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lunedì 24 febbraio 2020

Scandalo Weinstein: l'ex produttore Harvey Weinstein dichiarato colpevole

Si è concluso il processo di New York a carico dell'ex produttore Harvey Weinstein, accusato di molestie e violenza sessuale.

Poco fa la giuria, formata da sette uomini e due donne, ha emesso il verdetto. Harvey Weinstein è stato dichiarato colpevole di due dei cinque capi d'accusa, per aggressione sessuale di primo grado nei confronti dell'ex assistente di produzione Miriam Haley, e di stupro di terzo grado verso l'aspirante attrice Jessica Mann. La giuria lo ha dichiarato colpevole anche dello stupro dell'attrice Annabella Sciorra, ascoltata come testimone, fatto per cui il produttore non può essere perseguito perché accaduto troppo tempo fa ma che, a quanto pare, ha avuto grande importanza nel processo e per la giuria.
Per quanto riguarda il capo d'accusa più grave, aggressione sessuale predatoria, la giuria non ha raggiunto un verdetto unanime, richiesto dal giudice, ed è stato quindi assolto.

Harvey Weinstein, che si è sempre dichiarato innocente sostenendo che le donne (sono oltre 80 quelle che lo hanno denunciato) fossero tutte consenzienti, rischia 25 anni di carcere.

Davanti al tribunale, una schiera di donne si era riunita in attesa del verdetto, tra queste anche le attrici Rose McGowan e Rosanna Arquette, anche loro vittime di Weinstein.

Quello di New York non sarà l'unico processo per Harvey Weinstein, l'ex produttore è indagato per stupro e molestie anche a Los Angeles.

martedì 5 novembre 2019

L'attrice francese Adèle Haenel accusa un regista di averla molestata quando aveva 12 anni

Si riaccende lo scandalo molestie nel cinema, stavolta in quello francese.

A scuotere l'ambiente cinematografico transalpino è l'attrice Adèle Haenel, che al sito Mediapart ha rivelato di essere stata molestata sessualmente dal regista Christophe Ruggia, episodi continuati nel tempo, tra il 2001 al 2004, cioè quando l'attrice aveva solo 12 anni, e poi fino ai 15 anni.

Ruggia è considerato il regista che ha lanciato Adèle Haenel, grazie al film Les Diables, e proprio sul set del film è iniziato l'incubo. L'attrice ha dichiarato di aver subito "una molestia sessuale permanente. Palpeggiamenti sulle cosce e sul petto, baci forzati sul collo" che il regista dava e si faceva dare da quella che era una bambina di soli 12 anni.

A convincere Haenel a parlare adesso, dopo tanti anni di silenzio, è stato il controverso documentario Leaving Neverland, sulle presunte molestie di Michael Jackson. "Mi ha fatto cambiare la prospettiva su quello che avevo vissuto", ha dichiarato l'attrice, "Ho sempre forzato me stessa a pensare che fosse stata una storia d’amore senza reciprocità. Avevo aderito alla sua favola del ‘noi non siamo uguali, gli altri non potrebbero mai capirlo’. Poi ci sono voluti tutti questi anni perché potessi parlare di queste cose, senza farne un dramma assoluto. È per questo che ho parlato solo ora".

Il regista Christophe Ruggia, attraverso i suoi avvocati, ha negato tutto, rilasciando solo una breve dichiarazione: "Mi avete fatto pervenire un questionario fiume su quale fosse la relazione professionale e affettiva che ho intrattenuto, più di quindici anni fa, con Adèle Haenel, di cui sono stato lo scopritore del suo grande talento. La versione, sistematicamente tendenziosa, inesatta, romanzata, talvolta calunniosa che mi avete indirizzato non mi permette di rispondervi".

In realtà ci sarebbero dei testimoni oculari di quanto accaduto. Mediapart infatti ha raccolto le testimonianze delle persone presenti sul set del film Les Diables, che hanno confermato quanto detto dall'attrice. La coach degli attori Hélène Seretti ha raccontato: "Era fisico, la toccava, metteva le braccia attorno sue spalle, ogni tanto le dava dei baci. C’era qualcosa di poco normale, si dice spesso dei registi che devono innamorarsi delle loro attrici, ma Adèle aveva dodici anni". E ancora, il direttore della produzione Dexter Cramaix: "il rapporto di Christophe con Adèle non era normale, dava l’impressione che fosse la sua fidanzata".

Adèle Haenel ha inoltre dichiarato che non procederà per vie legali perché lo ritiene inutile, convinta che le vittime di molestie vengano puntualmente ignorate dalla giustizia.


domenica 25 novembre 2018

Giornata contro la violenza sulle donne - quattro titoli da recuperare

Il 25 ottobre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare al mondo che ancora oggi, nel 2018, le donne sono costrette a subire discriminazione e soprusi che troppo spesso sfociano nella violenza e, purtroppo nell'omicidio.
Nell'ultimo anno il mondo del Cinema è stato scosso in modo veemente dallo scandalo molestie, a cui ha fatto seguito la nascita di diversi movimenti a supporto delle donne, #MeToo, Time's Up, e in Italia il movimento Dissenso Comune.



Nel corso degli anni il Cinema ha  affrontato spesso il tema della violenza sulle donne, raccontandola in tutte le sue malate forme. Ecco quattro titoli che raccontano diversi tipo di violenza, fisica, psicologica, in casa, nelle aule di tribunale, e sul lavoro.

- SOTTO ACCUSA (1988), con Kelly McGillis e una straordinaria Jodie Foster, che con questo film ha vinto il suo primo Oscar.
La pellicola, ispirata a un fatto realmente accaduto, racconta la storia di una ragazza, Sarah (Foster), che una sera viene violentata da tre uomini in un bar, fatto che avviene davanti a una folla urlante che incita i tre facendo il tifo. A seguito dello stupro a finire sotto accusa non sono solo i violentatori, che se la cavano con poco, ma la stessa ragazza, colpevole di essere ubriaca, di avere fatto commenti troppo espliciti e di avere avuto un atteggiamento troppo provocante. Solo la testardaggine del procuratore (McGillis), l'unica a sostenere Sarah, riuscirà a riaprire il caso portando a giudizio tutti quelli che erano presenti nella sala e che invece di aiutare la ragazza hanno fatto il tifo per gli stupratori. Un film durissimo da vedere e fortemente realistico.

- NORTH COUNTRY - STORIA DI JOSEY (2005), con Charlize Theron, Woody Harrelson, Jeremy Renner e Frances McDormand.
Tratto da una vera storia, il film racconta le difficili condizioni in cui delle donne sono state costrette a lavorare in una miniera nel nord del Minnesota, tra minacce, insulti, e continue umiliazioni. Tra queste donne c'è Josey (C.Theron), madre di due bambini, fuggita da un marito violento, e con un passato segnato da una violenza subita. Come le altre, anche Josey non viene accettata dai colleghi maschi della miniera, così decide di alzare la testa, licenziarsi e fare causa all'azienda, trovandosi però sola contro tutti.
Il film ha ricevuto due nomination agli Oscar 2006, migliore attrice (Theron) e migliore attrice non protagonista (McDormand)

- A LETTO CON IL NEMICO (1991), con Julia Roberts protagonista.
Una coppia in apparenza felice e affiatata, in realtà Laura (J.Roberts) vive un incubo, sposata ad un uomo violento e possessivo che la picchia continuamente. Per fuggire, Laura arriva a fingersi morta ma quando pensa di aver finalmente ritrovato la libertà, quell'uomo torna a perseguitarla con lo scopo di ucciderla. Un thriller dalla trama piuttosto semplice e uno svolgimento molto classico, con una buona interpretazione di Julia Roberts e di un perfido Patrick Bergin. Un marito violento che perseguita la moglie per ucciderla, una storia tristemente attuale.

- PRIMO AMORE (2004), con Vitaliano Trevisan e Michela Cescon.
Diretto da Matteo Garrone e liberamente ispirato al libro "Il Cacciatore di Anoressiche", il film racconta una violenza psicologica che diventa anche fisica. Al centro della storia la relazione  tra Vittorio e Sonia, che si incontrano tramite un annuncio per "cuori solitari". Lui è ossessionato dalle donne estremamente magre, fino all'anoressia, e Sonia accetta di dimagrire per lui, come atto d'amore, ignorando l'ossessione malata dell'uomo. Se all'inizio quella di Sonia è una libera scelta, all'improvviso la sua vita si trasforma in un vero incubo, vittima della morbosità e delle ossessioni di Vittorio, arrivando a una magrezza estrema che mette in pericolo la sua salute. La ribellione di Sonia la porterà a un gesto estremo contro Vittorio.

lunedì 14 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 6

Mentre il festival va avanti, a Cannes si continua a parlare di diritti delle donne.

Dopo mesi di parole e denunce, un piccolo passo per i fatti. A seguito della marcia sul red carpet, oggi c'è stato un incontro tra i vari movimenti nati in questi ultimi mesi organizzato dal collettivo francese 50/50x2020, #MeToo, l'americano Time's Up, la spagnola Cima, la Greek Women's Wave, e l'italiana Dissenso Comune (rappresentata da una delle sue "fondatrici" Jasmine Trinca e da Ginevra Elkann).
Alla presenza del ministro della Cultura francese Francoise Nyssen, della presidente di giuria Cate Blanchett, e di parte della giuria , Kristen Stewart, Lea Seydoux, Khadja Nin e Ava DuVernay (ma erano presenti anche gli uomini della giuria), è stato firmato un documento per sostenere la parità di genere, il "Programming Pledge for Parity and Inclusion in Cinema Festivals". Con questo documento il delegato generale del festival Thierry Fremaux si è ufficialmente impegnato a combattere il gap tra donne e uomini. "Questa è la fine di un ciclo e l'inizio di una nuova era", ha dichiarato Fremaux, "il mondo è cambiato e deve cambiare ancora, dobbiamo mettere in discussione la nostra storia, i numeri parlano chiaro, con solo 82 registe nella selezione ufficiale in settant'anni".
Il protocollo firmato prevede tre punti chiave: disponibilità di statistiche e dati sulla selezione dei film; garantire trasparenza nei criteri di selezione; parità di genere nel consiglio d'amministrazione e negli organi decisionali.

Nel suo intervento Jasmine Trinca (che insieme a Alba Rohrwacher e Giovanna Mezzogiorno sono state le "menti" che hanno dato il via al movimento italiano) ha raccontato cosa ha portato le attrici ad unirsi e fondare Dissenso Comune: "Ci siamo rese conto che, nonostante la denuncia di Asia Argento e di altre donne, la stampa e l'opinione pubblica italiana non aveva accettato la parola delle donne. Da noi in Italia vige un sistema maschilista, sappiamo bene che senza una rivoluzione culturale non cambieremo mai".
"In Italia viviamo nel paese del bunga bunga, sono considerati comportamenti normali", ha continuato Ginevra Elkann, "Siamo un paese molto cattolico e molto maschilista. Dissenso Comune è partito grazie al coraggio di Asia Argento, che però è stata insultata per le sue denunce. Da noi il gender gap è peggiore che altrove, la disparità dei compensi è enorme. Recentemente, grazie all'impegno di Piera Detassis, questo messaggio è arrivato al presidente della Repubblica Mattarella in occasione dei David di Donatello. Siamo partite in 130, adesso siamo 500".

Attendiamo fiduciosi i prossimi passi.

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Intanto, è stato presentato il primo film italiano in Concorso, Lazzaro Felice, diretto proprio da una donna, Alice Rohrwacher. Nel cast Nicoletta Braschi, Alba Rohrwacher, e il debuttante Adriano Tardiolo.

Il film racconta la storia di Lazzaro, un ragazzo di vent'anni che fa il contadino, un ragazzo felice e buono, di una bontà talmente pura e spontanea da farlo sembrare una persona stupide e troppo ingenua, un ragazzo incapace di pensare male delle persone e per questo facile preda di chi vuole approfittarne.

"Lazzaro rappresenta la possibilità per gli uomini di essere buoni", ha dichiarato Alice Rohrwacher, "Lazzaro rappresenta quelle persone che normalmente non sono mai messe in primo piano, ma sono gli ultimi della fila, pur di non disturbare. Questo film esprime fortemente il bene e il male, è quasi una fiaba, ma i Lazzari in tutto questo intreccio non hanno un giudizio. Verso la storia c’è un giudizio, ma Lazzaro non giudica chi ha davanti, ma ha una fiducia incondizionata nel prossimo".
La regista ha finito il film solo quattro giorni fa, una vera corsa contro il tempo, un film che ha molteplici anime, tra cui anche quella religiosa, ma non in senso comune. "E' anche un film religioso, ma nel senso preistorico del termine", ha spiegato la regista, "la storia di San Francesco, non è palesata espressamente ma c’è. La dimensione spirituale è molto importante nella sua concretezza, materialità. E' un film spirituale ma è anche fatto di corpi, di luoghi, di persone, di odori, di lavori".

Protagonista del film è l'esordiente Adriano Tardiolo, scelto in una scuola durante un casting che non ha voluto fare. "E' la prima volta che faccio un film. Con Alice ci siamo conosciuti per caso, a scuola, dove era stata a fare i provini, a cui non avevo però partecipato", ha raccontato l'attore. "Quando gli abbiamo chiesto se volesse fare il film ha detto gentilmente ‘no, grazie’", ha ricordato Alice Rohrwacher, "Per convincerlo abbiamo iniziato a provare per un mese, alla fine poteva accettare o rifiutare e ha detto sì".
Insolito il ruolo di Nicoletta Braschi, che interpreta una donna odiosa e cattiva. "Ho cercato di passare alla marchesa il disgusto che sentivo e provavo per lei e spero che si senta che lei lo prova un po’ anche per se stessa", ha dichiarato l'attrice, "Sono molto grata ad Alice per avermi chiesto di fare questo ruolo da antagonista. È un personaggio che esiste perché le sue azioni crudeli hanno lasciato traccia in tutti i personaggi. La sua cattiveria ha distrutto la vita di tanti".

Il film è stato accolto molto bene dal pubblico e altrettanto bene dalla critica, tanto che c'è già chi lo mette in una short list di possibili premiati.

domenica 13 maggio 2018

Cannes 2018 - giorno 5

La protesta delle donne è arrivata anche al Festival di Cannes.
Ottantadue donne, capitanate dal presidente di giuria Cate Blanchett e la regista Agnes Varda, hanno sfilato sul red carpet per dire basta alla discriminazione di genere, alle molestie e alla disparità di pagamento.
Alla silenziosa protesta sul red carpet erano presenti i movimenti di vari paesi, #MeToo, Time's Up, il collettivo francese 50/50, quello italiano Dissenso Comune (con Jasmine Trinca e Alba Rohrwacher a rappresentarlo), e tante attrici, le giurate Lea Seydoux, Kristen Stewart, Khadja Nin, Ava DuVernay, poi Marion Cotillard, Salma Hayek, Patty Jenkis, Sofia Boutella, e anche Claudia Cardinale.

Cate Blanchett e Agnes Varda si sono fatte portavoce - la prima in inglese, la seconda in francese - di un messaggio che è stato letto dalle scale della montée des marches. Ecco alcuni passaggi:
"Su queste scale oggi ci sono 82 le donne che rappresentano il numero di registe che hanno salito queste scale dalla prima edizione del Festival di Cannes nel 1946. Nello stesso tempo, 1688 registi maschi hanno salito queste le stesse scale. In un Festival di fama mondiale come questo ci sono state solo 12 presidenti di giuria donne. La prestigiosa Palma d’Oro è stata conferita a 71 registi maschi – troppo numerosi per essere nominati – ma solo a 2 donne, Jane Campion e Agnès Varda, che è con noi oggi. [...]
Le donne non sono una minoranza nel mondo, eppure lo stato attuale della nostra industria dice il contrario. Come donne, affrontiamo tutte le nostre sfide individuali ogni giorno, ma oggi stiamo insieme su queste scale come simbolo della nostra determinazione e del nostro impegno per il progresso. Siamo scrittrici, produttrici, registe, attrici, cineaste, agenti di talenti, editrici, distributrici, agenti di vendita e tante altre professioniste coinvolte nelle arti cinematografiche. E siamo solidali con le donne di tutte le industrie. [...]
Ci aspettiamo che le nostre istituzioni si applichino per la parità e la trasparenza nei loro organi esecutivi, perché i posti di lavoro siano ambienti sicuri in cui lavorare. Ci aspettiamo che i nostri governi si assicurino che le leggi per la parità di retribuzione per chi fa lo stesso lavoro siano rispettate. Chiediamo che nei nostri luoghi di lavoro ci sia più uguaglianza di diritti e diversità di talenti, che possano rispecchiare al meglio il mondo in cui viviamo realmente. Un mondo che consente a tutti noi, dietro e davanti alla macchina da presa, di avere successo, spalla a spalla con i nostri colleghi maschi. Ci riconosciamo in tutte le donne e gli uomini che sono pronti al cambiamento. Le scale della nostra industria devono essere accessibili a tutti. Saliamo!".

Un discorso pienamente condivisibile.

La manifestazione è andata in scena nel giorno della presentazione in Concorso del film Les Filles du Soleil, della regista Eva Husson, che racconta la battaglia contro l'Isis delle donne curde nel nord del Kurdistan.

Una storia importante da raccontare ma che - parlando di meriti puramente artistici - è stato accolto in modo piuttosto freddo dalla stampa, che ha elogiato le interpretazioni delle attrici (Golshifteh Farahani e Emmanuelle Bercot) ma ha criticato l'eccessiva retorica della storia.
"Abbiamo incontrato molte donne curde che sono state ridotte a schiave sessuali, che spesso hanno partorito in prigionia e hanno avuto la forza di ribellarsi", ha raccontato Eva Husson, "Erano ansiose di raccontare la propria storia. Ma poi ho voluto introdurre la soggettività. Il mio film non è un documentario, piuttosto trasmette delle emozioni: l'attesa, i momenti di esaltazione, il caos, la paura... Ci sono situazioni che solo la finzione può restituire". La regista ha dichiarato che ci sono stati due motivi alla base della scelta di fare questo film: "Il ricordo di mio nonno, che era antifascista e si è battuto nella Resistenza, e l'esaltazione per la storia di queste donne curde che si ribellano e riconquistano la propria dignità in situazioni mostruose".

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Sempre di condizione femminile in Medio Oriente parla l'altro film presentato in Concorso ieri, si tratta di Three Faces, diretto da Jafar Panahi. Il regista iraniano era assente al festival a causa di una condanna a 20 anni emessa dal governo nel 2010 che gli proibisce di lasciare il proprio paese, di dirigere film o scrivere sceneggiature. Il suo ultimo film, come i precedenti più recenti, sono stati girati in semi-clandestinità, più che un film un vero e proprio atto di resistenza.

Il film racconta un viaggio in auto attraverso le montagne dell'Iran che una famosa attrice iraniana (Behnaz Jafari) e lo stesso regista compiono per andare da una ragazza che ha chiesto aiuto per fuggire dalla propria famiglia ultra conservatrice che vuole impedirle di fare l'attrice.
"Ero molto dispiaciuta ieri sera per l'assenza di Panahi in sala, volevo piangere", ha dichiarato l'attrice Behnaz Jafari, "C'era tristezza in tutti noi e anche molta compassione. Ma poi, a un certo punto, ho iniziato a ridere perché ho capito che in fondo anche lui era lì, insieme a noi, tramite il suo film che è diventato come un’entità autonoma a cui è concesso di viaggiare".

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Mentre il Concorso va avanti, parallelamente al festival si è svolto ieri un evento che ha visto diversi appassionati di cinema (i 300 posti sono andati a ruba) affollare una sala per la masterclass di Christopher Nolan. Presente tra il pubblico anche Denis Villeneuve.

Il regista di Inception e Dunkirk è stato invitato al festival per presentare la versione restaurata della pellicola originale 70mm del capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello Spazio, che compie 50 anni. Ospiti speciali della masterclass: Katharina Kubrick e Keir Dullea, protagonista di 2001: Odissea nello Spazio.
"Ho scoperto 2001 Odissea nello spazio a 7 anni", ha raccontato Nolan, "fu un'esperienza straordinaria che mi porto dietro ancora oggi. Kubrick mi trascinò con sé in un modo che non credevo possibile, mi dimostrò che il cinema può tutto. Sono felice di essere qui e di cercare di restituire a una nuova generazione di spettatori le emozioni che provai".

Il regista ha anche raccontato i propri inizi. "Proprio Kubrick disse che il miglior modo di imparare a fare un film è farne uno", ha detto Nolan, "Io non ho fatto una scuola di cinema, ho imparato tutto da solo. Feci il mio primo film, Following, senza soldi, insieme a un gruppo di amici. Tutti noi avevamo altri lavori durante la settimana e ci dedicavamo al film solo nel weekend. Ognuno doveva cavarsela in ogni reparto: suono, immagine, montaggio... solo così si capisce la difficoltà di ogni compito. E’ stato molto utile per il futuro".
Incalzato dalle domande, Nolan ha poi spiegato la differenza tra i tre film della trilogia di Batman: "Sono di tre generi diversi e ognuno è definito dal proprio villain. Nel primo c’è un mentore che diventa nemico, Dark Knight è un crime drama il cui cattivo è un terrorista, nel terzo c’è una dimensione epica, mitologica. Se fai dei sequel devi proporre cose diverse".
Il regista non ha negato la grande influenza della saga di James Bond sui suoi film, ma non sulla trilogia di Batman. "Abbiamo preso ispirazione da James Bond ogni volta che poteva esserci utile", ha detto Nolan, "Ma tra i miei film, quello che si avvicina di più a James Bond è Inception, non Batman".

Infine Nolan ha parlato della sua famiglia, in particolare di sua moglie, la produttrice Emma Thomas, con cui collabora continuamente per i suoi film. "Devo essere sincero, mi piace lavorare con la mia famiglia e i miei amici", ha confessato il regista, "Emma ha prodotto tutto ciò che ho fatto ed è bellissimo avere la possibilità di lavorare con quelle persone che non hanno altri intenti se non far sì che il tuo film sia migliore, e che se ti dicono che stai sbagliando, sai che lo dicono per il tuo bene. Come poi lei riesca a trovare l'equilibrio tra essere mia moglie, la madre dei miei quattro figli e la persona indispensabile nel mio lavoro è un mistero".

giovedì 1 febbraio 2018

Dissenso Comune. Le donne del Cinema italiano scrivono contro le molestie

E' passato qualche mese dallo scoppio dello scandalo molestie e la conseguente ondata di denunce, testimonianze, manifestazioni e campagne di solidarietà (#MeToo e Time's Up). Ondata che all'estero, soprattutto negli USA, non si è ancora fermata ma continua ad essere al centro della cronaca.

In questi mesi ha fatto piuttosto rumore il silenzio delle attrici italiane, perché la prima a denunciare Harvey Weinstein è stata un'attrice italiana, Asia Argento, che - incredibilmente - ha ricevuto molto più sostegno dall'estero che dalle colleghe italiane, anche quando è stata vergognosamente attaccata dalla stampa italiana; e anche perché un principio di scandalo c'è stato anche in Italia e ha visto coinvolto il regista Fausto Brizzi, a cui invece sono arrivati messaggi di solidarietà da alcuni colleghi. Ma, dopo questo lungo silenzio, le attrici italiane hanno finalmente preso posizione.
Secondo quanto riportato da Repubblica, in questi ultimi tempi le attrici, ma anche operatrici, registe, le donne del Cinema Italiano insomma, si sarebbero ritrovate in degli incontri per parlare e decidere cosa fare. Il risultato è stato un comunicato firmato da oltre 120 donne in cui si parla del sistema in generale, senza entrare troppo nello specifico. Troppo poco? forse, ma meglio questo del silenzio.

Ecco riportato l'articolo di Repubblica e il comunicato per intero.

" Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo il mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un  nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse. Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.  

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto.  È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all'operaia, all'immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura.

1.    Alessandra Acciai
2.    Elisa Amoruso
3.    Francesca Andreoli
4.    Michela Andreozzi
5.    Ambra Angiolini
6.    Alessia Barela
7.    Chiara Barzini
8.    Valentina Bellè
9.    Sonia Bergamasco
10.    Ilaria Bernardini
11.    Giulia Bevilacqua
12.    Nicoletta Billi
13.    Laura Bispuri
14.    Barbora Bobulova
15.    Anna Bonaiuto
16.    Donatella Botti
17.    Laura Buffoni
18.    Giulia Calenda
19.    Francesca Calvelli
20.    Maria Pia Calzone
21.    Antonella Cannarozzi
22.    Cristiana Capotondi
23.    Anita Caprioli
24.    Valentina Carnelutti
25.    Sara Casani
26.    Manuela Cavallari
27.    Michela Cescon
28.    Carlotta Cerquetti
29.    Valentina Cervi
30.    Cristina Comencini
31.    Francesca Comencini
32.    Paola Cortellesi
33.    Geppi Cucciari
34.    Francesca D’Aloja
35.    Caterina D’Amico
36.    Piera De Tassis
37.    Cecilia Dazzi
38.    Matilda De angelis
39.    Orsetta De Rossi
40.    Cristina Donadio
41.    Marta Donzelli
42.    Ginevra Elkann
43.    Esther Elisha
44.    Nicoletta Ercole
45.    Tea Falco
46.    Giorgia Farina
47.    Sarah Felberbaum
48.    Isabella Ferrari
49.    Anna Ferzetti
50.    Francesca Figus
51.    Camilla Filippi
52.    Liliana Fiorelli
53.    Anna Foglietta
54.    Iaia Forte
55.    Ilaria Fraioli
56.    Elisa Fuksas
57.    Valeria Golino
58.    Lucrezia Guidone
59.    Sabrina Impacciatore
60.    Lorenza Indovina
61.    Wilma Labate
62.    Rosabell Laurenti
63.    Antonella Lattanzi
64.    Doriana Leondeff
65.    Miriam Leone
66.    Carolina Levi
67.    Francesca Lo Schiavo
68.    Valentina Lodovini
69.    Ivana Lotito
70.    Federica Lucisano
71.    Gloria Malatesta
72.    Francesca Manieri
73.    Francesca Marciano
74.    Alina Marazzi
75.    Cristiana Massaro
76.    Lucia Mascino
77.    Giovanna Mezzogiorno
78.    Paola Minaccioni
79.    Laura Muccino
80.    Laura Muscardin
81.    Olivia Musini
82.    Carlotta Natoli
83.    Anna Negri
84.    Camilla Nesbitt
85.    Susanna Nicchiarelli
86.    Laura Paolucci
87.    Valeria Parrella
88.    Camilla Paternò
89.    Valentina Pedicini
90.    Gabriella Pescucci
91.    Vanessa Picciarelli
92.    Federica Pontremoli
93.    Benedetta Porcaroli
94.    Daniela Piperno
95.    Vittoria Puccini
96.    Ondina Quadri
97.    Costanza Quatriglio
98.    Isabella Ragonese
99.    Monica Rametta
100.    Paola Randi
101.    Maddalena Ravagli
102.    Rita Rognoni
103.    Alba Rohrwacher
104.    Alice Rohrwacher
105.    Federica Rosellini
106.    Fabrizia Sacchi
107.    Maya Sansa
108.    Valia Santella
109.    Lunetta Savino
110.    Greta Scarano
111.    Daphne Scoccia
112.    Kasia Smutniak
113.    Valeria Solarino
114.    Serena Sostegni
115.    Daniela Staffa
116.    Giulia Steigerwalt
117.    Fiorenza Tessari
118.    Sole Tognazzi
119.    Chiara Tomarelli
120.    Roberta Torre
121.    Tiziana Triana
122.    Jasmine Trinca
123.    Adele Tulli
124.    Alessandra Vanzi "