giovedì 22 gennaio 2026

Oscars _ le nomination agli Oscar 2026. Sinners segna un record.

Annunciate poco fa, dalla voce di Danielle Brooks e Lewis Pullman, le nomination agli Oscar 2026. Qualche sorpresa e alcune "prime volte" in un elenco di nomination molto ricco.

Per la prima volta da anni, c'è una categoria nuova, l'Academy infatti, dopo anni di pressioni, ha inserito quella per il Miglior Casting. Erano più di venti anni che non veniva modificato l'elenco delle categorie, l'ultima volta è stato nel 2002 con - incredibile ma vero - Miglior film d'Animazione.

Record per Sinners - I Peccatori che ha ottenuto ben 16 candidature, diventando così il film ad aver ottenuto più nomination nella storia degli Oscar. Il record apparteneva a Eva Contro Eva, Titanic e La La Land con 14. Tra queste, prime nomination in carriera per Michael B. Jordan, Delroy Lindo e Wunmi Mosaku. Vedremo quante si trasformeranno in statuette.

Timothée Chalamet ha ottenuto la sua terza nomination entro i 30 anni, è l'attore più giovane ad esserci riuscito dopo Marlon Brando (nel 1954).

Wagner Moura è il primo attore brasiliano ad aver ottenuto una nomination come migliore attore.

Chloe Zhao ha ottenuto la sua seconda nomination come migliore regista per Hamnet. Nella storia degli Oscar è solo la seconda donna a riuscirci dopo Jane Campion.

Diciassettesima nomination per la cantante e compositrice Diane Warren, non ha mai vinto la statuetta, a parte quella Onoraria... e molto probabilmente non vincerà nemmeno quest'anno, favorita infatti è la canzone "Golden" da KPop Demon Hunters.

Nelle cinquine dei non protagonisti, ci sono due coppie di attori dagli stessi film, Elle FanningInga Ibsdotter Lilleaas per Sentimental Value, e Sean Penn e Benicio Del Toro per Una Battaglia Dopo l'Altra.

Tra i nominati, grande risultato per Una Battaglia Dopo l'Altra, con 13 candidature, seguono Marty Supreme, Sentimental Value e Frankenstein (9) e Hamnet (8).
Tra i film d'animazione, anche quest'anno la Disney si porta a casa due nomination, Elio e Zootropolis 2, insieme alla Pixar.

Da sottolineare anche le zero nomination per Wicked: Parte 2, il film non ha ottenuto nemmeno una candidatura tecnica, che comunque avrebbe meritato. Il primo film ne aveva ottenute 10.

La cerimonia di premiazione si terrà il 15 MARZO. Ecco l'elenco completo delle nomination.

MIGLIOR FILM
Bugonia
F1
Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme
Una battaglia dopo l'altra
L'agente segreto
Sentimental Value
Sinners - I Peccatori
Train Dreams

MIGLIORE REGIA
Chloé Zhao, Hamnet
Josh Safdie, Marty Supreme
Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l'altra
Joachim Trier, Sentimental Value
Ryan Coogler, Sinners - I Peccatori

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Jessie Buckley, Hamnet
Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
Renate Reinsve, Sentimental Value
Kate Hudson, Song Sung Blue
Emma Stone, Bugonia

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Timothée Chalamet, Marty Supreme
Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l'altra
Ethan Hawke, Blue Moon
Michael B. Jordan, Sinners - I Peccatori
Wagner Moura, L'agente segreto

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA
Elle Fanning, Sentimental Value
Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value
Amy Madigan, Weapons
Wunmi Mosaku, Sinners - I Peccatori
Teyana Taylor, One Battle After Another

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Benicio Del Toro, One Battle After Another
Jacob Elordi, Frankenstein
Delroy Lindo, Sinners
Sean Penn, One Battle After Another
Stellan Skarsgård, Sentimental Value

MIGLIOR CASTING
Hamnet
Marty Supreme
Una battaglia dopo l'altra
L'agente segreto
Sinners - I Peccatori

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Blue Moon
It Was Just an Accident
Marty Supreme
Sentimental Value
Sinners - I Peccatori

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Bugonia
Frankenstein
Hamnet
One Battle After Another
Train Dreams

MIGLIORE FOTOGRAFIA
Frankenstein
Marty Supreme
Una battaglia dopo l'altra
Sinners - I Peccatori 
Train Dreams

MIGLIORI EFFETI VISIVI
Avatar: Fuoco e Cenere
F1
Jurassic World Rebirth
The Lost Bus
Sinners - I Peccatori

MIGLIOR SONORO
F1
Frankenstein
Una battaglia dopo l'altra
Sinners - I Peccatori
Sirât

MIGLIOR MONTAGGIO
F1 
Marty Supreme 
Una battaglia dopo l'altra 
Sentimental Value
Sinners - I Peccatori

MIGLIORE SCENOGRAFIA
Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme
Una battaglia dopo l’altra
Sinners - I Peccatori

MIGLIORI COSTUMI
Avatar: Fuoco e Cienere
Frankenstein
Hamnet
Marty Supreme
Sinners - I Peccatori

MIGLIOR MAKE-UP
Frankenstein
Kokuho
Sinners - I Peccatori
The Smashing Machine
The Ugly Stepsister

MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
Arco
Elio
KPop Demon Hunters
La Piccol Amélie
Zootropolis 2

MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE
L'agente segreto (Brasile)
Un semplice incidente (Francia)
Sentimental Value (Norvegia)
Sirât (Spagna)
La Voce di Hind Rajab (Tunisia)

MIGLIORE COLONNA SONORA
Bugonia
Frankenstein
Hamnet
One Battle After Another
Sinners - I Peccatori

MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
"Dear Me", Diane Warren: Relentless
"Golden", KPop Demon Hunters
"I Lied To You", Sinners - I Peccatori
"Sweet Dreams Of Joy", Viva Verdi!
"Train Dreams", Train Dreams

MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO
All the Empty Rooms
Armed Only with a Camera: The Life and Death of Brent Renaud
Children No More: Were and Are Gone
The Devil Is Busy
Perfectly a Strangeness

MIGLIOR FILM DOCUMENTARIO
The Alabama Solution
Come See Me in the Good Light
Cutting through Rocks
Mr. Nobody against Putin
The Perfect Neighbor

MIGLIOR CORTO D'ANIMAZIONE
Butterfly
Forevergreen
The Girl Who Cried Pearls
Retirement Plan
The Three Sisters

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
Butcher’s Stain
A Friend of Dorothy
Jane Austen’s Period Drama
The Singers
Two People Exchanging Saliva

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giovedì 15 gennaio 2026

Un'ultima Avventura: Stranger Things - la recensione del documentario

È sbarcato su Netflix il 12 gennaio, Stranger Things: Un'ultima Avventura, documentario che racconta la lunga lavorazione della quinta e conclusiva stagione di Stranger Things.

La serie si è conclusa con un gran finale e un degno emozionante epilogo che ha segnato la fine di un'epoca. Ovviamente, come succede sempre con i finali, non tutti hanno apprezzato com'è stata portata a termine la storia, questo ha scatenato anche un fenomeno incredibile di allucinazione collettiva chiamato "Conformity Gate", un gruppetto di utenti social, "fan" della serie, hanno inventato presunti indizi sull'esistenza di un episodio segreto che avrebbe regalato (a questi fan disagiati) il vero finale della serie. Inutile dire che non c'era nessun episodio segreto, con buona pace di chi ci ha creduto e dopo ha spaccato la tv a pugni o si è messo a piangere su TikTok. Quello che invece ci è stato regalato dalla produzione è un documentario sulla realizzazione della quinta stagione. Ed è davvero molto bello.

L'aspetto più affascinante e interessante del documentario è che non sceglie la via più semplice, più ovvia, cioè prendere i protagonisti e fargli raccontare la propria esperienza, ovviamente c'è anche questo, ma Un'ultima Avventura fa una scelta diversa, in un certo senso anche più romantica, mettendo davvero al centro del racconto il backstage, i fratelli Duffer in primis, ma con loro gli sceneggiatori, scenografi, truccatori, stuntmen, cameramen, la cosiddetta manovalanza, quelli che hanno concretamente, fisicamente, artigianalmente, realizzato la serie.

La lavorazione dell'ultima stagione è stata piuttosto travagliata, rinviata per la pandemia, poi bloccata dagli scioperi, ma alla fine il vero problema per chi ha lavorato alla serie era solo uno: come concludere?
E così vediamo i fratelli Duffer in riunione con gli altri sceneggiatori mentre cercano di pianificare la conclusione della storia, comunicare ai vari capi settore cosa succederà, con gli addetti alle scenografie che si ritrovano a dover inventare ambienti nuovi dal nulla, scegliere i materiali adatti, le costumiste che devono trovare il giusto look ad ogni personaggio, gli addetti di scena che posizionano con cura e attenzione gli oggetti per rendere gli ambienti reali e vissuti o spargere la giusta quantità di sangue, il capo degli stuntmen provare e riprovare le scene d'azione con le controfigure e il cameraman, gli addetti alla produzione pianificare le riprese, anche quelle per cui non c'è ancora un copione. Quello che vediamo è un grandissimo lavoro di squadra.
È molto bello vedere la costruzione delle scenografie, guardando la serie si potrebbe pensare che sia tutta opera della CGI, che ovviamente è stata utilizzata, ma molti dei set sono reali, sono stati costruiti fisicamente negli studi e all'esterno, una specifica richiesta dei fratelli Duffer che ammettono di non amare dirigere solo con il bluescreen. In particolare, è stupefacente la creazione dell'interno del Mind Flayer, realizzato dalle mani di scultori che hanno lavorato per mesi senza sosta, con una incredibile cura del dettaglio. Tanto per ribadire come il lavoro degli artigiani, degli scultori, degli scenografi, sia decisamente migliore rispetto ad un lavoro in CGI, che dev'essere un supporto e non un sostituto del lavoro manuale. E se pensiamo che c'è chi vorrebbe lasciar fare tutto all'AI... c'è davvero da disperarsi!
Nel documentario però non c'è solo tecnica e lavoro, c'è anche l'aspetto umano. La squadra che si vede all'opera è la stessa che ha lavorato alla serie in tutti e dieci gli anni, un viaggio lunghissimo, consapevoli di aver preso parte a una serie che ha segnato un'epoca, orgogliosi di averne fatto parte e impegnati profondamente per concludere al meglio.

Poi c'è il cast. Dalla prima lettura del copione, alla emozionante lettura dell'ultimo episodio, li vediamo all'opera sul set, suggerire le proprie idee ai registi, e nelle interviste dal backstage. Come dice Millie Bobby Brown in un momento del documentario, aveva 12 anni quando ha iniziato, e ne aveva 20 quando ha girato l'ultima stagione, ha passato quindi metà della sua vita su quel set, e questo vale per tutti i giovani protagonisti, che in questo lasso di tempo, sono diventati davvero una famiglia, come sottolinea Natalia Dyer. L'addio alla serie per loro non poteva non essere commovente. E infatti, le lacrime scorrono a fiumi nel finale ma, anche qui, il documentario non si concentra solo sugli attori, si muove su chi sta dietro la telecamera a piangere o chi, in lacrime, distribuisce i copioni all'entrata.

Il documentario è una bella lettera d'addio a una serie eccezionale come Stranger Things e una lettera d'amore e di ringraziamento a chi l'ha resa possibile, ma è anche una bellissima finestra sul "dietro le quinte", che appassionerà i nerd e chi vuole capire come funziona un set, e ci ricorda come un film per il Cinema o una serie TV non sia solo "attori, cachet e red carpet", ma dietro c'è un lavoro lungo, impegnativo, e soprattutto ci sono tante persone che lavorano insieme.

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lunedì 12 gennaio 2026

Golden Globes 2026 - vincono 'Una Battaglia Dopo l'Altra' e 'Hamnet'

Si sono tenuti nella notte i Golden Globes 2026, i premi a Cinema e TV da parte della stampa estera.

A trionfare, per il Cinema, sono stati Una Battaglia Dopo l'Altra di Paul Thomas Anderson, e Hamnet di Chloe Zhao.
Il film di Anderson ha portato a casa quattro premi, tra cui Miglior Film commedia o musical, regia, attrice non protagonista (Teyana Taylor) e migliore sceneggiatura. E si conferma come il film favorito della stagione dei premi, ma attenzione al "ritorno" di Hamnet. Il film di Chloe Zhao si è portato a casa due premi importanti, Miglior Film Drammatico e migliore attrice protagonista, con Jessie Buckley che è decisamente la favorita per l'Oscar.

Qualche sorpresa nelle altre categorie attoriali. Se la vittoria di Timothée Chalamet (Marty Supreme) come migliore attore commedia o musical era molto probabile, meno scontata quella di Wagner Moura (Agente Segreto) che ha vinto il premio come migliore attore drammatico. Piccola sorpresa anche nella categoria migliore attore non protagonista, dove il favorito era Jacob Elordi ma a trionfare è stato invece Stellan Skarsgård per Sentimental Value. Nella categoria Migliore attrice commedia o musical, Rose Byrne (If I Had Legs I’d Kick You) ha "battuto" le più quotate Emma Stone e Amanda Seyfried.

Serata un po' magra per Sinners - I Peccatori che, nonostante le tante nomination, torna a casa con due soli premi, migliore colonna sonora e Miglior Successo al Cinema e al Box Office.

Per la Televisione, grande serata per The Pitt (migliore serie drama e migliore attore drama) e The Studio (migliore serie commedia o musical e migliore attore), ma il grande dominatore è stato, proprio come agli Emmy, Adolescence. La miniserie britannica ha portato a casa quattro premi: Miglior miniserie, migliore attore in una miniserie, migliore attore non protagonista e attrice non protagonista in una miniserie.

Ecco l'elenco dei vincitori di Cinema, Television, Podcast e Stand-up Comedy.

CINEMA

Miglior film drammatico
Hamnet

Miglior film commedia o musical
Una battaglia dopo l'altra

Miglior attore protagonista – film drammatico
Wagner Moura, L'agente segreto

Miglior attrice protagonista – film drammatico
Jessie Buckley, Hamnet

Miglior attore protagonista – film commedia o musicale
Timothée Chalamet, Marty Supreme

Miglior attrice protagonista – film commedia o musicale
Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You

Miglior attore non protagonista
Stellan Skarsgård, Sentimental Value

Miglior attrice non protagonista
Teyana Taylor, Una battaglia dopo l'altra

Miglior sceneggiatura
Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l'altra

Miglior film in lingua non inglese
L'agente segreto

Miglior film d’animazione
KPop Demon Hunters

Miglior colonna sonora originale
Ludwig Göransson, Sinners - I peccatori

Miglior canzone originale
"Golden", da KPop Demon Hunters

Miglior Successo al Cinema e al Box Office
Sinners - I peccatori
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TELEVISIONE

Miglior serie tv commedia o musicale
The Studio

Miglior serie tv drammatica
The Pitt

Miglior miniserie
Adolescence

Miglior attore – serie tv drammatica
Noah Wyle, The Pitt

Miglior attrice – serie tv drammatica
Rhea Seehorn, Pluribus

Miglior attrice – serie tv commedia o musicale
Jean Smart, Hacks

Miglior attore – serie tv commedia o musicale
Seth Rogen, The Studio

Miglior attrice – miniserie
Michelle Williams, Dying for Sex

Miglior attore – miniserie
Stephen Graham, Adolescence

Miglior attore non protagonista
Owen Cooper, Adolescence

Miglior attrice non protagonista
Erin Doherty, Adolescence
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PODCAST E STAND-UP COMEDY

Miglior podcast
Good Hang With Amy Poehler

Miglior special di stand-up
Ricky Gervais: Mortality
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Golden Globe alla carriera
Helen Mirren

Golden Globe alla carriera - TV
Sarah Jessica Parker

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domenica 14 dicembre 2025

Wake Up Dead Man – Knives Out - la recensione

Dopo un (troppo) breve passaggio nei cinema, è approdato su Netflix il terzo capitolo della saga mistery Knives Out, Wake Up Dead Man.

Padre Jud (O'Connor) è un giovane prete che predica e aspira al cristianesimo dell'accoglienza e del perdono, ma ha un carattere incline alla reazione, anche fisica, ricordi di un passato da pugile e di una esperienza dolorosa per cui sta ancora cercando di fare ammenda. Per calmare il suo temperamento, viene spedito nella piccola comunità di Nostra Signora della Fortezza Perpetua, a Chimney Rock, provincia rurale di New York, nella chiesa di Monsignor Wicks (Brolin), un uomo completamente diverso da padre Jud. Wicks è un prete ultraconservatore misogino, ipocrita, manipolatore aggressivo e carismatico che ha radicalizzato i suoi pochi fedelissimi, un gruppo di persone deboli e insoddisfatte, i quali lo considerano quasi un messia. Padre Jud non lo sopporta e quando, durante la messa del Venerdì Santo, Wicks viene ucciso misteriosamente, in una piccola stanza senza uscite, diventa subito il principale sospettato. Ma in suo soccorso arriva Benoit Blanc (Craig), che ha un pessimo rapporto con la Fede ma smania per risolvere un omicidio apparentemente impossibile.

Rian Johnson, autore di una splendida regia, confezione un altro giallo che gira come un orologio, stavolta aggiungendo elementi nuovi rispetto ai precedenti. Se il primo film prendeva di mira l'avidità di una famiglia ricca, il secondo prendeva in giro la personalità vuota di un miliardario dell'high-tec, questa volta il regista diventa più "politico" e decisamente attuale, puntando il dito contro il fanatismo ideologico, contro quei leader spregiudicati che, con invettive aggressive, distorcendo anche la religione, spargono odio e paura per ottenere il controllo ed essere adorati dalle masse. Il riferimento alla attuale situazione politica americana (e non solo...) è più che evidente.

Ma il regista non dimentica il genere, il messaggio politico è perfettamente inserito nella storia, non prende mai il sopravvento su quello che è il centro del film: un omicidio da risolvere. Ancora una volta, Johnson affonda le mani nei classici del giallo, citando esplicitamente una delle sue fonti d'ispirazione per la storia, "Le tre bare" di John Dickson Carr. Il meccanismo funziona, magari stavolta ci vuole un pochino di più per entrare nella storia, ma tutto poi fila liscio, ogni pezzo va al suo posto nel modo e nel momento giusto. Il regista cambia il tono rispetto ai due precedenti, si fa più oscuro, puntando sul giallo gotico, con alcuni momenti che strizzano l'occhio anche al thriller, ma senza dimenticare deliziosi momenti da commedia.
Se c'è un punto dove il film pecca un po', è nei personaggi secondari. Nei precedenti, in particolare in Cena con Delitto, ogni personaggio aveva il suo spazio, una caratterizzazione ben delineata, e soprattutto un movente, stavolta invece Johnson ne lascia molti sullo sfondo, concentrandosi solo su alcuni, in particolare su Padre Jud, tanto da togliere spazio addirittura al protagonista Benoit Blanc, e questo è un vero peccato.

Daniel Craig è semplicemente meraviglioso nel ruolo di Benoit Blanc, è un personaggio che indossa perfettamente e di cui non abbiamo mai abbastanza, e che qui svela qualcosa di più di sé e della sua storia. Molto bravo Josh O'Connor, un'ottima spalla per Craig, dimostra di essere a suo agio anche con toni da commedia. Bene anche Josh Brolin, assolutamente odioso e sgradevole. Se il resto del cast, come detto, viene lasciato un po' troppo sullo sfondo, a spiccare su tutti è senza dubbio Glenn Close. Attrice fenomenale, e non lo scopriamo oggi, ma lei ce lo ricorda con una performance dalle mille sfaccettature, comica già dall'entrata in scena, capace di microespressioni letali, e alla fine protagonista con una scena di grande intensità.

Wake Up Dead Man è un bel film, un ottimo terzo capitolo di una saga che speriamo continui ancora a questo livello. Peccato che sia uscito in sala solo per pochi giorni, un film così avrebbe meritato il grande schermo e le sale piene.

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sabato 29 novembre 2025

Frankenstein - la recensione

Disponibile su Netflix il nuovo film di Guillermo del Toro, Frankenstein, tratto dal celebre romanzo di Mary Shelley, un grande classico della letteratura ma anche del Cinema Horror.

La storia è nota, così come l'ossessione di Del Toro per Frankenstein, da quando, a 7 anni, vide il Classico del 1931, con Boris Karloff protagonista, per poi leggere il libro. Il regista ha inseguito questo progetto per anni e, guardando il film, si nota subito come questo sia un progetto a cui teneva particolarmente.

Visivamente il film è eccezionale, ogni scena è curata nei minimi dettagli, le scenografie in particolare sono davvero notevoli, sia nell'ampiezza, negli spazi aperti, che negli interni, e meritano un ulteriore elogio perché - in gran parte - sono scenografie vere, costruite, realizzate fisicamente e non con l'utilizzo di effetti speciali (che comunque ci sono). Ottimi anche i costumi e il trucco. Nel film ritroviamo tutti gli elementi tipici del regista messicano, che dà al film uno stile si potrebbe definire "gotico barocco steam punk". Molto bella anche la fotografia che accompagna la solida regia di Del Toro.

Se visivamente il film è davvero ineccepibile, dove zoppica invece è nella sceneggiatura e nella caratterizzazione dei personaggi. Del Toro ha covato il sogno di raccontare la propria versione di Frankenstein per così tanto tempo che, come spesso accade a chi per troppo tempo rimugina su una storia, alla fine ha perso un po' l'equilibrio del racconto. Il regista vorrebbe dire tante cose, affrontare molti temi, tra cui quelli cardine della storia di Frankenstein, dal rapporto padre-figlio al mito di Prometeo, al romanticismo, l'amore impossibile, il dolore, la morte, il rimorso, i rimpianti, che finisce con accennarli soltanto e passare da un tema all'altro, da un momento della storia all'altro, senza fluidità e senza approfondirne nemmeno uno, e questo in ben 2 ore e mezza di durata.

A pagarne le spese sono i personaggi, soprattutto quelli secondari. Oscar Isaac è bravo ma è davvero difficile empatizzare con il suo Victor Frankenstein, non attrae, non si prova simpatia per lui nemmeno per un momento, è logorroico,  eccessivamente teatrale. Lo sviluppo del personaggio è troppo confuso, Victor dovrebbe essere mosso dalla sua ossessione, quella di sconfiggere la morte, il lavoro di una vita, su cui però cambia idea in un attimo e per motivi davvero futili, quasi per un capriccio. Ai limiti dell'inutilità il personaggio di Christoph Waltz, davvero molto piatto invece quello di Mia Goth, che invece nella storia dovrebbe avere un peso importante. La sua Elizabeth dovrebbe essere l'elemento scatenante, della gelosia e dell'amore, ma succede tutto così in fretta e viene raccontato in modo così superficiale e confuso, che non si capisce come possa essere così importante per i protagonisti. In questo quadro confuso di personaggi, a sorpresa, a convincere di più è Jacob Elordi, sepolto sempre sotto un pesante trucco, l'attore fa il suo e lo fa bene. Nota di merito, in particolare, per la sua performance a livello vocale, e per apprezzarlo è necessario vedere il film in lingua originale.

Frankenstein, versione Guillermo Del Toro, decisamente poco horror ma più gotica, è un film che ha delle grosse pecche nel racconto ma riesce, in parte, a nasconderle e a colpire lo spettatore con la sua grande forza visiva. Davvero un peccato che sia stato relegato ad una uscita in streaming, un film del genere, con questa cura per l'immagine, le scenografie e la fotografia, meritava il grande schermo e, onestamente, è triste che lo stesso regista non si sia imposto per avere un'ampia distribuzione in sala. A rimetterci alla fine è il film stesso, le cui immagini vengono soffocate da una banale visione in streaming, e non importa quanto sia grande o definita la tv, sarà sempre più piccola e meno coinvolgente di una proiezione sul grande schermo, nel buio di una sala cinematografica.

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martedì 4 novembre 2025

After the hunt - la recensione

Alma Himoff (Julia Roberts), docente di filosofia all’università di Yale, in procinto di ottenere una cattedra, è molto stimata da colleghi e studenti, tra cui l’assistente Hank (Andrew Garfield) e la dottoranda Maggie (Ayo Edebiri) che, entrambi in competizione per la sua attenzione, si lanciano frecciatine reciproche: lui definisce la generazione di lei troppo rigida, mentre Maggie lo invita a non generalizzare. Sebbene Alma sia spesso colpita da dolori improvvisi, sceglie di non confidarsi con il marito Frederick, che la accudisce con premura ma la considera impenetrabile, se non addirittura insensibile. Quando Maggie si presenta a casa della professoressa sostenendo di essere stata molestata da Hank, Alma si ritrova divisa tra l’empatia verso la studentessa e il desiderio di preservare la propria immagine di paladina delle donne, e la volontà di concedere al suo assistente il beneficio del dubbio, mentre un insistente ticchettio di metronomo sembra scandire l’imminente resa dei conti nell’era del #metoo e della correttezza politica. 


Dopo gli eccessi glaumor di Challengers e le visioni oniriche e psichedeliche di Queer, Luca Guadagnino cambia totalmente registro affrontando il thriller psicologico dai toni freddi e raffinati, cercando di mixare all'interno di uno stesso film la lotta generazionale, una riflessione sulla cancel culture e il mistero derivante dal dover ricostruire la verità attraverso molteplici punti di vista.

Quello che si ottiene è un risultato che però risulta essere più confusionario che pulito e più didascalico che interessante, a tratti forse anche pedante nel modo in cui i protagonisti continuano a ripetere il concetto più e più volte. Da un certo punto di vista Guadagnino cerca di dirci che la verità è difficile da afferrare, che non è mai così netta come la nostra epoca - dove regna sovrana la polarizzazione delle opinioni, il doversi necessariamente schierare 'a favore' per non venir bollati automaticamente come 'contro' - vuole farci credere. Purtroppo però in più punti si ha quasi l'impressione di stare assistendo a un classico discorso "da boomersu come non si possa più dire niente. Peccato perché era interessante la riflessione sulla cancel culture portata agli estremi e sull'attivismo performativo, e con un pizzico di sfumatura in più ne poteva nascere qualcosa di controverso e ficcante.

Nulla da dire invece dal punto di vista tecnico, con una regia sempre elegante e soprattutto un cast notevole, guidato da una grandissima Julia Roberts in grande spolvero, una Ayo Edebiri che è ormai in ascesa e Andrew Garfield sempre una garanzia in queste occasioni. 

Sicuramente non parliamo di una pellicola totalmente da buttare, le più di due ore di film non annoiano mai, ma non si tratta del film più memorabile della carriera del regista.


lunedì 3 novembre 2025

La Ballata di un Piccolo Giocatore - la recensione

È sbarcato su Netflix lo scorso 29 ottobre, La Ballata di un Piccolo Giocatore, nuovo film diretto da Edward Berger (Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, Conclave).

Nell'umidità e nel caos al neon di Macao vive Lord Doyle (Colin Farrell), un high roller, un giocatore di casinò di alto livello, che alloggia in alberghi di lusso tra champagne e sigari pregiati, se non fosse che le sue tasche sono ormai vuote perché la fortuna sembra avergli voltato definitivamente le spalle. Poi ci poi i debiti con l'albergo, i conti da pagare, e quel passato che riesce a scovarlo anche nella capitale mondiale del gioco d'azzardo. Lord Doyle però continua a giocare con quello che ha, a mantenere un tenore di vita che non può permettersi, anche se ha solo pochi giorni per saldare i suoi debiti, convinto che basti una sola grossa vincita a baccarà per risolvere tutti i suoi problemi. La svolta sembra arrivare da una donna di nome Dao Ming (Fala Chen) nella notte del festival degli spiriti affamati.

Tratto dall'omonimo romanzo scritto da Lawrence Osborne, l'aspetto visivo del film è senz'altro il suo punto di forza. Il regista Edward Berger, con l'aiuto del direttore della fotografia, porta sullo schermo una Macao soprattutto notturna, illuminata dai neon e da colori saturi e acidi, che diventa sempre più soffocante e straniante, così come la storia che si stringe sempre di più intorno al protagonista lasciandolo apparentemente senza via d'uscita, e finendo per catapultarlo in un inferno, reale o forse no.
Colin Farrell, perennemente sudato e affaticato, sempre vicino all'infarto, se la cava molto bene in un personaggio presente in ogni scena del film. Bene anche i comprimari, dalla misteriosa Fala Chen a Tilda Swinton, che è sempre una garanzia in qualsiasi ruolo.

Ne La Ballata di un Piccolo Giocatore ci sono tanti argomenti che si intrecciano, la ludopatia estrema, l'ossessione per la vittoria, il riscatto sociale, il riscatto personale, la voglia di essere qualcosa di più, gli spiriti, la fortuna, la disperazione, tutto insieme in un sali e scendi continuo che scorre via piuttosto velocemente (il film dura meno di due ore), senza pretendere troppo da sé stesso, con una punta di onirico e spirituale che fa da contrappeso alla cruda realtà dei soldi e del gioco d'azzardo.

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martedì 28 ottobre 2025

A House of Dynamite - la recensione

Presentato all'ultimo Festival di Venezia, A House of Dynamite è il nuovo thriller politico della premio Oscar Kathryn Bigelow. Disponibile su Netflix.

Una mattina come tante, ognuno affronta la solita routine, quando un segnale luminoso appare sugli schermi della base militare USA in Alaska: un missile nucleare è diretto verso gli USA. Non si sa chi lo ha lanciato, quale paese, se è un attacco terroristico o un errore umano (o dell'AI), l'unica cosa sicura è che colpirà Chicago in 18-19 minuti e 10 milioni di persone moriranno.

La storia viene raccontata praticamente in tempo reale da tre prospettive diverse: la Situation Room della Casa Bianca, dove c'è il Capitano Olivia Walker (Rebecca Ferguson); il Comando Strategico degli USA (lo STRATCOM); e il Presidente, interpretato da Idris Elba. Tre prospettive diverse, con i protagonisti che interagiscono tra loro in videoconferenza, tre lati della stessa storia raccontati non insieme ma uno dopo l'altro, in tre "capitoli" intitolati: "L'inclinazione si appiattisce", "Colpire un proiettile con un proiettile", "Una casa piena di dinamite". 
Tutti e tre i "capitoli" si chiudono nello stesso modo, allo scadere del tempo, quando il missile arriva e cala il buio.

Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore Noah Oppenheim sono riusciti a realizzare un tesissimo thriller politico apocalittico senza dirci chi è stato e perché, e lasciandoci con un finale che definire "in sospeso" è dire poco. L'intento infatti non è trovare un colpevole, ma mostrare quanto è sottile l'equilibrio, quella finta pace data dal deterrente nucleare che in realtà ci fa vivere dentro una Casa di Dinamite. Il film ci mostra un protocollo all'apparenza perfetto, sale d'emergenza ultra attrezzate, persone estremamente competenti al comando, organizzazione, "libri neri" sempre a portata di mano, una catena di azioni programmate e studiate che sembra perfetta, eppure non lo è, perché è un sistema infallibile solo in teoria. Le persone al comando sono esseri umani e reagiscono in modo diverso, con emozioni diverse, tra storie personali insostenibili, la voglia di rispondere ai missili con i missili, non importa contro chi, il non sapere quale posizione prendere, e tutto che si riduce a un "sì" o un "no" deciso in pochi secondi da un leader che ha nelle mani il destino della popolazione mondiale.

Oltre la denuncia politica, tecnicamente e cinematograficamente, il film è davvero ben fatto, con la divisione in tre capitoli che poteva essere rischiosa, riproponendo sempre lo stesso evento, ma che si rivela una scelta funzionale alla storia. In pieno stile Kathryn Bigelow, il film ha una regia asciutta che non perde tempo, mantiene sempre alta l'adrenalina, il ritmo, e la tensione, e riesce anche a portare sullo schermo il lato umano dei protagonisti senza retorica, senza inutile eroismo, ma con semplici piccoli gesti, che sia una lacrima asciugata in fretta e una telefonata disperata. Ottimo tutto il cast, nella prima parte, a rubare la scena è una perfetta Rebecca Ferguson.

A House of Dynamite è un film estremamente - e quasi brutalmente - attuale, inchioda lo spettatore sulla poltrona, lo lascia con una buona dose di ansia e apprensione per la "Casa di Dinamite" in cui stiamo vivendo in modo così inconsapevole, e con domande molto importanti su cui riflettere, soprattutto pensando al clima geopolitico attuale e ai leader mondiali che ci ritroviamo oggi. E questo sì, fa paura.

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venerdì 19 settembre 2025

RoFF20 _ presentato il programma della Festa del Cinema di Roma 2025

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del programma della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, che si svolgerà dal 16 al 27 ottobre.

In Concorso, grande attenzione per 40 secondi, che racconta la storia e l'omicidio di Willy Monteiro, Gli Occhi Degli Altri, con Jasmine Trinca e Filippo Timi, e
Re-creation diretto da Jim Sheridan e David Merriman.

Nelle varie sezioni Fuori Concorso (Gran Public, Best of 2025, Freestyle) invece sono presenti titoli molto interessanti, passati in altri festival come Cannes o Toronto, tra questi: Hamnet di Chloe Zhao, considerato tra i papabili per gli Oscar 2026; Die My Love, con Jennifer Lawrence e Robert Pattinson; Hedda di Nia DaCosta, con Tessa Thompson; Couture con Angelina Jolie; l'horror Queens of the Dead diretto dalla Tina Romero, figlia di George A. Romero; Dracula di Luc Besson; The Toxic Avenger; O Agente Segreto; Eddington di Ari Aster, con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal, e Emma Stone; Nouvelle Vague di Richard Linklater; Vie Privée con Jodie Foster; California Schemin, esordio alla regia di James McAvoy; Glenrothan, esordio alla regia di Brian Cox.

Ancora non sono state annunciare le masterclass, gli incontri con il pubblico e il "paso doble", con due artisti che si incontrano per parlare di cinema.

Ecco il programma completo.

CONCORSO PROGRESSIVE CINEMA – VISIONI PER IL MONDO DI DOMANI - 40 secondi, di Vincenzo Alfieri (Italia) - L’accident de piano, di Quentin Dupieux (Francia) - Chang ye jiang jin (Wild Nights, Tamed Beasts), di Wang Tong (Cina) - Esta isla, di Lorraine Jones Molina, Cristian Carretero (Porto Rico) - Good Boy, di Jan Komasa (Polonia, Regno Unito) - Kota (Hen), di György Pálfi (Germania, Grecia, Ungheria) - Left-Handed Girl, di Shih-Ching Tsou (Taiwan, Francia, Stati Uniti, Regno Unito) - Mad Bills to Pay (or Destiny, dile que no soy malo), di Joel Alfonso Vargas (Stati Uniti) - Miss Carbón, di Agustina Macri (Spagna, Argentina) - Nino, di Pauline Loquès (Francia) - Gli occhi degli altri, di Andrea De Sica (Italia) - Our Hero, Balthazar, di Oscar Boyson (Stati Uniti) - Re-Creation, di Jim Sheridan, David Merriman (Irlanda, Lussemburgo) - Roberto Rossellini, più di una vita, di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti (Italia, Lettonia) - Sciatunostro, di Leandro Picarella (Italia) - Six jours ce printemps-là, di Joachim Lafosse (Belgio, Francia, Lussemburgo) - The Things You Kill, di Alireza Khatami (Francia, Polonia, Canada, Turchia) - Winter of the Crow, di Kasia Adamik (Polonia, Lussemburgo, Regno Unito) GRAND PUBLIC - & SONS di Pablo Trapero (Regno Unito, Canada) - ALLA FESTA DELLA RIVOLUZIONE di Arnaldo Catinari (Italia) - ANNA di Monica Guerritore (Italia) - BREVE STORIA D’AMORE di Ludovica Rampoldi (Italia) - CINQUE SECONDI di Paolo Virzì (Italia) - COUTURE di Alice Winocour (Stati Uniti, Francia) - DEUX PIANOS di Arnaud Desplechin (Francia) - DRACULA (DRACULA – L’AMORE PERDUTO) di Luc Besson (Francia) - ELENA DEL GHETTO di Stefano Casertano (Italia) - IL FALSARIO di Stefano Lodovichi (Italia) - FUORI LA VERITÀ di Davide Minnella (Italia) - GLENROTHAN di Brian Cox (Regno Unito) - HAMNET di Chloé Zhao (Regno Unito) - HEDDA di Nia DaCosta (Stati Uniti) - HOMO ARGENTUM di Mariano Cohn, Gastón Duprat (Argentina) - ILLUSIONE di Francesca Archibugi (Italia) - IO SONO ROSA RICCI di Lyda Patitucci (Italia) - LA LEZIONE di Stefano Mordini (Italia) - MOSS & FREUD di James Lucas (Regno Unito) - PALESTINE 36 di Annemarie Jacir (Palestina, Regno Unito, Francia, Danimarca, Norvegia, Qatar, Arabia Saudita, Giordania) - RENTARU KAZOKU (RENTAL FAMILY) di HIKARI (Stati Uniti, Giappone) - STELLA GEMELLA di Luca Lucini (Italia) - THE TOXIC AVENGER di Macon Blair (Stati Uniti) - VIE PRIVÉE di Rebecca Zlotowski (Francia) - LA VITA VA COSÌ di Riccardo Milani (Italia) - Film d'apertura - PER TE di Alessandro Aronadio (Italia) FREESTYLE FILM - CALIFORNIA SCHEMIN’ di James McAvoy (Regno Unito, Stati Uniti) - LA CAMERA DI CONSIGLIO di Fiorella Infascelli (Italia) - IL GRANDE BOCCIA di Karen Di Porto (Italia) - MALAVIA di Nunzia De Stefano (Italia) - L’OEUVRE INVISIBLE (UNSEEN PICTURES) di Avril Tembouret, Vladimir Rodionov (Francia) - PETER HUJAR’S DAY di Ira Sachs (Stati Uniti, Germania) - LA PETITE CUISINE DE MEHDI di Amine Adjina (Francia) - QUEENS OF THE DEAD di Tina Romero (Stati Uniti) - TIENIMI PRESENTE di Alberto Palmiero (Italia) FREESTYLE ARTS - CANNIBALI di Hilary Tiscione (Italia) - CATARTIS – CONSERVARE IL FUTURO di Ferdinando Vicentini Orgnani (Italia) - LA COMMEDIA NON ESISTE. SALEMME PROVA EDUARDO di Raffaele Rago (Italia) - DACIA, VITA MIA – DIALOGHI GIAPPONESI di Izumi Chiaraluce (Italia) - EASY TO LOVE – LA VERA STORIA DI MASSIMO URBANI di Paolo Colangeli (Italia) - ELLROY VS L.A. di Francesco Zippel (Italia) - L’ÉNIGME VELÁZQUEZ di Stéphane Sorlat (Francia) - I LOVE LUCCA COMICS & GAMES di Manlio Castagna (Italia) - IT’S NEVER OVER, JEFF BUCKLEY di Amy Berg (Stati Uniti) - LA FORZA DEL DESTINO di Anissa Bonnefont (Italia, Francia) - LOOKING FOR NIVOLA di Peter Marcias (Italia) - THE LIBRARIANS di Kim A Snyder (Stati Uniti) - OLTRE IL CONFINE: LE IMMAGINI DI MIMMO E FRANCESCO JODICE di Matteo Parisini (Italia) - PIRANDELLO – IL GIGANTE INNAMORATO di Costanza Quatriglio (Italia) - PROCÈS D’UN JEUNE POÈTE di Philippe Van Cutsem (Belgio) - RINO GAETANO SEMPRE PIÙ BLU di Giorgio Verdelli (Italia) - STARDUST: A STORY OF LOVE AND ARCHITECTURE di Jim Venturi, Anita Naughton (Stati Uniti) - STILE ALBERTO di Michele Masneri, Antongiulio Panizzi (Italia) - TUTTA VITA di Valentina Cenni (Italia) FREESTYLE SERIE - ANATOMÍA DE UN ISTANTE di Alberto Rodríguez (Spagna, Francia) - CHOOSE EARTH – BLUE PRINT di Anne de Carbuccia (Stati Uniti, Italia) - THE DEAL di Jean-Stéphane Bron, Svizzera (Francia, Lussemburgo, Belgio) - GUERRIERI: LA REGOLA DELL’EQUILIBRIO di Gianluca Maria Tavarelli (Italia) - MRS PLAYMEN di Riccardo Donna (Italia) - PRIMA DI NOI di Daniele Luchetti, Valia Santella (Italia) - SANDOKAN di Jan Maria Michelini, Nicola Abbatangelo (Italia) - SGUARDI IN CAMERA di Francesco Corsi, Paolo Simoni (Italia) - TUPA 13 (DORM NO. 13) di Teemu Nikki (Finlandia) - UNCOVERED ROME di Giulia Randazzo (Italia) - VITA DA CARLO STAGIONE FINALE di Carlo Verdone, Valerio Vestoso (Italia) - LA PRESIDE di Luca Miniero (Italia) BEST OF 2025 - O AGENTE SEGRETO (L’AGENTE SEGRETO) di Kleber Mendonça Filho (Brasile, Francia, Germania, Paesi Bassi) - DIE MY LOVE di Lynne Ramsay (Canada) - DREAMS di Michel Franco (Messico, Stati Uniti) - EDDINGTON di Ari Aster (Stati Uniti) - IF I HAD LEGS I’D KICK YOU di Mary Bronstein (Stati Uniti) - KEN (YES) di Nadav Lapid (Francia, Israele, Cipro, Germania) - LEIBNIZ – CHRONIK EINES VERSCHOLLENEN BILDES (LEIBNIZ – CHRONICLE OF A LOST PAINTING) di Edgar Reitz (Germania) - NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater (Francia) - ONCE UPON A TIME IN GAZA di Tarzan & Arab Nasser (Francia, Palestina, Germania, Portogallo) - YEK TASADOF-E SADE | UN SIMPLE ACCIDENT | UN SEMPLICE INCIDENTE di Jafar Panahi (Iran, Francia, Lussemburgo) -

domenica 7 settembre 2025

Venezia 82 _ 'Father Mother Sister Brother' vince il Leone d'Oro. Ecco tutti i vincitori.

Si è chiuso ieri sera il Festival di Venezia 2025, una cerimonia di premiazione ben condotta da Emanuela Fanelli (e questa è già una novità!), con due premi italiani, e un vincitore finale un po' a sorpresa.

Alla fine, la giuria presieduta da Alexander Payne ha sorpreso tutti assegnando il Leone d'Oro a Jim Jarmusch e al suo Father Mother Sister Brother. Una scelta molto cinefila, un titolo sicuramente apprezzato ma nessuno lo aveva pronosticato come possibile Leone d'Oro.
Mentre sui social piovono accuse di "sionismo" e "codardia" contro la giuria, il presidente Alexander Payne ha spiegato così i premi e il vincitore: "La cosa ingiusta dell'essere a un festival è dover dire 'questo è meglio di quello'. Come giuria, abbiamo apprezzato in modo uguale entrambi quei film, ognuno per una ragione diversa. E auguriamo a entrambi film una vita lunga e importante, oltre a sperare che il sostegno dei premi dati stasera li aiuti".

Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria per The Voice of Hind Rajab, quello che tutti davano come favorito per il Leone d'Oro.

Due premi italiani, Gianfranco Rosi ha vinto il Premio Speciale della Giuria con il suo documentario Sotto le Nuvole, e la Coppa Volpi come migliore attore a Toni Servillo per La Grazia.
Leone d'Argento per la regia a un commosso Benny Safdie per The Smashing Machine. Coppa Volpi come migliore attrice alla cinese Xin Zhilei per The Sun Rises on us all.

Due premi italiani anche nella sezione Orizzonti, migliore attrice e migliore attore, andati rispettivamente a Benedetta Porcaroli per Il rapimento di ArabellaGiacomo Covi per Un anno di scuola.

Ecco i vincitori.

Leone d'Oro miglior film
Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch

Leone d'Argento Gran Premio della Giuria
The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania

Leone d'Argento miglior Regia
Benny Safdie per The Smashing Machine

Premio Speciale della Giuria
Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

Premio per la miglior sceneggiatura
Valerie Donzelli e Gilles Marchand per À pied d'oeuvre

Coppa Volpi migliore attrice
Xin Zhilei per The Sun Rises on us all

Coppa Volpi migliore attore
Toni Servillo per La grazia

Premio Marcello Mastroianni miglior attore emergente
Luna Wedler per Silent Friend

Leone del Futuro, Premio Luigi De Laurentiis per un'Opera Prima
Short summer di Nastia Korkia

Premio degli spettatori Armani Beauty
Calle Malaga di Maryam Touzani

- ORIZZONTI -

Premio Orizzonti per il miglior film
En el camino di David Pablos

Premio Orizzonti miglior regia
Anuparna Roy per Songs of the forgotten trees

Premio Speciale della giuria Orizzonti
Lost Land di Akio Fujimoto

Premio Orizzonti per la migliore attrice
Benedetta Porcaroli per Il rapimento di Arabella

Premio Orizzonti per il migliore attore
Giacomo Covi per Un anno di scuola

Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura
Ana Cristina Barragan per Hierra

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