martedì 17 maggio 2016

Cannes 2016 - giorno 7

Giornata piena al festival, in Concorso ci sono Almodovar e Assayas, poi Captain Fantastic nella sezione Un Certain Regard, e ancora Italia alla Quinzaine.

Pedro Almodovar porta a Cannes la sua Julieta, la storia di una donna (interpretata in due momenti ed età diverse da Emma Suárez e Adriana Ugarte) che ha perso da tempo i contatti con la figlia e che decide di raccontarle tutto scrivendole delle lettere in cui ripercorre la sua vita, le sue scelte dolorose, i suoi ricordi.

Un film drammatico, o come l'ha definito qualcuno, un "almodramma", termine che è piaciuto molto al regista, anche se in questo caso il film non un classico "dramma alla Almodovar". "Con Julieta ho cercato di fare il dramma il più sobrio possibile, almeno per me", ha detto il regista, "Io mi identifico ogni volta con tutti i miei personaggi e tutti in un certo modo parlano di me in uno specifico momento della mia vita. Non ho mai scritto un’autobiografia e ho chiesto che nessuno la scriva. L’ho messo anche nel mio testamento e prego voi, che siete i giornalisti del futuro, di vigilare, dopo la mia morte, perché non facciano biopic su di me. La mia vita sta nei miei venti film".
Julieta infatti non è il classico personaggio del variegato universo femminile a cui Almodovar ci ha abituato. "E' più vulnerabile, più debole, le altre combattevano. Lei è vittima delle perdite. E' quasi uno zombie, senza direzione o speranza", ha dichiarato il regista spagnolo.
Affinché la caratterizzazione del personaggio venisse fuori esattamente come l'aveva in mente, Almodovar ha assillato le due protagoniste, riempendole di informazioni. "Quadri, film, attrici, tutto per creare il personaggio, Jeanne Moreau, Europa '51, e 'Vite che non sono la mia' di Emmanuel Carrere. Il modo di camminare di Emma [Suárez]. Il modo di camminare doveva essere espressivo. Poi ho spiegato ad Adriana [Ugarte] com'erano le donne degli anni '80. Adesso è tutto diverso. Doveva rendere l'idea della libertà", ha spiegato il regista.
L'estetica del film è come al solito curatissima e molto colorata, tratto distintivo dei film del regista. "Sono figlio del Technicolor, degli anni Settanta e dell’arte pop e questo ha condizionato il mio cinema portandomi verso le tinte estreme", ha raccontato Pedro Almodovar, che poi ha aggiunto una motivazione ancora più personale, "Ma la mia è soprattutto una reazione quando ho scoperto che mia madre era stata costretta a vestirsi a lutto da quando aveva 13 anni, tutti i giorni. Il nero è un colore bellissimo, elegante ma non quando si obbliga una bambina a portarlo. Con il mio cinema ho voluto dare una risposta radiosa a tutto il nero che mia madre ha dovuto subire".

Il film ha avuto una buona accoglienza. Nei cinema italiani dal 26 maggio.

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Sempre in Concorso, è stato presentato Personal Shopper, nuovo film di Olivier Assayas, con Kristen Stewart assoluta protagonista, presente in tutte le scene.

Ambientato a Parigi, Maureen (Stewart) è una "personal shopper" al servizio di una diva che passa tutto il tempo da un atelier di moda a un altro per raccogliere vestiti e accessori. Maureen intanto cerca di mettersi in contatto con lo spirito del fratello gemello, morto per una malformazione cardiaca che ha anche lei.

Il film ha diviso in modo netto la critica, è il primo film quest'anno a ricevere dei fischi e dei "boo" a fine proiezione, ma se da una parte è stato distrutto, dall'altra è stato esaltato e apprezzato. Il regista Olivier Assayas però non si è minimamente scomposto davanti alla reazione di una parte della critica. "Quando vieni a Cannes sei preparato a tutto!", ha risposto il regista, che poi ha aggiunto, "I film hanno una vita propria... le persone hanno delle aspettative verso un film, poi il film è un'altra cosa. Non è la prima volta che qualcuno non capisce il finale dei miei".

Personal Shopper è una ghost story, e sul tema fantasmi, Kristen Stewart si è detta "agnostica", "Credo davvero che stiamo parlando di una cosa che non si può definire... c'è la sensazione che non siamo soli", ha dichiarato durante la conferenza stampa.
Con questo film la Stewart torna a collaborare con Assayas dopo il successo di Sils Maria, con cui l'attrice ha vinto un Cesar come migliore attrice non protagonista. E la convincente performance della Stewart sembra l'unico punto su cui la maggior parte della critica, anche quelli che non hanno amato il film, concorda. "C'è una innegabile comunicazione tra di noi", ha detto l'attrice di Assayas, "lui accende una luce, la più forte che io abbia mai sentito. Cerco di andare avanti tra i progetti seguendo i miei sentimenti. Io sento che questo regista è il catalizzatore di uno dei processi più interessanti e complessi della mia carriera".
Inevitabile le domande sulle scene di nudo, ma l'attrice è andata oltre l'aspetto puramente "fisico" della domanda. "E' una storia sul trovare se stessi", ha detto la Stewart, "Al centro c'è questa ragazza travolta da una crisi di identità. Per interpretarla dovevo mettermi a nudo. Letteralmente. Dovevo affrontare questa sfida cercando la versione più nuda di me stessa. Ma tutto è molto cerebrale, Maureen prende coscienza così del suo lato animale. E' una giovane particolare, assediata dal suo lutto, dal legame con il fratello che sembra non spezzarsi mai, in una solitudine incredibile che quasi le impedisce di parlare".
Anno molto pieno per l'attrice che, oltre a questo film, ha presentato a Cannes anche il film di Woody Allen, Cafè Society, e presto la vedremo al cinema nell'ambizioso e atteso ultimo lavoro di Ang Lee, Billy Lynn's Long Halftime Walk, e lei è molto felice di tutti questi impegni. "Avere tanti film da girare è inebriante", ha detto la Stewart.

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Nella sezione Un Certain Regard è stato presentato Captain Fantastic, con Viggo Mortensen protagonista nei panni di un padre che ha deciso di crescere i suoi sei figli nelle foreste del nord-ovest degli USA, isolati dal mondo, fino a quando non dovrà tornare in quel mondo da cui è scappato, mettendo in discussione tutte le sue convinzioni.

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Infine l'Italia, ancora protagonista della Quinzaine des Réalisateurs con il film Fiore, di Claudio Giovannese, che racconta una storia d'amore giovanile ambientata in un carcere. Protagonista del film Daphne Scoccia. Nel cast anche Valerio Mastandrea.

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