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venerdì 22 settembre 2023

Festa del Cinema di Roma 2023 - il programma

Presentato questa mattina il programma della 18a edizione della Festa del Cinema di Roma, la prima firmata dal nuovo Presidente della Fondazione Cinema per Roma Gian Luca Farinelli e la nuova direttrice artistica Paola Malanga.

La Festa vede il ritorno del Concorso e nel programma sono presenti molti titoli italiani, tra film, documentari e corti, alcuni dei quali segnano degli esordi alla regia, come ad esempio il film d'apertura, C'è Ancora Domani, primo film da regista per Paola Cortellesi.

Se il Cinema Italiano è ben rappresentato da titoli molto interessanti, tra cui il nuovo film di Ozpetek, Mi fanno Male i Capelli di Roberta Torre dedicato a Monica Vitti, la serie La Storia di Francesca Archibugi, e il terzo film di Diabolik, il programma in generale lascia un po' di delusione per l'assenza di grandi titoli e grandi nomi, che possano segnare il grande evento alla Festa. L'unico titolo che spicca più degli altri è senza dubbio quello de Il Ragazzo e l'Airone, il nuovo film Hayao Miyazaki, che sarà presentato nella sezione Alice nella Città.
Chissà che qualche titolo non venga aggiunto nei prossimi giorni, come ha lasciato intendere la direttrice Paola Malanga, che ha dichiarato: "Manca ancora qualcosa".

La Festa di svolgerà dal 18 al 26 ottobre.

Ecco il programma completo.

CONCORSO
C’È ANCORA DOMANI, di Paola Cortellesi (film d'apertura)
UN AMOR, di Isabel Coixet
ASHIL (ACHILLES), di Farhad Delaram
AVANT QUE LES FLAMMES NE S’ETEIGNENT (AFTER THE FIRE), di Mehdi Fikri
BLACK BOX, di Asli Özge
COMME UN FILS (LIKE A SON), di Nicolas Boukhrief
EN DAG KOMMER ALLT DET HÄR BLI DITT (ONE DAY ALL THIS WILL BE YOURS), di Andreas Öhman
LA ERECCION DE TORIBIO BARDELLI (THE ERECTION OF TORIBIO BARDELLI), di Adrián Saba,
FREMONT, di Babak Jalali
HOLIDAY, di Edoardo Gabbriellini
HYPNOSEN (THE HYPNOSIS), di Ernst De Geer
MI FANNO MALE I CAPELLI, di Roberta Torre
THE MONK AND THE GUN, di Pawo Choyning Dorji
PEDÁGIO (TOLL), di Carolina Markowicz
PELURI – KUOLEMA ON ELÄVIEN ONGELMA (LA MORTE È UN PROBLEMA DEI VIVI), di Teemu Nikki
UN SILENCE (A SILENCE), di Joachim Lafosse
SWEET SUE, di Leo Leigh
UROTCITE NA BLAGA (BLAGA’S LESSONS), di Stephan Komandarev

FREESTYLE
ACCATTAROMA, di Daniele Costantini
DISPARARON AL PIANISTA (THEY SHOT THE PIANO PLAYER), di Fernando Trueba, Javier Mariscal
GLI IMMORTALI, di Anne-Riitta Ciccone
JE’VIDA di Katja Gauriloff
MOTHER, COUCH, di Niclas Larsson
THE PERSIAN VERSION, di Maryam Keshavarz
À LA RECHERCHE, di Giulio Base
SEGNALI DI VITA, di Leandro Picarella
TROPPO AZZURRO, di Filippo Barbagallo
WANTED, di Fabrizio Ferraro

ARTS
ALLO LA FRANCE, di Floriane Devigne
AND THE KING SAID, WHAT A FANTASTIC MACHINE, di Axel Danielson
FELA, IL MIO DIO VIVENTE, di Daniele Vicari
GRANDMOTHER’S FOOTSTEPS, di Lola Peploe
IN BED WITH GONDRY, di François Nemeta
JEFF KOONS. UN RITRATTO PRIVATO, di Pappi Corsicato
KIM’S VIDEO, di David Redmon, Ashley Sabin
NINO MIGLIORI. LA FESTA CHE ROVESCIA IL MONDO PER GIOCO, di Elisabetta Sgarbi
OBSESSED WITH LIGHT, di Sabine Krayenbühl, Zeva Oelbaum
LA PITTURESSA, di Fabiana Sargentini
SHAKESPEA RE DI NAPOLI, di Ruggero Cappuccio
LA SOLITUDINE È QUESTA, di Andrea Adriatico
TAKING VENICE, di Amei Wallach
TEHACHAPI, di JR
WHO TO LOVE, di Giorgio Testi

SERIE
I LEONI DI SICILIA, di Paolo Genovese
MARE FUORI 4, di Ivan Silvestrini
LA STORIA, di Francesca Archibugi
SUBURRÆTERNA, di Ciro D’Emilio, Alessandro Tonda

GRAND PUBLIC
CENTO DOMENICHE, di Antonio Albanese
COTTONTAIL, di Patrick Dickinson
DALL’ALTO DI UNA FREDDA TORRE, di Francesco Frangipane
DIABOLIK CHI SEI?, di Antonio Manetti, Marco Manetti
DREAM SCENARIO, di Kristoffer Borgli
EILEEN, di William Oldroyd
THE END WE START FROM, di Mahalia Belo
ET LA FÊTE CONTINUE!, di Robert Guédiguian
FINGERNAILS, di Christos Nikou
JULES, di Marc Turtletaub
KIMITACHI WA DŌ IKIRU KA (IL RAGAZZO E L’AIRONE), di Hayao Miyazaki
I LIMONI D’INVERNO, di Caterina Carone
NUOVO OLIMPO, di Ferzan Ozpetek
PALAZZINA LAF, di Michele Riondino
THE PERFORMANCE, di Shira Piven
THE ROYAL HOTEL, di Kitty Green
SALTBURN, di Emerald Fennell
SECOND TOUR, di Albert Dupontel
TE L’AVEVO DETTO, di Ginevra Elkann
VOLARE, di Margherita Buy
WIDOW CLICQUOT, di Thomas Napper

PROIEZIONI SPECIALI
LA BUSSOLA – IL COLLEZIONISTA DI STELLE, di Andrea Soldani
ENIGMA ROL, di Anselma Dell’Olio
HIGH & LOW – JOHN GALLIANO, di Kevin Macdonald
L’IMPERO DELLA NATURA. UNA NOTTE NEL PARCO DEL COLOSSEO, di Luca Lancise, Marco Gentili
IO, NOI E GABER, di Riccardo Milani
KRIPTON, di Francesco Munzi
MARIA CALLAS LETTERE E MEMORIE – MONICA RACCONTA MARIA, di Tom Volf
LA MEMORIA INFINITA (THE ETERNAL MEMORY),di Maite Alberdi
MISERICORDIA, di Emma Dante
MUR, di Kasia Smutniak
POSSO ENTRARE? AN ODE TO NAPLES, di Trudie Styler
ROMA, NUDA E SANTA, di Roberto D’Agostino, Marco Giusti e Daniele Ciprì
QUATTRO QUINTI, di Stefano Urbanetti
RULE OF TWO WALLS, di David Gutnik
SCARROZZANTI E SPIRITELLI. 50 ANNI DI VITA DEL TEATRO FRANCO PARENTI, di Michele Mally
TANTE FACCE NELLA MEMORIA, di Francesca Comencini
UNFITTING, di Giovanna Mezzogiorno
UOMINI IN MARCIA, di Peter Marcias
VIA SICILIA 57/59. GIORGIO ALBERTAZZI. IL TEATRO È VITA, di Pino Strabioli, Fabio Masi
ZUCCHERO – SUGAR FORNACIARI, di Valentina Zanella, Giangiacomo De Stefano

BEST OF 2023
ANATOMIE D’UNE CHUTE, di Justine Triet
CATCHING FIRE: THE STORY OF ANITA PALLENBERG, di Alexis Bloom, Svetlana Zill, Stati Uniti
LA CHIMERA, di Alice Rohrwacher
EUREKA, di Lisandro Alonso
FIREBRAND, di Karim Aïnouz
KISS THE FUTURE, di Nenad Čičin-Šain
ORLANDO, MA BIOGRAPHIE POLITIQUE, di Paul B. Preciado
LA PASSION DE DODIN BOUFFANT (THE POT AU FEU), di Tràn Anh Hùng
PAST LIVES, di Celine Song
THE ZONE OF INTEREST, di Jonathan Glazer

STORIA DEL CINEMA – DOCUMENTARI
Callas, Paris, 1958 di Tom Volf
Chambre 999 (Room 999) di Lubna Playoust
Une chronique americaine di Alexandre Gouzou, Jean-Claude Taki
Fellini, l’entretien retrouvé di Jean-Christophe Rosé
Godard par Godard di Florence Platarets – Omaggio a Jean-Luc Godard
Io, il tubo e le pizze di Ugo Gregoretti
Joseph Losey, l’outsider di Dante Desarthe
Kennedy a Roma di Ciro Giorgini
Lui era Trinità di Dario Marani
La nostra Monument Valley di Alberto Crespi, Steve Della Casa
Profondo Argento di Giancarlo Rolandi, Steve Della Casa – Omaggio a Dario Argento
Quel maledetto film su Virzì di Stefano Petti
Il ritorno di Maciste di Maurizio Sciarra
A Season With Isabella Rossellini di Marian Lacombe – Omaggio a Isabella Rossellini
Together With Lorenza Mazzetti di Brighid Lowe – Omaggio a Lorenza Mazzetti
La voce senza volto di Filippo Soldi

STORIA DEL CINEMA – RESTAURI
Ciao Nì! di Paolo Poeti
Divisione Folgore di Duilio Coletti
Menglong guojiang (L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente) di Bruce Lee,
Ochazuke no aji (Il sapore del riso al tè verde) di Yasujirō Ozu
L’odore della notte di Claudio Caligari
Ovosodo di Paolo Virzì
Underground di Emir Kusturica

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domenica 23 ottobre 2016

[Roma FF11] Swiss Army Man - la recensione

Swiss Army Man, presentato nella sezione Alice nella Città, è arrivato a Roma dopo aver vinto come miglior regia al Sundance Film Festival, e accompagnato da una curiosità spasmodica, data la trama decisamente particolare. Hank è un naufrago, bloccato su un'isola deserta e in procinto di tentare il suicidio, quando sulla battigia vede un cadavere. Fra lui e il cadavere, ribattezzato Manny, nasce una strana ma intensa amicizia che aiuterà Hank a tornare a casa.

Davvero bravissimi sia Paul Dano, nel ruolo di Hank, che Daniel Radcliffe in quello insolito del cadavere, trascinato continuamente a spalla, in continua decomposizione, vera star del film e punto focale della storia.
Con delle premesse tanto assurde non solo il film riesce a far ridere di gusto e di pancia, ma sorprende per delicatezza e intensità, delineando una bellissima amicizia, che aiuterà Hank, ma non solo, a riscoprire se stesso, fino a commuovere sinceramente nel finale.

Non c'è davvero molto da dire che non rovini la visione di un film che va scoperto man mano, in tutte le sue assurdità e follie, proprio come Hank che pian piano scopre Manny e arriva a volergli bene.
Un piccolo gioiello di genialità e genuinità quasi infantile.

martedì 18 ottobre 2016

[Roma FF11] Captain Fantastic - la recensione

Secondo film da regista dell'attore Matt Ross, Captain Fantastic è una storia strana, quasi surreale, eppure incredibilmente vera nelle tematiche che affronta, quali il lutto, la famiglia, ma soprattutto la paternità, con i suoi errori e le sue difficoltà.

Ben vive con i suoi sei figli isolato dal mondo, in una sorta di "repubblica platoniana" immersa nella natura, nel rispetto dell'altro, nell'esercizio fisico regolare e nel cibo sano. I suoi figli, anche i più piccoli, imparano subito non solo nozioni che vanno dalla politica alla fisica, ma anche a vedere il mondo in modo trasparente, senza barriere, persino quando si tratta di spiegare a una bambina di sei anni cosa è il sesso.
Ma una tragedia li costringe a tornare nel mondo normale, intraprendendo un viaggio on the road all'interno della società americana, in mezzo a persone troppo grasse, ragazzini intontiti dai videogiochi, ma anche parenti che hanno a cuore Ben e i suoi figli.

Matt Ross riesce abilmente a mescolare uno stile brillante "alla Wes Anderson", sia nelle riprese che nei coloratissimi costumi, con tematiche profonde, riflessioni sulla paternità, incarnata dal personaggio di Ben: è il miglior padre del mondo o il peggiore?
Lui crede fermamente nei suoi ideali marxisti, crede fermamente di star facendo il meglio per i suoi figli, arroccandosi su posizioni estremiste e scontrandosi con la società e la "normalità", ma, e qui sta la genialità del film, questa non è demonizzata, non è necessariamente cattiva, è solo un altro punto di vista, con lati negativi e positivi da tenere in conto.
Ben è quindi un uomo che si trova a dover fare i conti con le sue scelte, che non riguardano esclusivamente se stesso, ma coinvolgono i suoi figli, la loro salute, il loro futuro. Un compromesso è necessario? E' corretto sacrificare il loro ruolo nella società per preservarli dai "veleni" che essa porta con sé?

Il viaggio, un vero e proprio on the road a bordo di un vecchio minibus di nome Steve, diventa anche simbolico della presa di coscienza di Ben riguardo al proprio ruolo di padre e a ciò che è realmente il meglio per i suoi figli.
Viggo Mortensen è bravissimo nel rendere appieno il tormento interiore di Ben, con una performance che è anche estremamente fisica, intensa e sofferta. Davvero molto bravi anche i sei ragazzini, e in generale il cast di contorno fa un ottimo lavoro.

Emozionante e divertente, Captain Fantastic è la vera sorpresa di questa edizione, con un Viggo Mortensen in una delle sue migliori interpretazioni. Un film che difficilmente si guarda rimanendo indifferenti, uno dei migliori dell'anno, a dimostrazione che dalla scena indipendente americana escono fuori veri e propri gioielli.

martedì 21 ottobre 2014

Festival di Roma 2014 - About a Girl - la recensione

Charleen è la classica adolescente problematica, quella che vede il mondo nero e senza speranza, quella che nessuno prende veramente sul serio quando parla di volersi suicidare. Ma Charleen ci prova davvero, con un asciugacapelli e una vasca da bagno e viene salvata solo da un colpo di fortuna.

L'incipit di About a Girl, film tedesco diretto da Mark Monheim e presentato all'interno della sezione Alice nella Città, può far credere che quello che si sta per vedere sia un film pesante, cupo, invece ci si trova davanti a una brillante rappresentazione della vita in tutte le sue sfaccettature, compresa la morte.
Si entra con prepotenza nella vita di Charleen, si impara a conoscere la sua famiglia, incredibilmente pazza e incredibilmente realistica: sua madre, sempre preoccupata; suo padre, musicista rock assente e infantile; il fratellino rompiscatole; il nuovo fidanzato della madre, nonché professore di biologia vegano e molto spesso imbarazzante; la nonna fonte di una saggezza profonda e amicizia sincera.
Sono i personaggi a farla da padroni, la vera forza del film, oltre alla famiglia va citata soprattutto la figura dello psicologo, assurdo e irresistibile, non si può fare a meno di amarlo a primo sguardo, e Linus, compagno di scuola secchione, ragazzo problematico, importantissimo per la crescita di Charleen e per la riscoperta della vita, vero motore trainante della storia.
Il film è infarcito di ironia pungente e dialoghi veloci, dotta e risposta, accompagnati dalla voce narrante della giovane protagonista (una straordinaria Jasna Fritzi Bauer) e una colonna sonora azzeccatissima, fatta principalmente di successi pop e rock anni '90.

Vero è che questo tipo di storia non è particolarmente originale, e a volte si ha un senso di deja-vu, soprattutto all'inizio (l'incipit, l'uso di determinare musiche, la voce narrante e alcuni archetipi di personaggi, ricordano molto da vicino la serie televisiva My Mad Fat Diary), ma quando si riesce a imprimere una forte impronta a un concetto già usato, ottenendone, tra l'altro, tali risultati, l'applauso è tutto meritato.

Chiara