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giovedì 23 maggio 2019

Star Wars: L'Ascesa di Skywalker - da Vanity Fair alcuni indizi sul film

La rivista Vanity Fair ha pubblicato ieri un bellissimo servizio fotografico dal set del prossimo attesissimo film di Star Wars, L'Ascesa di Skywalker.

Dalle foto, scattate dalla grande fotografa Annie Leibovitz, e dal video realizzato direttamente dal backstage, sono emersi diversi dettagli inediti sui personaggi e su alcuni risvolti della storia che vedremo nel prossimo episodio, diretto da J.J. Abrams.

Ecco i dettagli più interessanti.

- nel nuovo film si arriverà al culmine della millenaria epica battaglia tra Jedi e Sith;
- ci sarà un approfondimento sulle origini del Primo Ordine, una parte che era stata "tagliata" da Il Risveglio della Forza;
- il film "tornerà indietro" e mostrerà come è nato questo "caos";
- verrà ovviamente affrontato il rapporto tra Kylo Ren e Rey, due opposti con un legame molto stretto che, a quanto pare, è molto più profondo di quanto si potesse immaginare;
- vedremo finalmente i Cavalieri di Ren. Saranno su un pianeta chiamato Paasana che si trova ai margini della Galassia, un pianeta desertico abitato dagli Aki-Aki;
- svelato il ruolo di Richard E. Grant, sarà il Generale Pryde del Primo Ordine, e molti ipotizzano che possa trattarsi del padre del Generale Hux (Domhnall Gleeson);
- svelato anche il misterioso ruolo di Keri Russell, si tratta di Zorri Bliss, una fuorilegge e vive nel quartiere dei ladri del pianeta nevoso Kijimi. Nella foto di Vanity Fair, l'attrice indossa un casco e una tuta viola;
- una delle new entry, Naomi Ackie, interpreta Jannah, una guerriera. Durante la presentazione del film alla Star Wars Celebration, l'attrice aveva dichiarato che il suo personaggio è strettamente legato ad un altro (le ipotesi? Finn / John Boyega o Lando / Billy Dee Williams);
- a quanto pare C-3PO ci stupirà facendo qualcosa di mai fatto prima.



Capitolo a parte, il delicato ruolo di Carrie Fisher, presente grazie a scene girate, e poi scartate, per Il Risveglio della Forza.

Ne ha parlato proprio il regista J.J. Abrams, che ha costruito la storyline conclusiva di Leia proprio partendo da quelle scene tagliate: "È già difficile anche solo parlarne senza passare per una specie di fessacchiotto spiritualista cosmico, ma è stato davvero come trovare, all'improvviso, la risposta impossibile alla domanda impossibile.[...] Abbiamo adattato i dialoghi di Leia al nuovo contesto e ricreando anche l’illuminazione in maniera tale che fosse omogenea a quella con cui avevamo illuminato le sue scene. Passo dopo passo, ha trovato il suo posto nel nuovo film".

Il regista ha poi confermato che nel film ci sarà spazio per alcune scene che vedono protagoniste Carrie Fisher e sua figlia, Billie Lourd. Momenti fortemente voluti dalla figlia dell'attrice.
"Ci sono momenti in cui parlano, altri in cui hanno un contatto fisico", ha spiegato Abrams, "Ci sono attimi in questa pellicola che sarebbero avvenuti proprio in questa maniera, come se Carrie fosse stata lì, e mi pare davvero che ci sia questo elemento strano, spirituale, da classica Carrie e in una qualche maniera tutto ha funzionato. E non avrei mai pensato che sarebbe successo."

Il film sarà italiane dal 18 dicembre, negli USA uscirà il 20.

sabato 3 dicembre 2016

Free State of Jones - la recensione

Da Hunger Games alla Guerra Civile Americana, il regista Gary Ross racconta una piccola grande storia dimenticata.

1862, Guerra Civile, l'infermiere sudista Newt Knight decide di tornare a casa per riportare indietro il corpo del giovane nipote ucciso al fronte. Da quel momento Newt è un disertore. Una volta a casa si ritrova ad affrontare l'altra faccia della guerra, con i confederati che vanno di casa in casa a sequestrare tutto quello che vogliono per il bene della causa, lasciando i poveri ancora più poveri. Costretto a lasciare la propria casa, moglie e figlio, Newt si rifugia nella palude, dove insieme ad altri disertori metterà su un esercito per ribellarsi ai soprusi dei confederati. Ne nasce una vera e propria ribellione, con bianchi disertori e schiavi neri fuggiti che uniscono le forse e riescono a cacciare via i confederati istituendo lo "Stato Libero di Jones", dove tutti gli uomini sono uguali. Newt si unisce a una ex schiava nera, e quando la moglie e il figlio fanno ritorno li ospita nella sua proprietà, tutti insieme felici e sereni. Quando la guerra finisce però le cose cambiano, torna il razzismo, torna la schiavitù, e cominciano a comparire gli uomini incappucciati del KKK. Il sogno di Newt Knight di uno stato fatto di uomini liberi e uguali si sgretola, le sue scelte vengono viste come qualcosa di sbagliato anche a distanza di anni, quando nel 1948 il nipote Davis Knight, "colpevole" di essere per una piccola parte nero, viene processato per essersi unito in matrimonio con una donna bianca.

Un grande dramma storico quello raccontato da Gary Ross nel film Free State of Jones, che porta all'attenzione la figura di un uomo coraggioso che ha vissuto seguendo i suoi ideali di libertà e uguaglianza senza piegarsi ai soprusi e alle leggi sbagliate dell'epoca.
Free State of Jones non è un film di guerra (anche se viene erroneamente presentato come tale) ma è un film che inizia con la violenza del fronte durante la Guerra Civile Americana, continua raccontando il ritorno a casa, poi la ribellione, la conquista dei propri diritti, la perdita di quegli stessi diritti, e infine il razzismo che perdura nel tempo. Tanti temi importanti, forse troppi per un film solo. La messa in scena di Gary Ross è imponente e dettagliata, il regista riesce a trasmettere il senso di ingiustizia per gli atti di crudeltà, sia al fronte che a guerra finita, ma pecca nel ritmo. Il film procede un po' troppo a strappi e si disperde tra i tanti temi affrontati diventando una specie di grosso puzzle che racconta eventi importanti, e finendo così per limitare il coinvolgimento emotivo dello spettatore, soprattutto verso le vicende più "moderne", ambientate negli anni '40.

Ottimo il cast. Molto bravo Matthew McConaughey, molto calato nella parte riesce a dare una bella intensità al personaggio e a renderlo credibile. Molto bravo anche Mahershala Ali, che avrebbe meritato più spazio. Il film meriterebbe di essere visto in lingua originale, per apprezzare l'incomprensibile accento del sud di McConaughey.

Nonostante Gary Ross non riesca a trovare sempre un equilibrio per il racconto e spesso venga sopraffatto dall'abbondanza degli eventi trattati, Free State of Jones è un buon film, con un intento lodevole e che racconta una storia importante che è giusto raccontare.