martedì 25 marzo 2014

Nymphomaniac Vol.1 (Soft Version) - la recensione

 Si parla da molto dell'ultimo film di Lars Von Trier, "Nymphomaniac", da quando lui dichiarò di voler portare al cinema un' opera pornografica, che esplorasse la sessualità e il mondo femminile dal punto di vista di una ninfomane, senza però dimenticare un certo spessore nei contenuti. E in questo Lars è di parola, non dimenticando mai introspezioni, studi psicologici e riflessioni sui temi affrontati; con questo Nymphomaniac il regista inserisce falli, vagine, sesso orale e penetrazioni a fare bella mostra di sé, della serie "guarda come sono bravo a farti entrare in punta di piedi il porno in un film d'autore". L'intento, manco a dirlo, è quello di provocare.
Il regista, probabilmente sotto pressione dalla produzione, decide però di montare due versioni delle 5 ore e mezzo di girato totale entrambe suddivise in due parti : una "soft" più corta destinata ai cinema e l'altra una versione "hard" integrale e dunque senza censure.
La recensione qui proposta analizza la prima parte della versione soft "Nymphomaniac vol.1" dalla durata di 115 minuti contro i 145 minuti della "long version".
Joe, la protagonista, viene trovata in un vicolo priva di sensi da Seligman durante una giornata nevosa, che provvederà a soccorrerla portandola nel suo appartamento. Qui Joe davanti ad una tazza di té caldo rivelerà a Seligman di essere una ninfomane. Comincia così a raccontargli la sua vita ma sarà una lunga narrazione. Seligman accetta di ascoltarla senza giudicare...
Questa è la trama del film e da qui Von Trier innesca un discorso su come la sessualità è discussa e capita, ponendo complesse riflessioni sulla dicotomia tra sesso e amore. Un discorso che vuole farsi complesso andando a cercare confronti e parallelismi in campo scientifico, filosofico e religioso. Spesso proponendo simbolismi e riferimenti legati il più delle volte alla numerologia e alla matematica. E trovando nella pesca un giusto alleato esplicativo, a causa delle forti analogie e coincidenze tra la tecnica della pesca e la sessualità. Infatti sarà proprio la passione per la pesca di Seligman ad aprire la maggior parte degli spunti di discussione e di riflessione sulla vicenda raccontata da Joe.

In un opera dunque che si mostra abbastanza intellettuale e che si pone innegabilmente dei propositi piuttosto alti sul piano dei contenuti, allora la pornografia delle immagini diventa spesso superflua. Vi giuro che il mio non è un discorso che vuole essere bigotto, ma ho trovato lo sbandieramento di penetrazioni e organi genitali nel dettaglio un qualcosa di abbastanza gratuito. Messo là in un contesto che vuole farsi colto e intellettualoide per il solo gusto di scandalizzare.

 Un po' come l'eccesso di violenza splatter di alcuni film, spesso stupida ed evitabilissima. Per questo penso che la versione estesa non aggiunga niente di più al valore artistico del film (dato che sono 30 minuti di materiale pornografico ancora più esplicito). Molti hanno giustificato la pornografia, spiegando che l'occhio del regista è quello di uno studioso, uno sguardo che chiameremo scientifico. Io francamente non condivido questa tesi, conoscendo il personaggio (Lars Von Trier) immagino che l'unico suo intento sia stato quello di voler provocare e scandalizzare il suo pubblico, perché si diverte un mondo nel farlo.
Che poi in fin dei conti cosa ci dovrebbe scandalizzare? Un primo piano su una penetrazione ? Alla fine si sta parlando di sesso. Nessuno uscirà traumatizzato dalle immagini visionate.
Adesso però mettiamo da parte il comparto a luci rosse del film e concentriamoci sui contenuti "di qualità". Ovvero le digressioni in cui vengono inserite annotazione e cenni culturali che vanno a toccare le materie e le arti disparate, ovviamente legate allegoricamente alla sfera sessuale. Un eccesso culturale che più che atto d'amore di un uomo nei confronti della cultura stessa sembra solo un'ostentazione presuntuosa di un bagaglio di conoscenze, proprie non di un intellettuale ma di un odioso saccente. Un insulso gioco tipico di chi si vuole pavoneggiare. Un' opera che si traduce come un esercizio di stile sofisticato e mai sincero, dove non mancano alcune forzature nel voler appiccicare a tutti i costi riflessioni letterarie e quant'altro alle attività sessuali della protagonista.
Una cosa che ho capito da questo "Nymphomaniac vol.1" è che nel fare l'intellettuale ci vuole una certa dose di umiltà e il senso della misura, a Lars Von Trier tutto ciò manca e agli occhi dello spettatore si fa spocchioso e dunque irritante.

Purtroppo la pellicola non funziona nemmeno quando mette in scena gli episodi di vita raccontati da Joe, che si presentano poco interessanti, evidenziando debolezze di sceneggiatura, incapaci di far scattare un coinvolgimento emotivo di qualunque sorta nello spettatore. Il film per questo procede senza ritmo e annoia parecchio. Manca anche una fotografia di lussureggiante bellezza come quella vista in Melancolia, che avvolgeva il film in una atmosfera di suggestione magnetica.
Detto tutto ciò mi fermo qui, non vorrei sembrare fin troppo prevenuto nei confronti della totalità dell'opera considerando che per il momento sono a metà del suo corso, e mi rimprovero di aver forse mosso delle critiche in maniera fin troppo radicale.
Sono invece pronto a ricredermi con il secondo capitolo (di cui la recensione a breve). Anche se ho l'impressione che Nymphomaniac al termine della sua novella sia molto più "morale" e molto meno "politically scorret" di quanto ci voglia far credere.


Voto:  ** / *****


La recensione del Secondo Volume è disponibile nel seguente link http://frameseven7.blogspot.it/2014/03/nymphomaniac-vol2-soft-version-la.html




1 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo su assolutamente nulla contenuto in questo articolo. Questo film è geniale, poetico, crudo, realistico (io stesso mi ci rispecchio completamente), è un capolavoro sempiterno del cinema mondiale. Questo recensore è un incompetente.

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