martedì 20 maggio 2014

Festival di Cannes 2014 - giorno 6

Settimo giorno al Festival di Cannes 2014 e in Concorso vengono presentati due film che potrebbero rientrare fra i premi finali.

Tornano a Cannes i fratelli Dardenne e raccontano una storia di povertà e speranza. 'Deux Jours, Une Nuit', con una bravissima Marion Cotillard come protagonista nei panni di una operaia, Sandra, sul punto di essere licenziata da una fabbrica dopo aver avuto un periodo di depressione da cui si sta ancora riprendendo. Sandra deve cercare di convincere i suoi colleghi, messi all'angolo dal padrone, dal caporeparto dalla propria situazione o dalla famiglia, a rinunciare a un bonus di 1.000 euro che le permetterebbe di essere riassunta. Ha due giorni e una notte per convincerli, ad aiutarla solo il marito (Fabrizio Rongione).

Tema molto attuale che racconta la difficile situazione in cui si vive oggi, il film ha ricevuto ottime critiche e molti applausi dopo la proiezione stampa. "La crisi economica non favorisce certo la solidarietà, ma questa non è mai stata una cosa scontata, va sempre costruita", dice saggiamente Luc Dardenne nella conferenza stampa, "La solidarietà richiede un atto morale, una decisione. Dunque non credo che sia diminuita nei tempi attuali e il film mostra che esiste ancora, che Sandra, pur non avendo una coscienza politica o sindacale, ce la fa a costruirla". In un mondo in cui la gente pensa prima a sé stessa e poi agli altri la solidarietà è difficile. "Hanno tutti delle buone ragioni per dire di sì o di no", ha dichiarato Jean-Pierre Dardenne, "Hanno bisogno di quei soldi per pagare le bollette o l’affitto o le tasse universitarie dei figli". Ma nel finale non hanno rinunciato alla speranza. "Avevamo pensato varie soluzioni per il finale", continua Jean-Pierre, "alla fine abbiamo scelto di mostrare come la solidarietà dei colleghi e il sostegno del marito trasformano questa donna, all'inizio disperata e insicura".
Ottima la prova di Marion Cotillard, quasi senza trucco per tutto il film, che si è calata perfettamente nei panni dell'operaia Sandra. "Volevamo assolutamente fare un film con Marion. È un'icona", dice Luc Dardenne sull'attrice, "ma grazie al lavoro che facciamo, che è un lavoro molto concreto, molto fisico - camminare, cadere e rialzarsi, rispondere al telefono - è diventata Sandra, operaia, madre di due bambini, insicura e fragile. E ha trovato la giusta distanza anche nel rapporto col marito". "Amo recitare nel ruolo di esseri umani che si battono per la propria vita e che scoprono delle cose nuove in questo percorso", confessa Marion Cotillard, "le persone che riescono a sopravvivere e venir fuori da situazioni complicate mi commuovono profondamente. Amo scavare nel ruolo e capire come funziona la persona che andrò a interpretare, cos'ha dentro, e da lì passo poi all'esteriorità. Il lato fisico di solito segue quello che succede dentro al personaggio, quindi cerco sempre di andare più in profondità che posso". Un ruolo che potrebbe farle vincere la Palma come migliore attrice, e all'attrice l'idea non dispiace affatto. "Non penso mai ai premi quando scelgo i film. Forse il fatto di non pensarci è solo una forma di protezione personale, ma è così che funziono, non mi preoccupo, ma naturalmente ogni riconoscimento è molto apprezzato, anche perché in caso di premi, come l’Oscar per 'La Vie en Rose', apre la strada a tanti altri progetti interessati", ha detto onestamente la Cotillard.

Altro film in Concorso, altro film che potrebbe avere chance per i premi finali. Quarta volta a Cannes per la regista giapponese Naomi Kawase che presenta il suo film 'Futatsume No Mado' ('Still the Water').

Vita, morte, natura, religione, spiritualità, la famiglia, nel film sono presenti tutti i temi cari alla regista che ha ambientato il film sull'isola di Amami, un luogo a cui è legata per motivi familiari. "La mia bisnonna era una sciamana", ha raccontato la regista durante la conferenza stampa, "Tutti noi, fin da quando nasciamo, sappiamo che moriremo e la morte è un legame tra questa vita e il mondo che ci attende. Se dimentichiamo che esiste questo legame ci sentiamo insoddisfatti e spaventati. Mentre gli abitanti dell'isola di Amami non hanno un atteggiamento negativo verso la morte, al contrario pensano che chi muore torni al villaggio natale". Il film è stato molto applaudito, ha ricevuto grandi consensi, e fra i tanti premi vinti dalla regista, la Palma ancora le manca. "E' una frase ad effetto usata dai media giapponesi... Credo che 'Still the Water' sia un'opera importante per me, ma la cosa più importante è che arrivi al pubblico in tutto il mondo e Cannes è un ottimo punto di partenza per questo", ha detto la Kawase.


Nella sezione Un Certain Regard, è stato presentato il primo film da regista di Ryan Golsing, 'Lost River'. Nel cast Christina Hendricks, Matt Smith, Reda Kateb, Ian De Caestecker, Eva Mendes e Saoirse Ronan (queste ultime assenti al festival).

Una storia molto dark, che a volte somiglia a una favola. Il film racconta di una madre single, Billy, che vive con il figlio diciottenne, Bones, nel villaggio di Lost River. Avendo bisogno di soldi, Billy accetta un lavoro in un night club dove le ragazze si esibiscono in danze macabre e raccapriccianti. Quando Bones scopre un passaggio segreto che conduce a una misteriosa città subacqua, madre e figlio dovranno lottare per sopravvivere.

Un progetto molto ambizioso, accolto da pochi applausi e da qualche mugugno. Per la sua prima regia, Ryan Golsing ha attinto dai registi con cui ha collaborato, in particolare dal suo amico Nicolas Winding Refn (che a Cannes è presente in Giuria), ma nel film si possono trovare anche delle influenze di David Lynch, nelle atmosfere surreali e inquietanti. Influenze dichiarate dallo stesso Gosling, che ha ammesso di aver preso spunto dai suoi maestri. "Ho imparato molto da loro, però ho anche capito che non è uno stile che puoi adottare quando ti pare", ha detto l'attore, "Malick, o Refn, hanno una visione forte e un punto di vista radicale. Hanno un filtro attraverso cui passa qualsiasi cosa e che è unico per ciascuno di loro. Ho provato ad omaggiarli, visto che li ammiro, ma non ad imitarli".

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