Visualizzazione post con etichetta gabriele mainetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gabriele mainetti. Mostra tutti i post

mercoledì 4 maggio 2022

David di Donatello 2022 - Trionfo per È Stata la Mano di Dio e Freaks Out

Si è tenuta ieri sera, negli studi di Cinecittà, la 67a edizione dei David di Donatello.

A trionfare, come previsto, è stato il film di Paolo Sorrentino È Stata la Mano di Dio, che ha ricevuto cinque David, tra cui miglior film, regia, e attrice non protagonista a Teresa Saponangelo, ma a portarsi a casa il maggior numero di statuette è stato Gabriele Mainetti con il suo Freaks Out, che ha vinto ben sei David. Un bel segnale tutti questi premi a un film che nel panorama italiano è anomalo, sperando che prima o poi non sarà più così, e anche a un film che la produzione ha fortemente voluto far uscire in sala e non in streaming.

Silvio Orlando (Ariaferma) e la giovane Swamy Rotolo (A Chiara) sono stati premiati come migliori protagonisti, Eduardo Scarpetta (Qui Rido Io) invece ha vinto come migliore attore non protagonista.

Belfast di Kenneth Branagh è stato premiato come miglior film internazionale. Ennio di Giuseppe Tornatore è il miglior documentario. Giovanna Ralli ha ricevuto il David alla Carriera, mentre Sabrina Ferilli e Antonio Capuano hanno ricevuto un David Speciale.

Ecco tutti i vincitori.

Miglior film: È stata la mano di Dio
Miglior regia: Paolo Sorrentino per È stata la mano di Dio 
Miglior attrice protagonista: Swamy Rotolo per A Chiara
Miglior attore protagonista: Silvio Orlando per Ariaferma
Miglior attrice non protagonista: Teresa Saponangelo per È stata la mano di Dio
Miglior attore non protagonista: Eduardo Scarpetta per Qui Rido Io
Miglior esordio alla regia: Laura Samani con Piccolo Corpo
Miglior documentario: Ennio, di Giuseppe Tornatore
Migliore sceneggiatura originale: Leonardo Di Costanzo, Bruno Oliviero e Valia Santella per Ariaferma
Miglior sceneggiatura non originale: Monica Zapelli e Donatella Di Pietrantonio per Arminuta
Miglior produttore: Andrea Occhipinti, Stefano Massenzi, Massimo Guerra (Lucky Red) e Gabriele Mainetti (Goon Film) per Freaks Out 
Miglior fotografia: Daria D'Antonio per È stata la mano di Dio e Michele D'Attanasio per Freaks Out
Miglior compositore: Nicola Piovani per I Fratelli De Filippo
Miglior canzone originale: La profondità degli Abissi di Manuel Agnelli
Miglior scenografia: Massimiliano Surriale e Ilaria Fallacara
Migliori costumi: Ursula Patzak per Qui Rido Io
Miglior trucco: Diego Prestopino, Emanuele e Davide De Luca per Freaks Out 
Miglior acconciatura: Marco Perna per Freaks Out
Migliore montaggio: Massimo Quaglia e Annalisa Schillaci per Ennio
Miglior cortometraggio: Maestrale di Nico Bonomolo
Miglior film internazionale: Belfast, di Kenneth Branagh
David giovani: È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino
David dello spettatore: Me contro Te il Film – Il Mistero della Scuola Incantata
David alla carriera: Giovanna Ralli
David speciale: Sabrina Ferilli ; Antonio Capuano

venerdì 5 novembre 2021

Freaks Out - la recensione

Può il Cinema Italiano tornare a fare film di genere?

Questa è una domanda che in moltissimi continuano a porsi, sfiniti dal continuo proliferare nel cinema nostrano di commedie e drammoni, senza possibilità di uscita. Non è necessariamente un male, in fondo le commedie sono nella nostra tradizione e continuano a incassare moltissimo, e i drammoni non sono sempre pesanti e se ne contano anche alcuni piuttosto riusciti. C'è però sicuramente l'esigenza di un certo pubblico, di nicchia forse, di esplorare un tipo di cinema più moderno e che possa rivaleggiare con le produzioni estere, in particolare quelle americane, dove al momento il sottogenere dedicato ai cinecomic, e in generale ai supereroi, spopola.


Gabriele Mainetti ci aveva già provato con enorme successo di critica e pubblico qualche anno fa, con quel Lo chiamavano Jeeg Robot che uscì in sordina e praticamente inosservato per poi pian piano, a furia di passaparola, diventare un vero e proprio cult, grazie anche alla presenza di un personaggio iconico come lo Zingaro. Adesso Mainetti raddoppia e se il suo esordio fu chiaramente autoriale e non proprio un kolossal, con Freaks Out cerca di fare il grande salto del film ad alto budget. Tuttavia non si perde minimamente l'impronta dell'autore che, anzi, appare più forte che mai in ogni aspetto della storia, dei personaggi e delle ambientazioni.

Un gruppo di persone con poteri straordinari e spesso bizzarri, un piccolo circo e un circo molto più grande, una Roma devastata dalla guerra e in mano ai nazisti, le deportazioni degli ebrei e la resistenza partigiana. C'è tutto questo in Freaks Out, che da un lato non ha paura di mostrare le sue chiare influenze fumettistiche (su tutte le altre è più che evidente come gli X-Men siano una ispirazione fortissima), e dall'altro rivendica a voce altissima l'appartenenza territoriale, non solo grazie all'uso del dialetto, ma soprattutto grazie al modo tutto personale con cui Mainetti mette in scena dinamiche tipicamente italiane e fortemente radicate nella nostra storia.

Da un lato puramente tecnico, il budget non è stato speso invano, il lavoro sulle location e gli effetti visivi è magistrale e non ha davvero nulla da invidiare a produzioni più blasonate. La fotografia in particolare è perfetta nel restituire un'atmosfera magica e irreale, a metà fra Pinocchio e Il Mago di Oz, con Mainetti che piazza una sequenza onirica di quelle che ricorderemo a lungo.

Il cast azzeccatissimo e per quanto i personaggi secondari siano poco approfonditi rispetto ai due protagonisti, riescono a restituire bene il carattere e le particolarità di ognuno. Molto brava la protagonista, l'esordiente Aurora Giovinazzo, ma ancora una volta a rubare la scena è il villain, personaggio patetico, sfaccettato e iconico, interpretato in maniera sublime dall'attore tedesco Franz Rogowski e che ci dà la definitiva conferma che se c'è una cosa che Gabriele Mainetti sa fare maledettamente bene è scrivere i cattivi.

Un film che probabilmente non piacerà a tutti, forse pecca un po' di alcune ingenuità nella struttura narrativa generale, ma che alla fine riesce perfettamente nel suo intento, trasportare lo spettatore in un altro mondo, affrontando anche temi importanti come la diversità, la Seconda Guerra Mondiale e le sue atrocità, e la scoperta di sé. Un esperimento riuscito, e di questi film ce ne vorrebbero davvero molti altri.

domenica 6 marzo 2016

Lo Chiamavano Jeeg Robot - la recensione

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è un piccolo criminale di Tor Bella Monaca, a Roma. Per sfuggire alla polizia, si immerge nel Tevere, incappando in alcuni barili pieni di sostanze radioattive che, una volta tornato a casa, gli conferiscono una forza sovrumana e una resistenza incredibile alle ferite. Inizialmente Enzo usa i suoi nuovi poteri per far soldi e continuare la sua vita da fuorilegge, ma grazie all'aiuto di Alessia (Ilenia Pastorelli), una ragazza con problemi mentali, e alla rivalità con il criminale in ascesa Fabio Cannizzaro, detto "Lo Zingaro" (Luca Marinelli), Enzo dovrà imparare il vero significato dell'essere un super eroe.

Il film diretto da Gabriele Mainetti è un esperimento inedito per il cinema italiano, in quanto si addentra in un territorio ancora inesplorato come quello del superhero movie, che in questi anni è sempre più alla ribalta, ma allo stesso tempo mantiene un'impronta fortemente caratteristica, in un certo senso locale, senza mai diventare per questo provinciale.

I personaggi si muovono in una Roma sporca, squallida, piena di criminalità e marciume, quasi noir ed estremamente affascinante, la città è personaggio a sua volta e dà un'impronta caratteristica al contesto sociale.
Ecco quindi che se a New York i super eroi devono sventare minacce aliene, qui Enzo, ben lungi da essere un super eroe, quanto più un anti-eroe, si ritrova a combattere contro camorra, traffici di droga e degrado, i super cattivi non sono geniali scienziati alla conquista del mondo, ma piccoli criminali locali interessati ad espandersi, a far più soldi possibile.
La scrittura è forte e incastra in modo nuovo ed interessante la classica storia di origini, con un affresco crudo e reale della periferia disagiata romana, con poche scene di azione molto ben girate, effetti speciali ridotti al minimo, e tanti momenti di introspezione e dialogo.
Il cast fa un lavoro eccezionale: Claudio Santamaria è ormai da anni uno dei migliori attori italiani, il suo Enzo è chiuso, cupo, ma anche un personaggio con cui si riesce a entrare in sintonia, a capire davvero; Ilena Pastorelli dona al personaggio di Alessia una dolcezza e una ingenuità adorabili, ma allo stesso tempo si ha di fronte una donna profonda ed estremamente acuta, a cui è impossibile rimanere indifferenti.

Ma il punto forte è sicuramente Luca Marinelli, il suo è un villain profondamente diverso da quello che siamo abituati a vedere in questo genere di film, lontano anche dai classici cattivi alla "romanzo criminale", lo Zingaro è trash, affascinante, folle, dalla fisionomia subito riconoscibile e l'iconografia potente, una sorta di Joker estremamente realistico, con il forte accento romano e il desiderio terreno di soldi e rispetto.
Un plauso infine merita anche la colonna sonora, davvero splendida, mai ridondante, ma sempre perfettamente amalgamata alle scene. In particolare merita la versione della sigla di "Jeeg Robot d'acciaio" cantata dallo stesso Santamaria che accompagna i titoli di coda e che rimane incastrata in testa ben oltre la fine della pellicola.

Cupo e affascinante, Lo Chiamavano Jeeg Robot dimostra non solo che in italia è possibile fare film di genere, ma soprattutto che lo si può fare più che bene, mischiando i generi in modo originale. Senza dubbio uno dei migliori film italiani da molti anni a questa parte.