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giovedì 23 dicembre 2021

James Franco parla dello scandalo che lo ha travolto e ammette le sue colpe

Era il 2018, nel pieno dell'onda MeToo, James Franco veniva accusato di molestie sessuali da alcune studentesse della sua scuola di recitazione, la Studio 4, che ha poi chiuso i battenti.

Oggi, a quattro anni da quelle accuse, dopo un patteggiamento milionario per calmare le acque, e l'allontanamento volontario dalle scene, James Franco ha deciso di parlare di quanto accaduto ammettendo di aver sbagliato in molte cose
Durante una lunga intervista al programma radiofonico The Jess Cagle Show su SiriusXM, l'attore ha parlato della dipendenza dall'alcol con cui combatte da quando aveva 17 anni e che, con l'arrivo del grande successo, è diventata dipendenza dal sesso.

"Mentre cercavo di avere successo, l’attenzione da parte delle donne e il successo con loro sono diventati una enorme fonte di conferma per me. […] Il problema è che non era mai abbastanza, come qualsiasi droga. Diventava un loop infinito. Nel frattempo, continuavo ad andare agli incontri per alcolisti, rimanendo sobrio. Quindi nella mia testa dicevo: “Beh, sono sobrio. Vivo una vita spirituale”. Ma in realtà mi comportavo in maniera decisamente diversa, e non me ne rendevo conto. […] È una droga potentissima, sono rimasto dipendente per oltre vent’anni. La cosa insidiosa è che nel frattempo continuavo a essere sobrio dall’alcol".

Parlando poi delle studentesse con cui "ha dormito", James Franco ha negato la presenza di un sistema nella scuola per trovare ragazze da sfruttare, ma ha ammesso di essere stato "completamente cieco nei confronti delle dinamiche del potere", che non è corretto difendersi dicendo che quei rapporti sono stati consensuali, e che il corso "scene di sesso" presente nel programma della scuola è stata una delle cose più stupide che ha fatto, doveva essere solo una provocazione e non una vera lezione su come fare scene di sesso.

Ma perché parlare oggi? "Ci sono state delle situazioni nelle quali ho fatto delle cose consensuali con una studentessa e non avrei dovuto. […] Nel 2018 sono state espresse delle lamentele su di me, è stato scritto un articolo e mi sono detto: “Starò buono. Mi prenderò una pausa”. Non mi sembrava il momento giusto per dire qualcosa. C'erano persone molto arrabbiate con me, e dovevo ascoltarle. […] L’istinto naturale dell’uomo, in queste situazioni, è fermare tutto, chiedere scusa e andare avanti. Ma quel comportamento non ti permette di lavorare e guardare cosa c’è sotto. Qualsiasi cosa tu abbia fatto, probabilmente quel comportamento o quel pattern nasconde un iceberg. Tu sei cieco e non basta chiedere scusa per risolvere la cosa. […] Ho dovuto lavorare molto su me stesso e ora sono abbastanza sicuro di me per dire: sono passati quattro anni. Ho già avuto dei problemi con abusi di sostanze in passato. Dovevo affrontare ancora delle cose legate alla dipendenza. Ho utilizzato questo tempo per analizzare cosa è successo e cambiare chi ero. [...] Se c’è qualcosa di positivo è il fatto che sono cambiato. Mi ha dato l’opportunità e l’incentivo a lavorare su me stesso e cambiare. Continuerò a lavorare su me stesso per il resto della mia vita, ma per lo meno questa cosa mi ha fatto lasciare quel percorso che non avrei mai lasciato e che probabilmente mi avrebbe ucciso".

Franco poi ha assolto l'amico Seth Rogen, che dopo lo scandalo aveva dichiarato di non voler più lavorare con lui perché quello che aveva fatto era imperdonabile, commenti dolorosi da sentire ma comprensibili: "Vorrei solo dire: amo totalmente Seth Rogen. È stato il collaboratore e amico più stretto che abbia avuto, e quello che ha detto è vero. Non stiamo lavorando insieme adesso, e non abbiamo piani per lavorare insieme in futuro. Siccome sono stato in silenzio, lui è stato costretto a rispondere per me, e non è ciò che voglio. È una delle principali ragioni per cui ho deciso di parlare: non voglio più che sia Seth o mio fratello o chiunque altro a rispondere per me".

Trovate tutti i video con l'intervista a QUESTO LINK.

martedì 20 luglio 2021

Black Widow - la recensione

Finalmente è arrivato nelle sale il primo film della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe, quello che doveva aprirla in assoluto e che invece arriva dopo il successo delle tre serie tv e in un periodo in cui la pandemia sembra dare un po' di tregua alle sale cinematografiche. Arriva al cinema, ma anche su Disney+ (con Accesso VIP), cosa che ha fatto storcere un po' il naso agli esercenti e che forse potrebbe aver contribuito alla brusca frenata degli incassi del film, dopo un esordio che aveva fatto sognare cifre mai raggiunte dall'inizio del covid.

Il film dedicato a Natasha Romanov, la Vedova Nera interpretata da Scarlett Johansson, era richiesto a gran voce dai fan sin dal post Avengers, rimandato più e più volte e infine arrivato dopo Endgame, dove il personaggio saluta definitivamente (?) il pubblico. Il film è un prequel, ambientato nel periodo fra Civil War e Infinity War, in cui Natasha deve venire a patti con il suo passato e ritrovare la sua famiglia. 
Potrebbe sembrare un film fuori tempo massimo, di scarso interesse per lo spettatore mainstream, magari non particolarmente fan del personaggio, già proiettato in un futuro in cui la Marvel sembra promettere letteralmente nuovi universi da esplorare. Ma è davvero un film già vecchio?


È innegabile che se fosse uscito dopo Civil War si sarebbe perfettamente inserito nell'ordine cronologico degli eventi e lo spettatore avrebbe avuto già tutti gli elementi a disposizione per interpretare in un certo modo i comportamenti di Natasha nella famosa scena su Vormir di Endgame, con un coinvolgimento emotivo ancora maggiore nel sacrificio che la donna compie per la salvezza dell'universo. Tuttavia non si respira sicuramente aria stantia durante la pellicola, anzi, sembra quanto mai necessaria non tanto per il personaggio stesso di Natasha Romanov, quanto per lo spettatore in sé.
Certo, l'obiettivo non troppo nascosto del film è anche quello di introdurre Yelena Belova, interpretata da una Florence Pugh davvero in parte, personaggio che potrebbe raccogliere l'eredità lasciata da Natasha e assumere una rilevanza non da poco nella Fase 4 nel MCU.
Non è solo l'ottima chimica fra le due sorelle a dare freschezza al film, ciò che lo rende tremendamente attuale (e probabilmente necessario nel panorama dei film di supereroi) sono i temi affrontati. La violenza, la manipolazione, l'oggettificazione del corpo femminile sono il vero pilastro su cui si fonda la storia, e il film lo mette già bene in chiaro nell'incredibile sequenza dei titoli di testa, di grande impatto emotivo e visivo, la più bella vista nel MCU fin ora e sinceramente una delle sequenze migliori viste in un blockbuster negli ultimi tempi. Senza addolcire la pillola, con scene anche dure e dialoghi spesso crudi, eppure senza mai risultare pesante, questo film riesce splendidamente lì dove film come Captan Marvel e Wonder Woman fallivano, cioè raccontare un'eroina che sia pienamente donna, senza sessualizzarla ma anche senza appiattirla nella sua femminilità, denunciando al contempo il mondo oppressore degli uomini. È palese il riferimento al #MeToo tanto nella figura del villain (Ray Winstone) quanto nella messa in scena di molte situazioni e dialoghi, senza dimenticare che Scarlett Johansonn è stata fortemente coinvolta nel movimento ed è anche produttrice della pellicola.
In Black Widow abbiamo un film che pur senza annoiare riesce a essere più serio dello standard dei film Marvel, con la parte comica relegata in particolare al personaggio interpretato da David Harbour e ad alcune interazioni fra lui e Rachel Weisz, ottimi entrambi.


Se i temi trattati e il modo in cui la sceneggiatura li mette in scena sono ottimi, le pecche maggiori del film sono più che altro di tipo tecnico. Nulla da dire su effetti visivi e speciali, come al solito di altissimo livello, né sulle sequenze d'azione, in cui si vedono alcuni fra i migliori combattimenti corpo a corpo visti nei film Marvel, e alcune sequenze di forte impatto visivo, tuttavia si nota l'inesperienza della regista Cate Shortland nel girarle, in particolare nelle sequenze più concitate in cui spesso diventa difficile seguire l'azione e i personaggi, rendendo il tutto un po' confuso. Un'altra pecca, che potrebbe risultare sgradita a qualcuno, è l'incredibile invincibilità di cui il personaggio di Natasha sembra essersi rivestita, considerando che non siamo di fronte a un essere umano potenziato o con dei poteri speciali, ma a una "semplice" donna, per quanto super addestrata. 

Piccole macchie su un film che nel complesso risulta essere più che riuscito, scongiurando il pericolo di risultare vecchio ancora prima di uscire nelle sale, anzi, riuscendo a compiere un passo in più che lo eleva dal mucchio e lo posiziona fra i migliori prodotti del MCU.

giovedì 15 aprile 2021

Una Donna Promettente - la recensione

Cassie (Carey Mulligan) è una giovane donna che vive con i suoi genitori e lavora in una caffetteria, ma una sera a settimana esce e si finge ubriaca per farsi accompagnare a casa da uomini malintenzionati.
Detta così, la trama di Una Donna Promettente non dice molto di quello che è effettivamente racconta il film e lo spettatore potrebbe non capire davanti a che tipo di film si sta per trovare.


L'esordio alla regia dell'attrice e sceneggiatrice Emerald Fennell (conosciuta ai più come la Camilla della serie tv The Crown) a una visione più superficiale potrebbe sembrare una commedia nera o un semplice revenge movie, ma sarebbe incredibilmente riduttivo. La primissima scena già afferra lo spettatore e lo catapulta nel mood del film, ed è impossibile guardarla senza provare un disagio crescente. In particolare, le donne rimarranno sicuramente colpite dalla sensazione di familiarità delle situazioni presenti all'interno del film, della frustrazione e del panico che le accompagnano, e in generale dal clima di indifferenza ed omertà che certi tipi di violenza di genere ancora si portano dietro nella nostra società.
Cassie è una giovane donna, brillante e spregiudicata, la cui vita è stata come messa in pausa dalla violenza e che si fa portavoce della rivalsa femminile. Non è esatto, però, parlare semplicemente di donne contro uomini, perché non sono solo gli uomini a essere messi a nudo nel loro istinto più basso, bensì anche la controparte femminile, e forse ancora più ferocemente.
Interessante, quindi, è il gioco di colori che il film porta avanti, intervallando colori pastello (tipicamente femminili) durante il giorno, con l'abbigliamento della stessa protagonista fatto di vestiti azzurri o rosa, e fotografia desaturata di notte, quando Cassie si aggira nei club e i predatori le si fanno incontro. Ed è importante il ruolo del colore rosso, da sempre associato alla passione, all'erotismo, ma anche al sangue, un colore femminile ma allo stesso tempo caldo e violento. Se gli uomini sono mostri, anche le donne spesso non sono da meno e anche le loro mani sono sporche di sangue, che siano esse vittime o carnefici.


Una Donna Promettente si inserisce nel filone dei film figli del movimento #MeToo, ma al contrario di altri suoi predecessori, lo fa senza retorica e senza vittimismo, con crudezza, mettendoci tutti davanti alle nostre colpe, bravi ragazzi e brave ragazze. E se Carey Mulligan non dovesse vincere l'Oscar per la sua performance, sarà un grosso peccato.