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domenica 24 febbraio 2019

Independent Spirit Awards 2019 - vince 'Se la Strada Potesse Parlare'

Come da tradizione, il giorno prima degli Oscar vengono assegnati gli Independent Spirit Awards, i premi del Cinema indipendente americano (con un budget inferiore ai 20 milioni di dollari).

A vincere come miglior film è stato Se la Strada Potesse Parlare di Barry Jenkins, che si è portato a casa anche il premio per la migliore regia.
Tra gli attori, ancora una conferma per Glenn Close (The Wife), premiata come migliore attrice, e per Regina King (Se la Strada Potesse Parlare) nella categoria delle migliori attrici non protagoniste. Il premio come migliore attore protagonista è stato assegnato invece a Ethan Hawke (Firts Reformed), che non è candidato agli Oscar, mentre quello come migliore attore non protagonista è andato a Richard E. Grant (Copia Originale).

C'è anche un po' di Italia tra i vincitori, due riconoscimenti infatti sono andati a Suspiria, il film di Luca Guadagnino è stato premiato per la migliore fotografia e ha poi ricevuto il premio Robert Altman.
Un premio anche per Roma di Alfonso Cuaron, premiato come miglior film internazionale. Sorry To Bother You è la migliore opera prima.

Ecco l'elenco dei vincitori.

Miglior film: Se la strada potesse parlare

Miglior regista: Barry Jenkins (Se la strada potesse parlare)

Miglior attrice protagonista: Glenn Close (The Wife)

Miglior attore protagonista: Ethan Hawke (First Reformed)

Miglior attrice non protagonista: Regina King (Se la strada potesse parlare)

Miglior attore non protagonista: Richard E. Grant (Copia originale)

Miglior opera prima: Sorry To Bother You

Miglior sceneggiatura: Copia originale

Miglior sceneggiatura opera prima: Eighth Grade

Miglior fotografia: Sayombhu Mukdeeprom (Suspiria)

Miglior montaggio: A Beautiful Day

Miglior documentario: Won't You Be My Neighbor?

Miglior film internazionale: Roma

Premio Robert Altman: Suspiria

Premio John Cassavetes: En el Septimo Dia

Bonnie Award: Debra Granik

Premio al produttore: Shrihari Sathe

Premio Someone To Watch (Qualcuno da tenere d'occhio): Alex Moratto, regista di Socrates

Premio Truer Than Fiction: Bing Liu, regista di Minding The Gap.

martedì 23 ottobre 2018

[RomaFF13] Se la strada potesse parlare - la recensione

Barry Jenkins torna alla Festa del Cinema di Roma dopo il meraviglioso Moonlight, vincitore dell'Oscar come miglior film nel 2017, e lo fa con Se la strada potesse parlare, tratto da un romanzo di James Baldwin, ed è un film tanto diverso quanto simile al precedente. 


Siamo sempre nell'America nera, quel ghetto che è diventato ormai simbolo di ingiustizia e prevaricazione senza speranza, ed è sempre una storia d'amore a essere protagonista della storia, ma dove Moonlight descriveva in tre atti distinti la crescita e la presa di coscienza di sé di Chiron, bambino che diventa uomo, qui il racconto è molto più corale e gira intorno a Alonzo, detto Fonny, e Tish, due ragazzi come tanti che sognano una vita insieme, che si amano e vivono quotidianamente la discriminazione, fino a quando questa non diventa prevaricazione, ingiustizia, e una vera e propria "caccia alle streghe"che porterà Fonny in prigione, accusato di uno stupro che non avrebbe mai potuto commettere, e Tish a una lotta senza via d'uscita per riportare il suo innamorato da lei.

Barry Jenkins ha la straordinaria capacità di raccontare storie con la delicatezza di una fiaba, di descrivere l'amore in ogni suo aspetto, che sia esso romantico o sensuale, o semplicemente la vita di tutti i giorni, senza mai diventare melenso o banale o noioso, senza fatica si rimane rapiti dalla storia di Tish e Fonny. 
Oltre la storia d'amore, questa delicatezza, meravigliosamente incarnata dalla voce e dal volto di Kiki Layne, si ripercuote su tutto, dalla famiglia di Tish, unita e piena di amore e di gioia, a quella fondamentalista e oppressiva di Fonny, finanche alla strada, quella strada che se potesse parlare racconterebbe di violenze e soprusi, di povertà e razzismo, ma anche di due giovani innamorati che camminano insieme sotto la pioggia o si abbracciano per festeggiare una vita che sta solo per iniziare.


Non è facile rimanere indifferenti davanti a quanto si vede sullo schermo e in più di un'occasione la commozione può prendere il sopravvento, ma non è mai imposta, Jenkins non spinge mai sul tasto del dramma, anche quando di dramma ce ne sarebbe moltissimo, ed è proprio questa la grande forza del suo cinema, l'abilità nel rendere naturali le emozioni, in un certo ottimismo di fondo che lascia un sorriso sulle labbra. 
Guardiamolo bene questo film, perché se con Moonlight vi era stata la sorpresa, adesso con Se la strada potesse parlare abbiamo la conferma che Barry Jenkins potrà dire la sua anche in questa stagione.