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mercoledì 11 marzo 2020

Harvey Weinstein condannato a 23 anni di carcere

Dopo essere stato dichiarato colpevole, è arrivata la condanna.

L'ex produttore Harvey Weinstein è stato condannato a 23 anni di carcere per aggressione sessuale e stupro nei confronti dell'ex assistente di produzione Miriam Haley e dell'aspirante attrice Jessica Mann.

Prima che il giudice pronunciasse la sentenza, Weinstein ha fatto alcune dichiarazioni spontanee, dichiarando di "provare un grande rimorso" verso le donne che lo hanno accusato (sono più di 80), poi ha parlato delle due donne abusate per cui è stato condannato: "Ero convinto di avere una seria amicizia con Miriam Haley e Jessica Mann, sono totalmente confuso. Penso che gli uomini siano confusi su tutto questo... questa sensazione di migliaia di uomini e donne che stanno perdendo la possibilità di avere un giusto processo, sono preoccupato per questo paese. Questa non è l'atmosfera giusta per gli Stati Uniti d'America". Infine l'ex produttore ha rivolto un pensiero alle sue due ex mogli: "Ho tradito entrambe, non posso dirvi quanto mi senta male per questo".
Il discorso non ha intenerito la corte che gli ha dato 23 anni di carcere, quasi il massimo della pena prevista.
In aula durante la lettura della sentenza erano presenti alcune delle sue accusatrici, tra cui le stesse Haley e Mann. Presente anche Annabella Sciorra, che durante il processo ha raccontato la drammatica esperienza della violenza subita dall'ex produttore, e Rosie Perez, chiamata a testimoniare proprio su quanto subito dalla Sciorra. Weinstein non può essere condannato per lo stupro di Annabella Sciorra ma la testimonianza dell'attrice ha avuto molto peso nel giudizio finale della giuria.

La sentenza sarà scontata nella New York State Prison, anche se, dal giorno della conclusione del processo, Weinstein è ricoverato nel reparto medico del carcere di Rikers Island.

Questo è solo il primo processo, Harvey Weinstein dovrà essere processato per stupro e abusi sessuali anche a Los Angeles.

lunedì 24 febbraio 2020

Scandalo Weinstein: l'ex produttore Harvey Weinstein dichiarato colpevole

Si è concluso il processo di New York a carico dell'ex produttore Harvey Weinstein, accusato di molestie e violenza sessuale.

Poco fa la giuria, formata da sette uomini e due donne, ha emesso il verdetto. Harvey Weinstein è stato dichiarato colpevole di due dei cinque capi d'accusa, per aggressione sessuale di primo grado nei confronti dell'ex assistente di produzione Miriam Haley, e di stupro di terzo grado verso l'aspirante attrice Jessica Mann. La giuria lo ha dichiarato colpevole anche dello stupro dell'attrice Annabella Sciorra, ascoltata come testimone, fatto per cui il produttore non può essere perseguito perché accaduto troppo tempo fa ma che, a quanto pare, ha avuto grande importanza nel processo e per la giuria.
Per quanto riguarda il capo d'accusa più grave, aggressione sessuale predatoria, la giuria non ha raggiunto un verdetto unanime, richiesto dal giudice, ed è stato quindi assolto.

Harvey Weinstein, che si è sempre dichiarato innocente sostenendo che le donne (sono oltre 80 quelle che lo hanno denunciato) fossero tutte consenzienti, rischia 25 anni di carcere.

Davanti al tribunale, una schiera di donne si era riunita in attesa del verdetto, tra queste anche le attrici Rose McGowan e Rosanna Arquette, anche loro vittime di Weinstein.

Quello di New York non sarà l'unico processo per Harvey Weinstein, l'ex produttore è indagato per stupro e molestie anche a Los Angeles.

giovedì 1 febbraio 2018

Dissenso Comune. Le donne del Cinema italiano scrivono contro le molestie

E' passato qualche mese dallo scoppio dello scandalo molestie e la conseguente ondata di denunce, testimonianze, manifestazioni e campagne di solidarietà (#MeToo e Time's Up). Ondata che all'estero, soprattutto negli USA, non si è ancora fermata ma continua ad essere al centro della cronaca.

In questi mesi ha fatto piuttosto rumore il silenzio delle attrici italiane, perché la prima a denunciare Harvey Weinstein è stata un'attrice italiana, Asia Argento, che - incredibilmente - ha ricevuto molto più sostegno dall'estero che dalle colleghe italiane, anche quando è stata vergognosamente attaccata dalla stampa italiana; e anche perché un principio di scandalo c'è stato anche in Italia e ha visto coinvolto il regista Fausto Brizzi, a cui invece sono arrivati messaggi di solidarietà da alcuni colleghi. Ma, dopo questo lungo silenzio, le attrici italiane hanno finalmente preso posizione.
Secondo quanto riportato da Repubblica, in questi ultimi tempi le attrici, ma anche operatrici, registe, le donne del Cinema Italiano insomma, si sarebbero ritrovate in degli incontri per parlare e decidere cosa fare. Il risultato è stato un comunicato firmato da oltre 120 donne in cui si parla del sistema in generale, senza entrare troppo nello specifico. Troppo poco? forse, ma meglio questo del silenzio.

Ecco riportato l'articolo di Repubblica e il comunicato per intero.

" Si chiama Dissenso comune ed è una lettera manifesto firmata da 124 attrici e lavoratrici dello spettacolo. Due mesi di incontri e confronti tra un gruppo sempre più largo di donne, per intervenire con la forza di un collettivo e non lasciare che le testimonianze dei mesi scorsi restassero solo voci isolate. Il primo passo verso una serie di iniziative per cambiare il sistema, non solo il mondo dello spettacolo: “Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un nuovo equilibrio tra donne e uomini”.

DISSENSO COMUNE
Dalle donne dello spettacolo a tutte le donne. Unite per una riscrittura degli spazi di lavoro e per una società che rifletta un  nuovo equilibrio tra donne e uomini.

Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein, in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse. Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.  

Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno.

La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: “Abituati o esci dal sistema”.

Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il “gioco della seduzione”. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza.

Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza.

La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto.  È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all'operaia, all'immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte.

Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura.

Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo.

Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo “molestatore”. Noi contestiamo l’intero sistema.

Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura.

1.    Alessandra Acciai
2.    Elisa Amoruso
3.    Francesca Andreoli
4.    Michela Andreozzi
5.    Ambra Angiolini
6.    Alessia Barela
7.    Chiara Barzini
8.    Valentina Bellè
9.    Sonia Bergamasco
10.    Ilaria Bernardini
11.    Giulia Bevilacqua
12.    Nicoletta Billi
13.    Laura Bispuri
14.    Barbora Bobulova
15.    Anna Bonaiuto
16.    Donatella Botti
17.    Laura Buffoni
18.    Giulia Calenda
19.    Francesca Calvelli
20.    Maria Pia Calzone
21.    Antonella Cannarozzi
22.    Cristiana Capotondi
23.    Anita Caprioli
24.    Valentina Carnelutti
25.    Sara Casani
26.    Manuela Cavallari
27.    Michela Cescon
28.    Carlotta Cerquetti
29.    Valentina Cervi
30.    Cristina Comencini
31.    Francesca Comencini
32.    Paola Cortellesi
33.    Geppi Cucciari
34.    Francesca D’Aloja
35.    Caterina D’Amico
36.    Piera De Tassis
37.    Cecilia Dazzi
38.    Matilda De angelis
39.    Orsetta De Rossi
40.    Cristina Donadio
41.    Marta Donzelli
42.    Ginevra Elkann
43.    Esther Elisha
44.    Nicoletta Ercole
45.    Tea Falco
46.    Giorgia Farina
47.    Sarah Felberbaum
48.    Isabella Ferrari
49.    Anna Ferzetti
50.    Francesca Figus
51.    Camilla Filippi
52.    Liliana Fiorelli
53.    Anna Foglietta
54.    Iaia Forte
55.    Ilaria Fraioli
56.    Elisa Fuksas
57.    Valeria Golino
58.    Lucrezia Guidone
59.    Sabrina Impacciatore
60.    Lorenza Indovina
61.    Wilma Labate
62.    Rosabell Laurenti
63.    Antonella Lattanzi
64.    Doriana Leondeff
65.    Miriam Leone
66.    Carolina Levi
67.    Francesca Lo Schiavo
68.    Valentina Lodovini
69.    Ivana Lotito
70.    Federica Lucisano
71.    Gloria Malatesta
72.    Francesca Manieri
73.    Francesca Marciano
74.    Alina Marazzi
75.    Cristiana Massaro
76.    Lucia Mascino
77.    Giovanna Mezzogiorno
78.    Paola Minaccioni
79.    Laura Muccino
80.    Laura Muscardin
81.    Olivia Musini
82.    Carlotta Natoli
83.    Anna Negri
84.    Camilla Nesbitt
85.    Susanna Nicchiarelli
86.    Laura Paolucci
87.    Valeria Parrella
88.    Camilla Paternò
89.    Valentina Pedicini
90.    Gabriella Pescucci
91.    Vanessa Picciarelli
92.    Federica Pontremoli
93.    Benedetta Porcaroli
94.    Daniela Piperno
95.    Vittoria Puccini
96.    Ondina Quadri
97.    Costanza Quatriglio
98.    Isabella Ragonese
99.    Monica Rametta
100.    Paola Randi
101.    Maddalena Ravagli
102.    Rita Rognoni
103.    Alba Rohrwacher
104.    Alice Rohrwacher
105.    Federica Rosellini
106.    Fabrizia Sacchi
107.    Maya Sansa
108.    Valia Santella
109.    Lunetta Savino
110.    Greta Scarano
111.    Daphne Scoccia
112.    Kasia Smutniak
113.    Valeria Solarino
114.    Serena Sostegni
115.    Daniela Staffa
116.    Giulia Steigerwalt
117.    Fiorenza Tessari
118.    Sole Tognazzi
119.    Chiara Tomarelli
120.    Roberta Torre
121.    Tiziana Triana
122.    Jasmine Trinca
123.    Adele Tulli
124.    Alessandra Vanzi "

martedì 19 dicembre 2017

Scandalo Weinstein: Meryl Streep risponde alle accuse di Rose McGowan

A Hollywood continua il terremoto causato dallo scandalo Weinstein. Molte attrici hanno annunciato che ai prossimi Golden Globes si vestiranno di nero per protestare contro le molestie sessuali, protesta a cui avrebbero aderito anche nomi come Jessica Chastain, Emma Stone, e Meryl Streep.

L'iniziativa però non è piaciuta affatto a Rose McGowan, tra le prime accusatrici di Harvey Weinstein, che ha accusato le attrici di ipocrisia, e se l'è presa soprattutto con Meryl Streep.

"Alle attrici come Meryl Streep che hanno felicemente lavorato con "The Pig Monster": il vostro silenzio è il problema", ha scritto la McGowan su Twitter, "Accetterete un premio falso senza batter ciglio e non ci sarà nessun cambiamento reale. Disprezzo la vostra ipocrisia. Forse dovreste indossare Marchesa". Marchesa il marchio con cui ha collaborato la moglie di Weinstein.

Un'accusa ben precisa a cui Meryl Streep ha voluto rispondere con un lungo comunicato. Eccolo.

"Mi ha addolorata essere attaccata da Rose McGowan, voglio farle sapere che non conoscevo i crimini di Weinstein. Non li conoscevo negli anni novanta quando lui l'ha aggredita, o nei decenni successivi quando ha aggredito altre.
Non ho scelto di stare in silenzio. Non lo sapevo. Non ho approvato tacitamente lo stupro. Non lo sapevo. Non mi piace che le giovani donne vengano molestate. Non ne sapevo nulla.

Non so dove abita Harvey, lui non è mai stato a casa mia e io non mi ha mai invitata in una sua camera d’albergo. Sono stata nel suo ufficio una sola volta, l’ho incontrato per La Musica del Cuore di Wes Craven nel 1998.

HW ha distribuito alcuni miei film fatti da altre persone. HW non era un regista, è stato spesso produttore, distribuiva film fatti da altre persone – alcuni buoni, altri non buoni. Ma non tutti gli attori, le attrici e i registi che hanno fatto film distribuiti da lui sapevano che abusava delle donne, o che aveva stuprato Rose negli anni novanta, oltre ad altre donne prima e dopo, finché non è uscita la notizia. Non sapevamo che HW e i suoi complici compravano il silenzio delle donne.

A HW serviva che noi non sapessimo, perché avere a che fare con noi gli dava credibilità, la possibilità di attirare giovani donne in circostanze nelle quali avrebbe potuto far loro del male.Aveva più bisogno lui di me che io di lui, e per questo fece di tutto perché non scoprissi nulla.
Sembra che abbia ingaggiato anche degli ex agenti del Mossad per impedire che queste informazioni divenissero pubbliche. Rose e tutte le altre vittime di questi uomini potenti, ricchi e senza scrupoli, sono avversari contro i quali vincere, a tutti i costi, è l’unico risultato accettabile. Per questo è stato istituito un fondo per la difesa legale delle vittime, un fondo al quale centinaia di brave persone della nostra industria stanno contribuendo. L’obiettivo è abbattere questi bastardi e aiutare le vittime a combattere questa battaglia.

Rose ha dato per scontata (e ha diffuso in lungo e in largo) una cosa non vera su di me, e volevo che sapesse la verità. Attraverso amici comuni, le ho telefonato non appena ho letto i titoli sui giornali. Ho passato la giornata di ieri e stamattina attaccata al telefono, sperando di esprimerle il mio profondo rispetto nei confronti del coraggio avuto da lei e da altre nell'esporre i mostri che si trovano tra noi, e la mia empatia verso il suo dolore. Nessuno può cancellare ciò che hanno fatto boss come Bill O’Reilly, Roger Ailes e Harvey Weinstein alle donne ,con gli attacchi ai loro corpi e la loro abilità di cavarsela. Speravo mi avrebbe ascoltata, ma non ha risposto al telefono. Spero che legga questo mio comunicato.

Mi dispiace tantissimo che mi veda come avversaria, perché siamo insieme, unite a tutte le donne della nostra industria, e combattiamo lo stesso nemico: uno status quo che vuole a tutti i costi riportarci indietro ai vecchi tempi, quando le donne venivano usate, abusate ed escluse dai livelli più alti dell’industria. È lì che venivano concordati gli insabbiamenti. Quelle stanze vanno disinfettate e integrate, per far sì che qualcosa inizi a cambiare."

Rose McGowan non ha risposto al comunicato di Meryl Streep, almeno non direttamente. L'attrice ha cancellato il tweet in cui accusava le attrici di ipocrisia, ha negato di aver accusato Meryl Streep di aver saputo e taciuto sulle molestie e gli stupri, ma poi ha riso rigirando un tweet che ironizzava sul comunicato della Streep e sul fatto che avesse cercato di contattarla per parlarle. Insomma, non sembra abbia accolto le belle parole di Meryl Streep che invece sembrano davvero serie, sincere e oneste.
Ai fini della causa, attaccare altre donne che si stanno schierando in difesa delle colleghe e contro i molestatori, non sembra una strategia vincente, anzi.

venerdì 20 ottobre 2017

Weinstein: "Sapevo ma non ho fatto nulla", il mea culpa di Tarantino

Lo scandalo Weinstein si allarga sempre di più, altre denunce, altre testimonianze di violenze e molestie che non solo fanno emergere un vero e proprio modus operandi criminale del produttore, ma anche una vasta rete di omertà che ha permesso a Weinstein di agire sotto gli occhi di tutti e senza che nessuno facesse qualcosa.

In una lunga intervista al New York Times, Quentin Tarantino ha fatto mea culpa, ammettendo di aver sempre saputo del comportamento del suo amico e produttore Harvey Weinstein, e che come lui erano davvero in molti a sapere.

"Sapevo abbastanza da fare di più di ciò che ho fatto", ha confessato onestamente Tarantino, "Non erano semplici voci di corridoio, non erano notizie di seconda mano. Sapevo direttamente di almeno un paio di questi episodi. Avrei voluto prendermi la responsabilità di quanto avevo saputo. Se avessi fatto ciò che andava fatto, avrei dovuto smettere di lavorare con lui".

Uno dei fatti a cui Tarantino si riferisce sono le molestie subite dalla sua ex fidanzata Mira Sorvino, che aveva raccontato al regista del massaggio che Weinstein le aveva fatto prendendola alle spalle e delle sue pressanti avances (tanto che è dovuta scappare dall'albergo). Ma anche dopo averlo saputo, Tarantino confessa di non aver fatto praticamente nulla. "Ero scioccato e sconvolto", ha dichiarato il regista, "Io ero come "Davvero? davvero?". Non riuscivo a credere che avesse fatto una cosa del genere apertamente, ma ho pensato che all'epoca [Weinstein] fosse particolarmente preso, infatuato da Mira [che aveva appena vinto l'Oscar], e così aveva oltrepassato il limite. Ma siccome io uscivo con lei, immaginavo che sapesse che a quel punto non avrebbe potuto più farle nulla, non avrebbe più potuto avvicinarsi. Finii per pensare qualcosa come la classica situazione anni ’50/’60 del capo che rincorre la segretaria intorno alla scrivania. Come se fosse normale! È una cosa che mi fa vergognare moltissimo ora".
Mira Sorvino e Quentin Tarantino
L'altro fatto di cui Tarantino era a conoscenza era la brutta vicenda riguardante Rose McGowan (ha accusato di stupro il produttore), che ha lavorato con il regista in Grindhouse - A Prova di Morte (2007), e sapeva anche che Weinstein l'aveva pagata per non parlare, e adesso di rammarica molto di aver minimizzato i fatti. "Quello che ho fatto è stato marginalizzare quegli eventi, e qualsiasi cosa dica ora a riguardo sembrerà una semplice stupida scusa", ha detto il regista.

Tarantino ha ammesso però di non aver mai pensato alla quantità di abusi commessi da Weinstein, non ha mai pensato a un quadro così ampio, ma ha anche dichiarato apertamente che tanti sapevano e ha lanciato un appello affinché anche gli altri parlino: "Chiunque fosse abbastanza vicino a Harvey ha sentito almeno uno di questi racconti, era impossibile non sentirne parlare", ha detto il regista, "Abbiamo permesso che andasse così, ha operato in un sistema quasi alla Jim Crow, tollerato da noi maschi. Per questo invito a parlare anche gli altri uomini che conoscevano queste cose. Non abbiate paura. Riconoscete il marcio. Fate di più per le vostre sorelle. Ciò che era accettato ora non può essere tollerato da chiunque abbia un minimo di coscienza".
Il messaggio è ovviamente rivolto agli attori e registi (o collaboratori, davvero qualcuno crede che Bob Weinstein non sapesse nulla?) che oggi scrivono messaggi di solidarietà dicendo di non aver mai saputo nulla e invece sapeva abbastanza e non hanno parlato.

Intanto, altre testimonianze di molestie, mentre si viene a sapere che ci sarebbe un'altra italiana tra le abusate da Weinstein.
Anche Lupita Nyong'O ha dichiarato di aver subito molestie e il copione è sempre lo stesso: hotel e massaggio. L'attrice ha dichiarato di aver ricevuto pesanti avance dal produttore in più di una occasione ma di averlo sempre respinto fino al giorno in cui è arrivata la proposta del massaggio che l'attrice ha ammesso di avergli fatto per cercare di guadagnare tempo ed evitare il peggio. "Ora che ne stiamo parlando, facciamo in modo che non ci sia più silenzio su cose del genere", ha detto l'attrice premio Oscar, "Facciamo sì che questo tipo di comportamento non meriti una seconda chance. Io parlo per contribuire alla fine della cospirazione del silenzio".

Il tweet di Courtney Love
Un'altra testimonianza è arrivata da Lena Headey, che ha raccontato un primo tentativo di approccio durante il Festival di Venezia 2005, approccio a cui l'attrice ha risposto tirandosi indietro e praticamente ridendo in faccia a Weinstein, e poi un secondo molto più teso e spiacevole in cui, con la scusa di parlare di un film e darle un copione, il produttore ha "scortato" l'attrice nella sua camera d'albergo a Los Angeles. "Siamo usciti dall'ascensore e siamo andati verso la sua stanza. La sua mano era sulla mia schiena, mi spingeva avanti senza dire una parola e mi sono sentita completamente impotente. Ha provato ad aprire la porta ma la sua chiave non funzionava, lì si è davvero arrabbiato", ha scritto l'attrice su Twitter. Weinstein poi, tenendola stretta per il braccio l'ha riportata nella hall dell'albergo. "Mi ha sussurrato nell'orecchio 'Non dire niente di tutto questo, nemmeno al tuo manager o al tuo agente'. Sono salita in macchina e ho pianto", ha concluso la Headey.

A chi si chiede (soprattutto in Italia) perché le attrici non hanno parlato prima, come se da vittime dovessero giustificarsi, una risposta arriva da Courtney Love, che intervistata su un red carpet nel 2005 aveva dichiarato: "Cosa consiglio a una giovane attrice? Se Harvey Weinstein vi invita al suo party privato al Four Season, non andate". Un commento passato totalmente inosservato, quasi come una battuta, e invece non lo era e la cantante e attrice l'ha pagata visto che subito dopo è stata cacciata dalla CAA (la Creative Artists Agency).