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mercoledì 26 settembre 2012

'Il Castello Errante di Howl' in Blu-Ray - la recensione

A otto anni dalla sua uscita sul grande schermo, è ora disponibile per la prima volta in Blu-Ray uno dei capolavori del maestro giapponese di animazione Hayao Miyazaki.


 Il Castello Errante di Howl racconta della giovane Sophie, che un giorno, importunata da alcuni soldati, viene salvata dal misterioso ed affascinante Mago Howl. Fra i due si intromette la perfida Strega delle Lande che, gelosa di Sophie e desiderosa di possedere il cuore di Howl, trasforma la piccola ragazza in una povera vecchietta. A questo punto Sophie inizierà un viaggio alla ricerca di chi possa spezzare il suo incantesimo, un viaggio che la porterà attraverso strani castelli mobili, fantasiose creature, e un Mago che cerca di porre fine alle sue sofferenze, e trovare un posto tranquillo per il suo Cuore...


Questo è sicuramente uno dei film più intriganti di Miyazaki. La creatività quasi onirica, la splendida immaginazione, le situazioni più bizzarre, contribuiscono a ricreare un'atmosfera unica attorno al film. Quello che più colpisce lo spettatore è il forte coinvolgimento emotivo, più che l'interesse verso lo sviluppo della trama (che comunque non è indifferente). 


Il tema che permea tutto il film è il confronto con le alterità, vecchio e giovane, magico e umano, bene e male, quotidiano e fantastico. La realtà è irriducibile a qualunque chiara lettura, visto che Miyazaki lascia sempre aperte diverse possibili interpretazioni. Il talento visivo del regista giapponese erra per i paesaggi di un passato indefinito ed indefinibile, tormentato dall'incubo della guerra, mentre si sofferma dolcemente sui suoi personaggi.



Miyazaki descrive con maestria un mondo nel quale l'apparenza cela il reale significato delle cose, così come trasforma i volti dei personaggi, ritratti nel difficile e doloroso processo di formazione, nel loro viaggio alla scoperta di se stessi.




Il Blu-Ray sicuramente mette in risalto il meraviglioso lavoro artistico che c'è dietro la lavorazione di quest'opera. La componente visiva è infatti quella più importante, come in tutte le opere del regista giapponese, capace di trasportarti in mondi fantastici ed indimenticabili.



Ste

venerdì 6 luglio 2012

'Il Dittatore' - la recensione



Democrazia o dittatura? Ma dove sta in fondo la differenza, quando si parla di giochi potere? Con una satira più che mai graffiante, Sasha Baron Cohen affronta un grande tema, oggi più che mai attuale con il solito umorismo che lo contraddistingue. 

I notiziari di tutto il mondo sono ancora oggi puntati sugli effetti della Primavera Araba, sul conflitto in Siria, sulla questione nucleare in Iran, sul ruolo che ha (o che dovrebbe avere) la NATO e l’ONU, e un libero mercato che non ha alcun tipo di scrupoli morali di fronte alla possibilità di fare grandi affari. 

Questa è la cruda realtà del mondo di oggi che il film ci descrive, assieme anche a tematiche sociali legate alla diversità culturale (riassunte dalla frase cardine a parer mio del film “L’America: costruita dai neri e proprietà dei cinesi!”). Il protagonista ovvero il Dittatore è il perfetto stereotipo di come l’occidentale medio vede il mondo orientale, una delle più grandi antitesi nella storia dello scontro fra culture. 

Un mix perfetto di tutte le grandi figure politiche che ne bene o nel male (no anzi solo nel male) hanno caratterizzato la politica internazionale degli ultimi anni: dai vari Gheddafi, Saddam, Bin Laden, Ahmadinejad, Mubarak fino ad arrivare a Bush, Putin, Hu Jintao. 

Il taglio comico ai limiti del trash, ad un occhio poco attento, rischiava di far passare in secondo piano il messaggio del film. Forse è proprio la leggerezza in cui è immerso tale messaggio che lo rende maggiormente fruibile. La grande domanda su cosa sia realmente democrazia, trova risposta in un uomo che ospita a casa sua Bin Laden, tratta le donne come ormai in Italia non ci sorprendiamo più a vedere da un capo di Stato, si fa beffe dei diritti civili.

Un finale poi quasi in stile "Gattopardesco" dove prendendo forse il caso odierno dell'Egitto o gli innumerevoli altri casi in cui rovesciato un regime si instaura una democrazia, dove poi alla fine non cambia niente.   

Sul piano tecnico ovviamente il film non eccelle, eccezion fatta per i costumi. La prova generale degli attori è buona, anche se la scena era giustamente incentrata quasi esclusivamente sul solo Sasha Baron Cohen. Uniche compresenze degne di nota sono Anna Faris e Ben Kingsley, a cui si aggiungono i simpatici cammei di Megan Fox, John C. Reilly ed Edward Norton

Ste


Il film è disponibile anche in Home video DVD e BLU RAY!
















I contenuti speciali per il Blu ray sono i seguenti:

Scene Eliminate ed Estese
Video Musicale – Best Love Song “Your Money is On The Dresser”
Intervista a Larry King
Copia digitale


Per la versione DVD purtroppo sono di meno:

Scene Eliminate ed Estese
Intervista a Larry King

venerdì 27 aprile 2012

'Diaz, don't clean up this blood' - la recensione


Attonito. Non so se c’è un aggettivo adatto per descrivere la sensazione che lascia la visione di Diaz, ma attonito è forse quello che si avvicina di più. 

Anche chi era ben informato sui fatti, non può non essere colpito dalla rappresentazione sul grande schermo del tragico G8 di Genova. Sarà che la memoria è ancora fresca e che giustizia non è ancora stata fatta. 

Diaz non è un film che vuole cercare i colpevoli, non è un’inchiesta, è un film che mostra dei fatti senza dare interpretazioni, perché quando si tratta di violazione dei diritti umani non c’è bisogno di interpretare niente. 

Oltre l’aspetto emotivo, il film è ben strutturato e il più possibile imparziale nei punti di vista. La narrazione dei tragici eventi della scuola Diaz viene infatti ripresa tre volte nel film: dalla parte dei manifestanti, dalla parte dei poliziotti e dalla parte di chi era fuori e cercava di capire cosa stava succedendo. 

Il cast funziona bene, nel momento in cui riesce nell'intento di coinvolgere lo spettatore dentro la vicenda. Spicca fra tutti la magnifica interpretazione di Jennifer Ulrich, già protagonista nell'ormai cult L’Onda. La regia svolge un compito impeccabile, il coinvolgimento è quasi totale, il dolore del film diventa il dolore nello spettatore. 

Il rischio della retorica in un film come Diaz era dietro l’angolo, ma il regista con un’operazione sapiente l’ha evitata. Niente effetti facili, l'azione è limitata a pochi spazi definiti, sappiamo il minimo indispensabile dei personaggi. E' questa dimensione tutta in soggettiva, oltre all'eccellente ricostruzione (molte riprese sono di repertorio), a dare al film una forza e una dignità straordinarie. Daniele Vicari non lancia accuse: lascia parlare i fatti. All'atrocità si aggiunge lo sbalorditivo vuoto di potere in cui tutto si consumò.


Ste

giovedì 26 aprile 2012

'To Rome with Love' - la recensione


Molto soddisfatto. Per questo To Rome With Love mi aspettavo un Woody Allen in versione “turistica” alla Vicky, Cristina, Barcelona tanto per intenderci. E invece Woody è riuscito a stupirci una volta di più. Certo l’aspetto di omaggio quasi forzato alla città e all’italianità c’è, con anche qualche attore “imbucato” forse di troppo, ma il film tuttavia non è per niente superficiale.

La pellicola si dirama in diverse storie, ognuna portatrice delle tematiche care al regista. Abbiamo un Woody Allen alle prese con un tema che ormai assilla la sua età avanzata: la morte, la paura di non aver lasciato una traccia di se per non “morire artisticamente”, la critica alla psicanalisi, e via dicendo. Poi c’è il filone dell’amore e dei tradimenti con un richiamo molto in stile Provaci ancora, Sam con Alec Baldwin nei panni del Bogart di turno. Infine c’è il filone dove Allen ha trovato qualcosa di nuovo, una critica alla modernità ma in una chiave satirica che si distacca un po’ dai canoni dei suoi soliti film.

Nella vicenda impersonata da Benigni, Allen ci mostra il lato forse più “malato” che il cambiamento del modo di socializzare del mondo moderno ha portato. Una critica forse velata ai social network dove ormai è possibile sapere tutto di tutti, se uno indossa slip o boxer, cosa si è mangiato a colazione, con che mano ci si gratta la testa (tanto per citare Benigni).

Tutto questo condito poi dall’umorismo “intellettualoide” che ha reso Woody Allen WOODY ALLEN. Bene anche gli attori italiani, che così a stretto contatto con attori del calibro di Alec Baldwin, Penelope Cruz, Ellen Page, Jesse Eisenberg, sono riusciti a tenere più che discretamente la scena.

Gli ingredienti per un buon film alla Woody Allen ci sono tutti, dell’Allen in versione europea, tra Londra, Barcellona e Parigi, Roma si piazza seconda solo a Parigi (per lo splendido Midnight in Paris).


Ste