zimmer (qui con David Fleming), non nuovo a collaborazioni con Howard, per il quale ha creato alcune delle più trascinanti soundtrack della sua carriera.
La nota di merito è interamente dedicata a nonna Mamaw, figura salvifica che sarà il punto di riferimento di J.D. nel suo percorso per diventare uomo, interpretata da una sublime Gleen Close, quasi totalmente irriconoscibile sotto un make-up da 10 e lode. Un’attrice tra le migliori della sua generazioni che purtroppo non è mai riuscita a conquistare la statuetta più ambita, ci si augura che almeno la sua nomination sia assicurata. Non sulla stessa lunghezza d'onda l'interpretazione di Amy Adams, piuttosto ridondante e a grandi tratti stereotipata, risulta inefficace e poco sfaccettata.

In conclusione, Elegia Americana non brilla per ritmo, ma appare esacerbata su più di un aspetto, quando si avvicina l'idea di una svolta, torna ancora una volta sui suoi passi, rimanendo incastrata in un loop che appare infinito e non decolla. Ricorda molto una complicata ricetta eseguita da un pessimo cuoco: deliziosa sulla carta, si ha l'acquolina sin dalla prima lettura, ma una volta portata la forchetta alle labbra, ci si rende conto di quanto le aspettative siano state deluse.

domenica 24 febbraio 2019

Independent Spirit Awards 2019 - vince 'Se la Strada Potesse Parlare'

Come da tradizione, il giorno prima degli Oscar vengono assegnati gli Independent Spirit Awards, i premi del Cinema indipendente americano (con un budget inferiore ai 20 milioni di dollari).

A vincere come miglior film è stato Se la Strada Potesse Parlare di Barry Jenkins, che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia.
Tra gli attori, ancora una conferma per Glenn Close (The Wife), premiata come migliore attrice, e per Regina King (Se la Strada Potesse Parlare) nella categoria delle migliori attrici non protagoniste. Il premio come migliore attore protagonista è stato assegnato invece a Ethan Hawke (Firts Reformed), che non è candidato agli Oscar, mentre quello come migliore attore non protagonista è andato a Richard E. Grant (Copia Originale).

C'è anche un po' di Italia tra i vincitori, due riconoscimenti infatti sono andati a Suspiria, il film di Luca Guadagnino è stato premiato per la migliore fotografia e ha poi ricevuto il premio Robert Altman.
Un premio anche per Roma di Alfonso Cuaron, premiato come miglior film internazionale. Sorry To Bother You è la migliore opera prima.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior film: Se la strada potesse parlare

Miglior regista: Barry Jenkins (Se la strada potesse parlare)

Miglior attrice protagonista: Glenn Close (The Wife)

Miglior attore protagonista: Ethan Hawke (First Reformed)

Miglior attrice non protagonista: Regina King (Se la strada potesse parlare)

Miglior attore non protagonista: Richard E. Grant (Copia originale)

Miglior opera prima: Sorry To Bother You

Miglior sceneggiatura: Copia originale

Miglior sceneggiatura opera prima: Eighth Grade

Miglior fotografia: Sayombhu Mukdeeprom (Suspiria)

Miglior montaggio: A Beautiful Day

Miglior documentario: Won't You Be My Neighbor?

Miglior film internazionale: Roma

Premio Robert Altman: Suspiria

Premio John Cassavetes: En el Septimo Dia

Bonnie Award: Debra Granik

Premio al produttore: Shrihari Sathe

Premio Someone To Watch (Qualcuno da tenere d'occhio): Alex Moratto, regista di Socrates

Premio Truer Than Fiction: Bing Liu, regista di Minding The Gap.

lunedì 28 gennaio 2019

SAG Awards 2019 - i vincitori per Cinema e Tv

Consegnati nella notte gli Screen Actors Guild Awards 2019, i premi del sindacato degli attori, che rimescolano un po' le carte in vista degli Oscar 2019.

A portarsi a casa il premio per il miglior cast (praticamente il miglior film), a sorpresa, è stato Black Panther. Con questo importante riconoscimento, il cinecomic della Marvel rientra prepotentemente in corsa per l'Oscar come miglior film, dove se la vedrà con Roma e Green Book. Sembra invece fuori dai giochi A Star is Born, a secco anche nella nottata dei SAG.

Conferme in tre categorie degli attori. Glenn Close (The Wife) e Rami Malek (Bohemian Rhapsody) vincono il SAG come migliori attori protagonisti, Mahershala Ali (Green Book) quello come migliore attore non protagonista.
Diverso a parte per la categoria migliore attrice non protagonista, a trionfare è stata Emily Blunt, per la sua ottima interpreteazione in A Quiet Place. In ottica Oscar, in questa categoria, le cose sono un po' confuse, la vincitrice del Golden Globe Regina King, incredibilmente, era assente nella cinquina dei SAG, mentre Emily Blunt non è stata nominata (anche in questo caso, incredibilmente) agli Oscar. Tra le due "litiganti" alla fine a spuntarla potrebbe essere Amy Adams? lo sapremo il 24 febbraio.

Per la Tv, ennesimo trionfo per le serie The Marvelous Mrs. Maisel e This is Us.

Ecco l'elenco dei vincitori.

CINEMA 
Miglior cast d’insieme
Black Panther

Migliore attrice protagonista
Glenn Close, The Wife

Miglior attore protagonista
Rami Malek, Bohemian Rhapsody

Migliore attrice non protagonista
Emily Blunt, A Quiet Place

Miglior attore non protagonista
Mahershala Ali, Green Book

Miglior cast di controfigure
Black Panther


TV
Miglior Performance di un Attore in un film tv o miniserie
Darren Criss, “Assassination of Gianni Versace”

Miglior Performance di un’Attrice in un film tv o miniserie
Patricia Arquette, “Escape at Dannemora”

Miglior Performance di un Attore in una serie drammatica
Jason Bateman, “Ozark”

Miglior Performance di un’Attrice in una serie drammatica
Sandra Oh, “Killing Eve”

Miglior Performance di un Attore in una serie comedy
Tony Shalhoub, The Marvelous Mrs. Maisel

Miglior Performance di un’Attrice in una serie comedy
Rachel Brosnahan, “The Marvelous Mrs. Maisel”

Miglior Performance di un cast in una serie drammatica
This Is Us

Miglior Performance di un cast in una serie comedy
The Marvelous Mrs. Maisel

Miglior Performance degli stunt in una serie tv
Glow

lunedì 7 gennaio 2019

Golden Globes 2019 - trionfano 'Bohemian Rhapsody' e 'Green Book'

Si sono tenuti questa notte i Golden Globe 2019, che rimescolano un po' le carte in vista degli Oscar, i pronostici delle ultime infatti settimane non sono stati rispettati.

A trionfare sono stati Green Book, come miglior film commedia o musicale, e Bohemian Rhapsody, come miglior film drama

Sorprese anche nelle cinquine degli attori. Rami Malek (Bohemian Rhapsody) ha vinto come migliore attore drama, la straordinaria Glenn Close (The Wife) si è portata a casa (finalmente!) il Globo d'Oro come migliore attrice drama. Olivia Colman (La Favorita) e Christian Bale (Vice) sono è stati premiati come migliori attori protagonisti commedia o musical.
A questo punto, aspettando sempre i SAG Awards, la sfida per gli Oscar potrebbe vedere i duelli "Glenn Close vs Olivia Colman" e "Rami Malek vs Christian Bale".
Per le categorie non protagonisti, Mahershala Ali (Green Book) ha vinto il suo primo Globo d'Oro, mentre tra le attrici ha trionfato Regina King (Se la Strada Potesse Parlare), che non è stata candidata ai SAG.

Alla fine, il film più premiato della serata è stato Green Book, che si è portato a casa tre Golden Globe in tutti, compreso quello per la migliore sceneggiatura. Due Globi anche per Alfonso Cuaron e il suo Roma, migliore regia e film straniero. Miglior film d'animazione Spider-Man: Un Nuovo Universo.

E il super favorito A Star is Born? si è dovuto accontentare di un solo premio, giustissimo, quello per la migliore canzone. Un premio anche per lo snobbatissimo First Man.

Per la Tv, finalmente premiata la serie The Americans, miglior serie drama. Ottimo risultato anche per The Kominski Method e The Assassination of Gianni Versace, entrambi hanno visto trionfare anche i propri attori, Michael Douglas per il primo, Darren Criss per il secondo (anche se questo premio lascia un po' perplessi visti gli altri candidati).

Del tutto inaspettato, ma decisamente gradito, il Globo d'Oro a Ben Whishaw per A Very English Scandal. Premiata a sorpresa anche la presentatrice della serata Sandra Oh (Killing Eve), che ha battuto la favorita Julia Roberts.

Ecco l'elenco di tutti i vincitori.

CINEMA

MIGLIOR FILM DRAMMATICO
Black Panther
BlacKkKlansman
Bohemian Rhapsody
If Beale Streat Could Talk
A Star Is Born

MIGLIOR COMMEDIA O MUSICAL
Crazy Rich Asians
The Favourite
Green Book
Mary Poppins Returns
Vice

MIGLIOR ATTORE DRAMA
Bradley Cooper (“A Star Is Born”)
Willem Dafoe (“At Eternity’s Gate”)
Lucas Hedges (“Boy Erased”)
Rami Malek (“Bohemian Rhapsody”)
John David Washington (“BlacKkKlansman”)

MIGLIORE ATTRICEDRAMA
Glenn Close (“The Wife”)
Lady Gaga (“A Star Is Born”)
Nicole Kidman (“Destroyer”)
Melissa McCarthy (“Can You Ever Forgive Me?”)
Rosamund Pike (“A Private War”)

MIGLIOR ATTORE COMMEDIA O MUSICAL
Christian Bale (“Vice”)
Lin-Manuel Miranda (“Mary Poppins Returns”)
Viggo Mortensen (“Green Book”)
Robert Redford (“The Old Man & the Gun”)
John C. Reilly (“Stan & Ollie”)

MIGLIORE ATTRICE COMMEDIA O MUSICAL
Emily Blunt (“Mary Poppins Returns”)
Olivia Colman (“The Favourite”)
Elsie Fisher (“Eighth Grade”)
Charlize Theron (“Tully”)
Constance Wu (“Crazy Rich Asians”)

MIGLIOR REGISTA
Bradley Cooper – A Star is Born
Alfonso Cuaron – Roma
Peter Farrelly – Green Book
Spike Lee – Blackkklansman
Adam McKay – Vice

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Mahershala Ali (“Green Book”)
Timothee Chalamet (“Beautiful Boy”)
Adam Driver (“BlacKkKlansman”)
Richard E. Grant (“Can You Ever Forgive Me?”)
Sam Rockwell (“Vice”)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Amy Adams (“Vice”)
Claire Foy (“First Man”)
Regina King (“If Beale Street Could Talk”)
Emma Stone (“The Favourite”)
Rachel Weisz (“The Favourite”)

MIGLIOR SCENEGGIATURA
Alfonso Cuaron (“Roma”)
Deborah Davis and Tony McNamara (“The Favourite”)
Barry Jenkins (“If Beale Street Could Talk”)
Adam McKay (“Vice”)
Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Brian Currie (“Green Book”)

MIGLIOR COLONNA SONORA
Marco Beltrami (“A Quiet Place”)
Alexandre Desplat (“Isle of Dogs”)
Ludwig Göransson (“Black Panther”)
Justin Hurwitz (“First Man”)
Marc Shaiman (“Mary Poppins Returns”)

MIGLIOR CANZONE
“All the Stars” (“Black Panther”)
“Girl in the Movies” (“Dumplin’”)
“Requiem For A Private War” (“A Private War”)
“Revelation’ (“Boy Erased”)
“Shallow” (“A Star Is Born”)

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
“Incredibles 2”
“Isle of Dogs”
“Mirai”
“Ralph Breaks the Internet”
“Spider-Man: Into the Spider-Verse”

MIGLIOR FILM STRANIERO
“Capernaum”
“Girl”
“Never Look Away”
“Roma”
“Shoplifters”

-
TV

MIGLIOR SERIE TV – COMMEDIA O MUSICAL
“Barry” (HBO)
“The Good Place” (NBC)
“Kidding” (Showtime)
“The Kominsky Method” (Netflix)
“The Marvelous Mrs. Maisel” (Amazon)

MIGLIOR MINISERIE O FILM TV
“The Alienist” (TNT)
“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story” (FX)
“Escape at Dannemora” (Showtime)
“Sharp Objects” (HBO)
“A Very English Scandal” (Amazon)

MIGLIOR SERIE TV DRAMMATICA
“The Americans”

“Bodyguard”
“Homecoming”
“Killing Eve”
“Pose”

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE/FILM TV
Amy Adams (“Sharp Objects”)
Patricia Arquette (“Escape at Dannemora”)
Connie Britton (“Dirty John”)
Laura Dern (“The Tale”)
Regina King (“Seven Seconds”)

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE/FILM TV

Antonio Banderas (“Genius: Picasso”)
Daniel Bruhl (“The Alienist”)
Darren Criss (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Benedict Cumberbatch (“Patrick Melrose”)
Hugh Grant (“A Very English Scandal”)

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE
Alex Bornstein (The Marvelous Mrs. Maisel)
Patricia Clarkson (Sharp Objects)
Penelope Cruz (The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story)
Thandie Newton (Westworld)
Yvonne Strahovski (The Handmaid’s Tale)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE
Alan Arkin (“The Kominsky Method”)
Kieran Culkin (“Succession”)
Edgar Ramirez (“The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story”)
Ben Whishaw (“A Very English Scandal”)
Henry Winkler (“Barry”)

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE TV COMMEDIA/MUSICAL
Kristen Bell (“The Good Place”)
Candice Bergen (“Murphy Brown”)
Alison Brie (“Glow”)
Rachel Brosnahan (“The Marvelous Mrs. Maisel”)
Debra Messing (“Will & Grace”)

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE TV COMMEDIA/MUSICAL
Sasha Baron Cohen (Who Is America?)
Jim Carrey (Kidding)
Michael Douglas (The Kominsky Method)
Donald Glover (Atlanta)
Bill Hader (Barry)

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE TV DRAMMATICA
Caitriona Balfe (“Outlander”)
Elisabeth Moss (“Handmaid’s Tale”)
Sandra Oh (“Killing Eve”)
Julia Roberts (“Homecoming”)
Keri Russell (“The Americans”)

MIGLIOR ATTORE IN UNA SERIE TV DRAMMATICA
Jason Bateman (“Ozark”)
Stephan James (“Homecoming”)
Richard Madden (“Bodyguard”)
Billy Porter (“Pose”)
Matthew Rhys (“The Americans”)

sabato 17 novembre 2018

Independent Spirit Awards 2019 - le nomination

La stagione dei premi si avvicina, e come sempre ad aprire le danze sono le nomination ai Film Independent Spirit Awards 2019, il premio più importante del Cinema indipendente USA (sotto i 20 milioni di dollari di budget), assegnato dalla Film Independent (associazione no profit a sostegno dell'arte).

A guidare le nomination è il film We the Animals, che ha ricevuto 5 candidature ma non quella per il miglior film. Quattro le nomination per i film Eight Grade, First Reformed, e You Were Never Really Here.
Tra le attrici candidate, spiccano le nomination di Glenn Close (The Wife) e Toni Collette (Hereditary), due nomi che potremmo (speriamo) ritrovare anche agli Oscar. Tra gli attori, nomination per Joaquin Phoenix per il film You Were Never Really Here, con cui ha vinto il premio come la migliore interpretazione maschile a Cannes 2017.

C'è spazio anche per l'Italia. Suspiria di Luca Guadagnino è stato nominato nella sezione miglior fotografia, ma riceverà anche il Robert Altman Award, un premio "generale" (cast, regia, ecc) al film. Infine, nella cinquina dei miglior film stranieri c'è anche Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, che dovrà vedersela con i due favoriti, Roma di Alfonso Cuaron e The Favourite di Yorgos Lanthimos.


La cerimonia di premiazione si svolgerà il prossimo 23 febbraio, la sera prima degli Oscar.

Ecco l'elenco dei nominati.

BEST FEATURE
Eighth Grade
First Reformed
If Beale Street Could Talk
Leave No Trace
You Were Never Really Here

BEST FIRST FEATURE
Hereditary
Sorry to Bother You
The Tale
We the Animals
Wildlife

BEST DIRECTOR
Debra Granik, LEAVE NO TRACE
Barry Jenkins, IF BEALE STREET COULD TALK
Tamara Jenkins, PRIVATE LIFE
Lynne Ramsay, YOU WERE NEVER REALLY HERE
Paul Schrader, FIRST REFORMED

BEST FEMALE LEAD
Glenn Close, THE WIFE
Toni Collette, HEREDITARY
Elsie Fisher, EIGHTH GRADE
Regina Hall, SUPPORT THE GIRLS
Helena Howard, MADELINE’S MADELINE
Carey Mulligan, WILDLIFE

BEST MALE LEAD
John Cho, SEARCHING
Daveed Diggs, BLINDSPOTTING
Ethan Hawke, FIRST REFORMED
Christian Malheiros, SÓCRATES
Joaquin Phoenix, YOU WERE NEVER REALLY HERE

BEST SUPPORTING FEMALE
Kayli Carter, PRIVATE LIFE
Tyne Daly, A BREAD FACTORY
Regina King, IF BEALE STREET COULD TALK
Thomasin Harcourt McKenzie, LEAVE NO TRACE
J. Smith-Cameron, NANCY

BEST SUPPORTING MALE
Raúl Castillo, WE THE ANIMALS
Adam Driver, BLACKKKLANSMAN
Richard E. Grant, CAN YOU EVER FORGIVE ME?
Josh Hamilton, EIGHTH GRADE
John David Washington, MONSTERS AND MEN

BEST CINEMATOGRAPHY
Ashley Connor, MADELINE’S MADELINE
Diego Garcia, WILDLIFE
Benjamin Loeb, MANDY
Sayombhu Mukdeeprom, SUSPIRIA
Zak Mulligan, WE THE ANIMALS

BEST SCREENPLAY
Richard Glatzer (Writer/Story By), Rebecca Lenkiewicz & Wash Westmoreland, COLETTE
Nicole Holofcener & Jeff Whitty, CAN YOU EVER FORGIVE ME?
Tamara Jenkins, PRIVATE LIFE
Boots Riley, SORRY TO BOTHER YOU
Paul Schrader, FIRST REFORMED

BEST FIRST SCREENPLAY
Bo Burnham, EIGHTH GRADE
Christina Choe, NANCY
Cory Finley, THOROUGHBREDS
Jennifer Fox, THE TALE
Quinn Shephard (Writer/Story By) and Laurie Shephard (Story By), BLAME

BEST EDITING
Joe Bini, YOU WERE NEVER REALLY HERE
Keiko Deguchi, Brian A. Kates & Jeremiah Zagar, WE THE ANIMALS
Luke Dunkley, Nick Fenton, Chris Gill & Julian Hart, AMERICAN ANIMALS
Anne Fabini, Alex Hall and Gary Levy, THE TALE
Nick Houy, MID90S

BEST DOCUMENTARY
- HALE COUNTY THIS MORNING, THIS EVENING
- MINDING THE GAP
- OF FATHERS AND SONS
- ON HER SHOULDERS
- SHIRKERS
- WON’T YOU BE MY NEIGHBOR?

BEST INTERNATIONAL FILM
BURNING (South Korea)
THE FAVOURITE (United Kingdom)
LAZZARO FELICE (Italia)
ROMA (Mexico)
SHOPLIFTERS (Japan)

ROBERT ALTMAN AWARD
Suspiria

BONNIE AWARD
Debra Granik
Tamara Jenkins
Karyn Kusama

JOHN CASSAVETES AWARD
A Bread Factory
En el Septimo Dia
Never Goin’ Back
Socrates
Thunder Road

martedì 10 ottobre 2017

Hollywood contro Harvey Weinstein dopo le accuse di molestie sessuali

Un'ombra cupa aleggia su Hollywood.

La notizia delle decine di denunce per molestie sessuali contro Harvey Weinstein, uno dei produttori cinematografici più importanti e prolifici, hanno scosso violentemente l'opinione pubblica americana, la politica e, ovviamente, il mondo del cinema.
Un quadro davvero sconcertante quello che sta venendo fuori dai racconti e dalle dichiarazioni delle vittime, portate alla luce da un'inchiesta del New York Times. Sconcertante quanto la notizia delle otto donne che sarebbero state pagate per non denunciare, o come l'ammissione di colpa dello stesso Weinstein, che con una lettera si è scusato per il suo comportamento, ammettendo di fatto di aver davvero molestato tutte quelle donne. Una difesa in cui però il produttore ha anche scritto che è cresciuto negli anni '60/'70, "quando tutte le regole di comportamento sul posto di lavoro erano diverse. Quella era la cultura all'epoca". Della serie, quando la toppa è peggiore del buco.

Nelle ultime ore si sono susseguiti commenti e condanne da parte di attori, attrici e registi che hanno lavorato, anche più di una volta, con il produttore.
Tra le dichiarazioni più rilevanti e decise (e retwittate) ci sono quelle di Kate Winslet e Glenn Close [nelle foto]. Molto dura anche Jessica Chastain, tra le più attive online sull'argomento, che ha esortato gli uomini a prendere posizione e poi riguardo Harvey Weinstein ha scritto: "Ero stata avvisata fin dall'inizio. Queste storie giravano da tempo. Negare che sia accaduto significa creare le condizioni affinché accada di nuovo".


Anche George Clooney ha commentato l'accaduto e anche lui ha ammesso che le voci c'erano e da molto tempo: "Avevo sentito delle semplici voci, negli anni 90, su alcune attrici che erano state con Harvey per avere un ruolo. Ma quando apprendiamo che otto donne sono state pagate [per non sporgere denuncia]... in questo caso siamo su un piano del tutto diverso e non c’è alcun modo di venirne fuori bene. Non c’è niente da dire se non che è un comportamento indifendibile".

Commento di Glenn Close
Jennifer Lawrence ha definito "disturbanti" le notizie su Weinstein: "Ho lavorato con Harvey e non ho subito alcuna forma di molestia, né ho mai saputo nulla di queste accuse. Trovo che questo genere di abusi sia del tutto intollerabile. Il mio cuore è con tutte le donne che hanno dovuto subire un comportamento simile. Vorrei ringraziarle di persona per il coraggio che hanno avuto nel parlarne apertamente".
Kevin Smith ha scritto su Twitter di provare vergogna per aver collaborato con Weinstein: "Ha finanziato i primi 14 anni della mia carriera e ora so che, mentre io facevo profitti, c’era chi stava provando una grande sofferenza. Tutto questo mi fa provare una gran vergogna".

Il regista James Gunn, oltre a due durissimi tweet, ha scritto una lunga lettera pubblicata da diversi siti e riviste di cinema. Dame Judi Dench ha dichiarato di essere stata sempre completamente all'oscuro riguardo a questi comportamenti, e ha espresso solidarietà alle vittime. Commenti molto simili anche da parte di Emma Thompson, Seth Rogen, Mark Ruffalo, Jeff Bridges, Julianne Moore, Lena Dunham, e tanti altri.

Tra i commenti più attesi quello di Meryl Streep, che nel 2012 dal palco dei Golden Globe aveva chiamato Weinstein "Dio". L'attrice si è detta disgustata. "Le donne coraggiose che hanno fatto sentire la loro voce per denunciare gli abusi sono eroine", ha scritto la Streep in un comunicato, aggiungendo: "Non tutti sapevano. Io non sapevo degli accordi economici con attrici e colleghe; non sapevo degli incontri in stanze d'albergo, nel bagno o di altri atti inappropriati e coercitivi. Harvey è sempre stato rispettoso con me e con molti altri con cui ha lavorato. Non sapevo di queste azioni, non sapevo che avesse avuto incontri nella sua camera d’albergo, nel suo bagno, o compiuto azioni inappropriate o violenze. Il comportamento è imperdonabile".

Commento di Kate Winslet
Tra queste donne coraggiose ci sono le attrici Ashley Judd, che ha raccontato di come il produttore volesse che lei lo guardasse fare la doccia, e Rose McGowan, che su Twitter ha postato una sua foto di qualche anno fa scrivendo "Questa è la ragazza che è stata ferita da un mostro", ma nelle ultime ore si sono aggiunte altre testimonianze, di persone famose e non. Una di queste è Romola Garai. L'attrice britannica ha raccontato di aver incontrato il produttore quando aveva 18 anni, perché anche dopo i provini le attrici dovevano essere "personalmente approvate da lui". L'attrice ha dichiarato di essere stata ricevuta in una stanza d'albergo con Weinstein che gli ha aperto la porta in vestaglia. "Avevo solo 18 anni. Mi sono sentita violata", ha detto l'attrice che ha poi definito quel comportamento come un abuso di potere.
Un'altra testimonianza è arrivata da un'ex cameriera del ristorante del palazzo in cui risiedeva l'ufficio di Weinstein. La donna ha dichiarato che le ragazze, "molto giovani, sempre belle ed eleganti", venivano ricevute in incontri privati che prevedevano anche un tour degli uffici fuori l'orario di lavoro, incontri che duravano anche ore e da cui le ragazze uscivano sempre sconvolte "tanto da riuscire a malapena a finire il bicchiere che aveva iniziato a bere".

Lo scandalo intanto si allarga e rischia di coinvolgere altre celebrità. Nelle ultime ore una giornalista ha dichiarato che Matt Damon e Russell Crowe fecero pressioni sul giornale per cui lavorava per non far uscire un'inchiesta in cui si parlava di una donna che era stata pagata per tenere la bocca chiusa dopo un incontro sessuale "non voluto" con Weinstein. Il giornale però ha smentito le pressioni. I due attori non hanno ancora commentato.

Sicuramente nelle prossime settimane ci saranno altre rivelazioni e altre testimonianze. Intanto la Weinstein Company, che teme grosse ripercussioni sul piano lavorativo, ha licenziato Harvey Weinstein e poi si è chiusa nel silenzio.

AGGIORNAMENTO

Tra le donne molestate da Harvey Weinstein anche Asia Argento. L'attrice romana ha rilasciato un'intervista al New Yorker in cui ha raccontato la serata da incubo vissuta con il produttore.
Il brutto fatto è avvenuto nel 1999, quando l'attrice aveva 21 anni. Asia Argento ha dichiarato di essere stata invitata a un party della Miramax, ma una volta arrivata in albergo il party non c'era. Lì ha trovato solo Harvey Weinstein, che si è presentato in vestaglia e con una lozione per massaggi. L'attrice racconta di essersi rifiutata di fare un massaggio e che a quel punto Weinstein ha abusato di lei. "Gli ho detto di fermarsi ma mi ha spaventato", ha raccontato l'attrice, "Un uomo grande, grosso e grasso che ti costringe a fare cose che non vuoi. E' stato come un mostro di una brutta favola. Dopo quel giorno, quando lo guardavo negli occhi mi sentivo debole. Dopo la violenza, lui aveva vinto".

L'attrice ha raccontato anche di come mesi dopo Weinstein abbia continuato a chiamarla per offrirle regali costosi. Asia Argento ha riproposto questa stessa scena nel suo film Scarlet Diva, e ha raccontato che una donna, dopo aver visto il film, le ha chiesto se quell'uomo nel film rappresentasse proprio Harvey Weinstein. Lo stesso produttore, vendendo la scena, si è riconosciuto, e ha mandato un messaggio all'attrice in cui diceva "Ah ah ah, molto divertente!" e poi si è scusato per quanto accaduto.

Asia Argento ha dichiarato che ancora oggi si sente male a raccontare quanto accaduto quel giorno, e di avere un grosso rimpianto. "Il brutto di esserne stata vittima è che mi sento responsabile, perché se fossi stata una donna forte, gli avrei tirato un calcio nelle palle e sarei scappata", ha detto l'attrice al New Yorker, "Ma non l'ho fatto. Sono passati 20 anni da quella storia e se non l'ho fatta uscire prima è perché avevo paura. Lui ha fatto male a tante persone in passato".

Una storia davvero orribile.