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mercoledì 6 ottobre 2021

No Time To Die - la recensione

A più di un anno dalla data di uscita originale, finalmente approda in sala il nuovo film sull’agente segreto del controspionaggio più famoso d’Inghilterra e del mondo: 007. Nato nel 1963 dalla penna dello scrittore britannico Ian Fleming, James Bond, con il suo charme e la sua intelligenza continua, da più di 50 anni, a far battere il cuore ed appassionare i suoi fan.

No Time to Die si apre con la suadente voce di Billie Eilish che, come una sirena, ci porta via e ci prepara a bearci di questa nuova avventura. Ritroviamo un James Bond (Daniel Craig) in ritiro, dopo la cattura di Franz Oberhauser (Christoph Waltz), e sembra ormai deciso a godersi una vita serena, fatta di vacanze in location mozzafiato e lusso sfrenato, lontano dai frenetici ritmi londinesi del crimine e dalla minaccia dei nemici, assieme alla sua amata Madeleine (Léa Seydoux). Tutto sembra procedere fin troppo bene, ma presto James dovrà scontrarsi con una minaccia sconosciuta proveniente dal passato della sua dolce metà, il pericoloso criminale Lyutsifer Safin (Rami Malek). Circondato da amici storici che tornano a bussare alla porta, su tutti Felix Leither (Jeffrey Wright), con il quale James aveva lavorato per la CIA, e nuovi agenti, riuscirà il nostro eroe a sventare il malvagio piano di distruzione dell’umanità progettato da Safin?

La tensione è alle stelle in questo avvincente venticinquesimo capitolo, che vanta una colonna sonora, mozzafiato di un ormai sempre più paradisiaco Hans Zimmer, in cui spicca la traccia pazzesca "Cuba Chase", che riporta l'orecchio al main theme classico, ma strizza l'occhio al sound dell'Havana. Il film eccelle anche nel compartimento tecnico, aggressivo ed affamato, che punta allo stupore, basti pensare alla sequenza interminabile, ma super godibile girata a Matera, della quale si ha già un assaggio nel trailer.
Il cast è davvero ben assortito. Daniel Craig, alla sua ultima interpretazione, è intenso e che pare aver finalmente trovato l’abito giusto per il suo Bond, ne coglie la vera essenza, pronto a sferrare l'attacco finale, scontrandosi con un Rami Malek impeccabile, qui in veste di vero “baddie”, che punta tutto sull’inquietudine e sull’angoscia e su una mimica facciale studiata e calibrata nel profondo, sino al più impercettibile dettaglio. 
Ritroviamo Ralph Fiennes, nel ruolo di un sempre impettito M, Rory Kinnear, un tenerissimo Ben Whishaw e la prorompente Naomie Harris, che insieme ci regaleranno alcune deliziose gag, affiancati da una nuova e misteriosa agente, Nomi, interpretata da Lashana Lynch. Nota di merito alla deliziosamente simpatica Paloma, interpretata dalla bellissima Ana De Armas, un po' sprecata in un personaggio che avrebbe meritato più spazio.

Dopo una gestazione non poco travagliata, tra passaggi di sceneggiatura, inizialmente interamente affidata agli storici Purvis e Wade, ma che è, poi, stata revisionata, su richiesta dello stesso Craig, qui in veste anche di produttore, dalla geniale Phoebe Waller-Bridge (seconda in questa impresa solo a Johanna Warhood, co-sceneggiatrice di 007 – Licenza di uccidere e 007 – Dalla Russia con amore), e registi (erano stati fatti nomi del calibro di Nolan, Villeneuve, Boyle...), Cary Fukunaga ci regala una pellicola esplosiva, intrigante, seducente, che si divora come un sacchetto di M&M’s nell’oscurità della sala in quel che sembra poco più di mezz’ora e che lascia una punta di amaro in bocca quando ci si accorge che si sta afferrando l’ultimo.

venerdì 17 gennaio 2020

James Bond donna? mai. Parola della produttrice.

E' un argomento che ciclicamente ritorna con l'avvicinarsi di un nuovo film della saga di 007. Ci sarà mai un James Bond nero? ci sarà mai un James Bond donna?

La produttrice Barbara Broccoli, della EON Productions che da decenni detiene i diritti sul personaggio di James Bond, ha affrontato di nuovo la questione e stavolta è stata molto chiara.

"Può avere qualunque colore della pelle, ma è e rimane un uomo", ha dichiarato durante l'intervista, "Penso sia nostro dovere creare nuovi personaggi per le donne, personaggi femminili forti. Non m'interessa particolarmente prendere un personaggio maschile e farlo interpretare da una donna. Penso che le donne siano molto più interessanti di così".

Parole molto chiare che dovrebbero chiudere la questione una volta per tutte. La caratterizzazione del personaggio, il suo background, potrà cambiare e adattarsi ai tempi, evolversi, com'è stato fatto con quello interpretato da Daniel Craig, ma James Bond era, è e resterà sempre un uomo.

Il prossimo film di 007, No Time to Die, diretto da Cary Joji Fukunaga, l'ultima volta di Daniel Craig nei panni di James Bond, sarà nei cinema dall'8 aprile.

martedì 16 luglio 2019

Bond 25: ufficiale il ritorno di Christoph Waltz. Lashana Lynch sarà la nuova 007?

Le riprese del film sono in pieno svolgimento a Londra, e nelle prossime settimane si sposteranno in Italia, a Matera, intanto arrivano rumor sulla trama e novità sul cast del prossimo film della saga di James Bond.

La notizia più interessante viene dal Daily Mail, di solito ben informato quando si tratta di Bond movie. Il tabloid riporta che l'attrice Lashana Lynch (Captain Marvel) interpreterà... 007!

I fan della saga possono però stare tranquilli, l'attrice non sarà la "nuova James Bond" ma dovrebbe interpretare un personaggio che ha ereditato il nome in codice di 007, prendendo il posto dell'ormai "ex agente" dell' MI6.

Ecco quanto scritto dal Daily Mail: "La storia comincia con Bond ormai ritiratosi in Giamaica. Ma M (Ralph Fiennes) lo richiama in servizio perché ha un disperato bisogno di lui per affrontare una nuova crisi globale.
Un insider del film ci ha detto “C’è una scena cardine all’inizio del film in cui M dice “Vien pure 007″ ed entra in scena Lashana che è una donna nera e bellissima”.
Bond è ovviamente attratto dalla nuova 007, sessualmente, e prova a conquistarla con i suoi trucchetti di seduzione, restando piuttosto perplesso nel vedere come non funzionino su questa brillante, giovane donna nera, che alza gli occhi al cielo e non ha nessun interesse a tuffarsi nel letto con lui. Almeno non all’inizio del film..."

Al momento si tratta solo di un rumor, ma se fosse confermato, Lashana Lynch sarebbe a tutti gli effetti una "Bond Woman", espressione lanciata da Monica Bellucci durante la lavorazione di Spectre e ora, a quanto pare, ufficiale anche nella produzione che avrebbe deciso di mandare definitivamente in pensione la vecchia Bond Girl.

Non è un rumor ma una notizia ufficiale, confermata da testimoni oculari, il ritorno di Christoph Waltz nel ruolo del super villain Blofeld, tra gli antagonisti più iconici della saga di 007, ruolo già ricoperto dall'attore nel precedente Spectre.
Il suo ritorno avrebbe dovuto essere un segreto ma Waltz è stato visto da un visitatore sul set, a cui l'attore avrebbe simpaticamente detto: "Tu non mi hai visto".

Protagonista del film sarà ancora una volta Daniel Craig. Nel cast torneranno Lea Seydoux, Naomie Harris, Ben Whishaw, Rory Kinnear e Ralph Fiennes. New entry Ana De Armas, Billy Magnussen, e il villain Rami Malek.
Ecco la trama ufficiale di Bond 25. "Bond ha abbandonato gli impegni in prima linea e si gode una tranquilla vita in Giamaica. La sua pace però ha vita breve dopo che il vecchio amico Felix Leiter, della CIA, si presenta con una richiesta d’aiuto. La missione ha come obiettivo quello di recuperare uno scienziato rapito e si rivela molto più complessa del previsto: Bond sarà messo alla prova da un misterioso nemico dotato di una nuova arma tecnologica."

Diretto da Cary Fukunaga, l'uscita è fissata all'8 aprile 2020.

sabato 6 ottobre 2018

007 - "Non ci sarà mai un James Bond donna", parola della produttrice.

In questi anni si è parlato molto di un possibile cambio di genere del personaggio di James Bond. Sarà possibile in futuro vedere una donna nei panni di 007?

La risposta è no, e a dirlo è la produttrice della saga Barbara Broccoli.
Intervistata dal giornale The Guardian, la produttrice è stata piuttosto categorica nella sua risposta. "James Bond è maschio. È un personaggio maschile. E' stato scritto come un maschio e resterà maschio per sempre", ha detto Barbara Broccoli, "E va bene così, non dobbiamo trasformare personaggi maschili in femminili, dobbiamo solo creare più personaggi femminili, con delle storie adatte a quei personaggi femminili". Un ragionamento assolutamente condivisibile.

La produttrice ha comunque sottolineato i cambiamenti il personaggio hanno avuto nel tempo, rimanendo fedele a se stesso ma evolvendosi e adattandosi ai tempi.
"Bond non può essere considerato un franchise femminista, soprattutto perché le persone tendono a fare riferimento ai primi film. È stato scritto negli anni '50, quindi ci sono alcune cose nel DNA di Bond che probabilmente non cambieranno mai", ha spiegato Barbara Broccoli, "Ma in compenso è cambiato il mondo, e credo che Bond si sia evoluto e trasformato negli anni. Ho cercato di fare la mia parte, soprattutto con i film di Daniel Craig, e credo che la saga sia diventata molto più attuale per come descrive le donne".
Anche in questo caso non si può che dar ragione alla produttrice, negli ultimi capitoli della saga non abbiamo più visto le classiche Bond girl, ma personaggi femminili molto più sfaccettati e attivi sulla scena.


Infine la Broccoli si è detta assolutamente favorevole a una regista donna alla guida di un film della saga. Intanto però il prossimo capitolo, il cui titolo provvisorio è Bond 25, sarà diretto da Cary Fukunaga (True Detective, Beasts of No Nation), chiamato a sostituire Danny Boyle che ha lasciato la regia a causa di "divergenze creative" con la produzione e con il protagonista Daniel Craig.

Il prossimo 007 arriverà nei cinema nel 2020.

giovedì 3 settembre 2015

Venezia 72 - giorno 2

Dopo l'apertura, il Festival di Venezia entra subito nel vivo con due film importanti che trattano temi molto difficili: Spotlight di Thomas McCarthy (Fuori Concorso), e Beasts of No Nation di Cary Fukunaga (Concorso)

Grandi applausi per il film Spotlight, che affronta lo spinoso tema della pedofilia nella Chiesa.

Il film è tratto da un'indagine fatta dal Boston Globe nel 2001 e 2002 per portare alla luce gli abusi sessuali su minori compiuti dai preti della chiesa di Boston, che per anni sono stati coperti dal cardinale Law (oggi canonico di Santa Maria Maggiore a Roma), scandali insabbiati grazie ad avvocati e a risarcimenti economici per comprare il silenzio delle famiglie vittime. Un lavoro giornalistico investigativo vastissimo e incredibilmente preciso diviso in circa seicento articoli.

Il film vede nel cast - che le prime recensioni descrivono come "in stato di grazia" - Mark Ruffalo, Stanley Tucci, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber e John Slattery.

"La pedofilia dei preti è un crimine diabolico perpetrato su vittime innocenti proprio da chi dovrebbe difenderle", non usa giri di parole il regista Thomas McCarthy, "Sono stati i due produttori a propormi questa storia, ho lavorato alla sceneggiatura con Josh Singer facendo molte ricerche e parlando con tanti sopravvissuti agli abusi dei preti. Tutti ci dicevano di un doppio tradimento, oltre all'abuso fisico c'era stato un abuso spirituale perché i colpevoli erano preti e rappresentavano la religione di cui loro si fidavano. Si sono sentiti abbandonati, hanno messo in discussione la loro fede, si sono sentiti in colpa, molti di loro si sono rifugiati nelle droghe e nell'alcol, qualcuno si è suicidato". "Spero che il Papa e i cardinali vedano questo film ma nonostante abbia grandi speranze in Papa Francesco rimango pessimista", ha continuato il regista, "Vengo da una famiglia cattolica, sono andato a scuola a Boston, ho amici che sono stati vittime di abusi, sono legato a questa storia in modo molto personale. Ho molto rispetto e ammirazione per quel che fanno certi sacerdoti, questo film non è un attacco alla Chiesa cattolica ma è una storia che andava raccontata. Soltanto il tempo ci darà se quello che è stato fatto è sufficiente".
Nel Papa confidano anche Mark Ruffalo e Stanley Tucci. "Spero che il Papa e il Vaticano utilizzino questo film, questa storia sobria e semplice, come opportunità per cominciare a curare le ferite che la Chiesa ha provocato", ha detto Ruffalo in conferenza stampa, "Non mi riferisco ai compensi monetari ma a tutte le persone che credono nella Chiesa e la cui fede è stata offesa, intaccata e colpita da queste vicende. Quello che è successo ai bambini è terribile, ma il fatto che ciò abbia diminuito la credibilità della Chiesa come istituzione è altrettanto terribile. Bisogna recuperare e curare questi bambini feriti che ora sono adulti, ma è necessario anche rassicurare le coscienze di chi crede e continua ad avere fiducia nella Chiesa". Leggermente più ottimista Stanley Tucci: "Se qualcuno riuscirà a fermare gli abusi sarà lui, Papa Francesco. È straordinario e ha fatto per questo problema quello che nessun altro ha fatto in tutti i secoli precedenti".

Tra i film che hanno ispirato Spotlight, ovviamente, c'è anche Tutti gli Uomini del Presidente, ma non solo. "'Tutti gli Uomini del Presidente' è un film importantissimo ma sono anche altri i film sul giornalismo investigativo che abbiamo avuto come fonte di ispirazione", ha spiegato McCarthy, "specialmente quelli di Sidney Lumet con la loro grande onestà, però abbiamo anche cercato di trovare la nostra strada autonoma".

Negli USA il film uscirà il 6 novembre.

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Ad aprire il Concorso ci pensa Beasts of No Nation, di Cary Fukunaga, film che racconta il dramma dei bambini soldato in Africa, con un Idris Elba in odore di nomination all'Oscar.

Il film è tratto da un libro di Uzodinma Iweala, che Fukunaga ha letto anni fa. "Sono laureato in scienze politiche e storia, e la geopolitica l'ho studiata con molta attenzione. Sono molto consapevole delle problematiche dell'Africa", ha spiegato Fukunaga, "Nel 2005 un mio amico mi ha regalato il libro di Uzodinma Iweala e in seguito ho fatto ricerche sul tema. Il libro non crea un contesto preciso così, quando ho decido di adattarlo, ho usato le mie ricerche sulla Liberia contestualizzando la vicenda in Ghana".
Un tema drammatico e violento quello dei bambini soldato ma il film non punta a scioccare con scene di violenza gratuita, anche se comunque presenta momenti molto duri da guardare, come la scena di iniziazione dei bambini. "Abbiamo lavorato con ragazzi della Liberia che hanno realmente partecipato alle guerre. Eravamo preoccupati perché temevamo che fargli rivivere la situazione di violenza provata durante l'infanzia avrebbe scatenato effetti traumatici", ha raccontato il regista, "Ma in realtà, quando si gira, il lavoro è frammentato. Sul set non si hanno le stesse emozioni che lo spettatore ha vedendo il film. Ci sono altre pellicole che affrontano la violenza ricostruendola, penso al documentario The Act of Killing, e capisco che qualcuno, vedendo il film, abbia pensato a qualche legame con le pratiche dell'Isis, ma quando abbiamo iniziato a girare, l'Isis era appena apparso sui giornali. La verità è ci sono analogie tra tutti i movimenti che puntano a indottrinare i ragazzini. I riti di iniziazione visti nel film sono antichi, li utilizzano le tribù locali. Una cosa che ho cercato di fare è stato evitare di approfondire la tematica religiosa, questo perché credo che la religione sia un tema ormai abusato".
Il regista ha poi spiegato i cambiamenti fatti sul personaggio di Idris Elba (assente a Venezia): "Nel romanzo il personaggio del Comandante è un po' strano, è una figura incerta. Nel film avevo bisogno di dargli dei contorni netti e un finale, così per delinearlo mi sono ispirato a un ribelle, l'ultimo sopravvissuto di una gang di Haiti che avevo incontrato. Volevo che il mio Comandante fosse uno strumento perfetto da usare per seminare il terrore tra la popolazione, per questo ho anche cambiato la sorte del Comandante rispetto al libro".

Il film è parzialmente prodotto da Netflix, Cary Fukunaga, che ha già collaborato con la HBO per True Detective, si è soffermato a parlare delle nuove piattaforme e dei problemi della distribuzione cinematografica oggi. "Credo che sia difficile guardare con attenzione un film facendo altre cose e interrompendo la visione", ha detto il regista, "Ogni regista auspica un pubblico attento. Ma la distribuzione è già cambiata. Le sale cinematografiche sono in crisi. I film restano poco in sala e far andare il pubblico al cinema è difficile".

Nelle sale americane dal 16 ottobre.