venerdì 23 ottobre 2020

[RomaFF15] Ammonite - la recensione

Uno dei titoli più attesi in questa edizione della Festa del Cinema di Roma era Ammonite, film biografico sulla paleontologa britannica Mary Anning, ma soprattutto storia d'amore fra due donne in un ambiente, l'Inghilterra di inizio ottocento, non certo aperto verso le donne.


Mary Anning, infatti, nonostante abbia dato un contributo fondamentale alla paleontologia, ebbe pochissimi riconoscimenti in vita e visse sempre in ristrettezze economiche, solo successivamente, e poi in epoca moderna, le istituzioni scientifiche le riconobbero il giusto merito.

Questo è un tema centrale nel film di Francis Lee (regista e sceneggiatore): le donne, la loro rivalsa, e la difficile posizione subordinata che avevano all'interno di una società che era costruita interamente per gli uomini.

La storia d'amore fra Mary, interpretata da una sempre intensa Kate Winslet, e l'eterea Charlotte di Saoirse Ronan, è quindi in maniera abbastanza evidente la metafora di come è attraverso se stesse che le donne riescono a superare gli ostacoli e a rivalutare la loro vita. E così se la granitica durezza di Mary viene scalfita, esattamente come accade con i suoi reperti, dalla perseveranza di Charlotte, la malinconia tumultuosa di Charlotte stessa è placata dalla calma convinzione di Mary, e la passione che avvolge le due donne diventa l'espressione della loro consapevolezza ritrovata.














Viene abbastanza naturale fare un paragone con Ritratto della Giovane in Fiamme (stesso periodo storico all'incirca, anche lì l'amore fra due donne che si ritrovano isolate dal mondo di uomini che le circonda), ma in realtà è un finto paragone: nel film diretto da  Céline Sciamma c'era un gioco di apparenze e di immagini molto più simboliche, le tematiche più originali e attuali; in Ammonite invece manca quel tocco magico, il simbolismo, in generale si spinge su un tono maggiormente realistico, con lunghissimi silenzi, riprese quasi ossessive di piccoli particolari e una scena di sesso lunga e in un certo senso cruda.

Sicuramente nel confronto fra i due, Ammonite ne risulta perdente, non riesce ad avere la stessa potenza evocativa né probabilmente avrà lo stesso destino iconico, ma non avrebbe troppo senso e non era quello l'intento di Francis Lee. Ammonite a un film solido, che vuole effettivamente dirci qualcosa non tanto su un discorso universale quanto più semplicemente su quei singoli personaggi. Dove poi, davvero, non si può che applaudire, è nella performance delle due protagoniste, in stato di grazia.

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