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venerdì 31 gennaio 2020

Ufficiale: Imelda Staunton protagonista della quinta e ultima stagione di The Crown.

E' inevitabile, prima o poi tutte le serie devono arrivare ad una fine e stavolta è il turno di The Crown.

Il creatore della serie Peter Morgan ha annunciato che la quinta stagione sarà l'ultima. Inizialmente, la serie si sarebbe dovuta concludere con la sesta stagione ma Morgan ha cambiato idea durante la stesura della sceneggiatura della quinta.

"Inizialmente avevo immaginato sei stagioni", ha dichiarato Morgan, "ma lavorando alla quinta è diventato chiaro che fosse il momento e il posto migliore per concludere la storia. Sono grato nei confronti di Netflix e Sony per aver sostenuto la mia decisione".

Peter Morgan ha poi confermato i rumor delle scorse settimane, Imelda Staunton sarà l'ultima attrice che interpreterà la Regina Elisabetta II nella serie.

"Sono assolutamente elettrizzato nel poter confermare Imelda Staunton nel ruolo di sua maestà la Regina per la quinta, e ultima, stagione, che porterà The Crown nel ventunesimo secolo", ha detto lo sceneggiatore, "Imelda ha un talento sorprendente ed è perfetta per il ruolo, sarà un’erede fantastica di Claire Foy e Olivia Colman".

A differenza delle due colleghe però, l'attrice interpreterà la Regina per una sola stagione e non due.

"Ho seguito The Crown fin dalla prima e l'ho amata", ha dichiarato una entusiasta Imelda Staunton, "Come attrice è stata una gioia vedere come Claire Foy e Olivia Colman hanno portato qualcosa di speciale e unico agli script di Peter Morgan. Sono sinceramente onorata di unirmi a un team creativo così eccezionale e di condurre la serie alla sua conclusione".

Le prime tre stagioni della serie sono disponibili su Netflix. La quarta stagione, in cui vedremo ancora Olivia Colman protagonista alle prese anche con una giovane Lady Diana e Gillian Anderson nel ruolo di Margaret Thatcher, dovrebbe arrivare a fine 2020.

mercoledì 25 settembre 2013

Rush - la recensione

La rivalità tra Nicki Lauda e James Hunt è accesa, fatta di frecciatine e di sguardi mandati al di là di un casco, fatta di fiato sul collo e motori, fatta di rispetto e amicizia.



Due diverse personalità, due diversi modi di intendere la corsa e la vita stessa: per Niki (magistrale Daniel Bruhl) ogni cosa è controllo, disciplina, impegno, la vittoria come sfida a migliorarsi, ad esigere sempre il meglio da sé e dagli altri anche a costo di non piacere a nessuno, ma per James è adrenalina, il sentirsi vivo mentre si guarda la morte in faccia, perché a cosa serve la vita se non ci si diverte, se non la si vive appieno?
Ecco il punto focale di Rush, nuovo film di Ron Howard sulla Formula Uno ma che non parla di Formula Uno, o almeno non solo.
Nonostante le immagini frenetiche dei circuiti e delle corse, o il rombo potente dei motori poco prima che si accenda la luce verde, il cuore del film sono loro, Niki e James, personaggi così diversi e così uniti tanto che si fatica a capre quale dei due sia il vero protagonista.
Rush è un grande film perché, come spesso accade, usa lo sport come metafora per parlarci di vita e lo fa maledettamente bene, aiutato anche dalle splendide musiche di Hans Zimmer, perfette nel sottolinearne ogni momento, dal più epico al più intimamente personale.
Non manca molto alla stagione dei premi e ancora ne abbiamo da vedere, ma intanto bisogna dire bravo a Ron Howard e soprattutto bravo allo sceneggiatore Peter Morgan, perché questo film ha tutte le carte in regola per esserne protagonista.