martedì 6 maggio 2014

[Oscar 2015] Grand Budapest Hotel - la recensione

Benvenuti al Grand Budapest Hotel.

Ispirato alle opere dello scrittore, drammaturgo e giornalista austriaco Stefan Zweig, Grand Budapest Hotel è un pregevole pasticcino della cinematografia creato con una vasta varietà di ingredienti e con grande maestria. Un pasticcino che soddisferà ogni palato.

Sembrerà banale paragonare questo film ad un'opera dolciaria (e probabilmente lo è), ma oltre ad averne l'aspetto, Grand Budapest Hotel racconta una storia un po' come spesso fa il cibo, e come sappiamo Wes Anderson è un maestro pasticcere quando si tratta di raccontare bene delle storie ed ancora più abile quando le storie sono più di una e intrecciate tra loro. Le vicende narrate sul Grand Budapest e i suoi soggiornanti sono molte e a modo loro tutte affascinanti. Non c'è un punto forte del film che sovrasta gli altri perché Anderson è riuscito (come sempre) ad esaltare tutto, dalle scenografie alle interpretazioni. Quando c'è una buona sceneggiatura ovviamente il resto si incastra perfettamente come un puzzle, e il tipo di narrazione a cui Anderson si è ispirato combacia perfettamente con il suo stile inconfondibile, come se il suo avvicinamento alle opere di Zweig fosse un passo naturale della sua carriera.

Anderson è uno dei pochi registi del vasto panorama cinematografico che riesce sempre ad essere coerente con se stesso. Questo non significa che i suoi film siano tutti uguali, bensì che riesce sempre ad arricchire il suo stile con molta facilità.

Rimaniamo sempre affascinati dalle visioni del regista statunitense e Grand Budapest Hotel riesce ad essere una vera e propria calamita per gli occhi. Ironia, dramma, linguaggio visivo sopraffino, interpretazioni, colonna sonora, fotografia, scenografia, tutto perfetto e studiato con grande intelligenza. Si entra in sala con il sorriso e se ne esce con un sorriso ancora più marcato.

Questa favola europea rimarrà sicuramente un fiore all'occhiello della filmografia di Wes Anderson.

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