mercoledì 9 novembre 2016

Sing Street - la recensione

Siamo in pieni anni ottanta e il quattordicenne Conor vive con la famiglia a Dublino. Per superare i problemi legati a un divorzio imminente e a una situazione economica tutt'altro che rosea, Conor si rifugia nella musica, complice anche il fratello maggiore. Un giorno, a scuola, incontra una ragazza più grande e per conquistarla le dice di essere in una band e di volerla in un loro video, ma quando lei accetta Conor dovrà mettere insieme la band per davvero e rimarrà immischiato nella musica molto più di quanto non si sarebbe aspettato.


John Carney, già regista di piccole perle molto musicali come Once e Tutto può Cambiare, racconta una storia molto classica, un tipico "school movie" con tanto di problemi adolescenziali, un preside oppressivo e una bellissima ragazza da conquistare, ma lo fa in modo estremamente fresco, senza fare un'operazione nostalgia sugli anni ottanta, ma immergendo totalmente storia e personaggi in quel contesto. 
La musica è essenziale in Sing Street, non solo perché ripropone tutta la variopinta e ampia proposta di quel decennio (dai Duran Duran ai The Cure) ma perché è la musica stessa a raccontare la crescita e la presa di coscienza di Conor con una serie di splendidi brani originali e un gusto nel girare videoclip squisitamente da VHS.

Non ci sono particolari colpi di scena, grandi drammi o cose strane, è tutto molto pulito, lineare, un mondo costruito e vissuto a misura di adolescente in cui gli adulti non entrano mai, perché non potrebbero capire, né interagire. E in tutta questa musica, c'è anche una delle storie d'amore più romantiche degli ultimi anni, vissuta senza tragedia, ma solo con sincerità.
Davvero una piccola perla.

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